Un ambiente di lavoro senza stress per chi lavora in sanità

Un ambiente di lavoro senza stress per chi lavora in sanità

Un ambiente di lavoro senza stress per chi lavora in sanità
In sanità l’operatore è sottoposto allo stress che deriva dall’alto indice di complessità, dall’imprevedibilità, dall’incertezza e dall’alto impatto emotivo di attività svolte in relazione al paziente sofferente e bisognoso di cure. Per questo è necessario creare condizioni per cui chi lavora non debba subire stress ulteriore originato da carenze o disfunzioni organizzative, da portare avanti in totale benessere

Secondo il parere espresso da Fabiana Dadone, Ministra della Pubblica Amministrazione, nel corso del Question Time di una settimana fa al Senato, “lo smart working è fondamentale perché serve a raggiungere il punto di equilibrio  tra: la maggiore efficienza dei servizi e il benessere organizzativo interno che può contribuire a maggiori risparmi da parte delle Amministrazione”.
 
Con questo interessante e apprezzabile richiamo ad una attività lavorativa portata avanti nel pieno rispetto di regole e normative che allontanino in questa fase di “ripresa e rilancio” ansie, difficoltà, preoccupazioni, paure, disagi  e incertezze tra i prestatori d’opera in tutti gli ambiti della pubblica amministrazione vengono  rilanciati due provvedimenti, il primo di oltre 15 anni fa da parte dello stesso Ministero, il secondo dopo appena due anni.
 
Si tratta della Direttiva, ad oggi non revocata,  dell’allora  ministro della Funzione Pubblica, Luigi Mazzella, sulle misure finalizzate al miglioramento del benessere organizzativo nelle pubbliche amministrazioni, pubblicata il 24 marzo 2004 ed il successivo documento del 2006, del Ministero delle Riforme e Innovazioni nella Pubblica Amministrazione dove è stato evidenziato l’attenzione delle amministrazioni sulla qualità e il miglioramento continuo, indicando  il ricorso all’autovalutazione della prestazione organizzativa quale punto di partenza obbligato dei percorsi di miglioramento continuo.
 
E’ stata altresì delineata nella medesima direttiva, una prospettiva chiara di sviluppo della politica per la qualità nelle pubbliche amministrazioni da parte del Dipartimento della Funzione pubblica che, valorizzando le esperienze esistenti e gli sforzi già effettuati, indichi percorsi puntuali e traguardi di sistema condivisi.
 
Per rendersi conto dell’attualità dei provvedimenti e delle potenziali soluzioni, è interessante riportare una parte della premessa della direttiva del 2004: “Il Dipartimento della Funzione Pubblica intende sostenere la capacità delle amministrazioni pubbliche di attivarsi, oltre che per raggiungere obbiettivi di efficacia e di produttività, anche per realizzare e mantenere il benessere fisico e psicologico delle persone, attraverso la costruzione di ambienti e relazioni di lavoro che contribuiscano al miglioramento della qualità della vita dei lavoratori e delle prestazioni.
 
Il Dipartimento ritiene, infatti, che, per lo sviluppo e l'efficienza delle amministrazioni, le condizioni emotive dell'ambiente in cui si lavora, la sussistenza di un clima organizzativo che stimoli la creatività e l'apprendimento, l'ergonomia – oltre che la sicurezza – degli ambienti di lavoro, costituiscano elementi di fondamentale importanza ai fini dello sviluppo e dell'efficienza delle Amministrazioni pubbliche Per migliorare le prestazioni e gli effetti delle politiche pubbliche, è importante offrire agli operatori la possibilità di lavorare in contesti organizzativi che favoriscono gli scambi, la trasparenza e la visibilità dei risultati del lavoro, in ambienti dove esiste un'adeguata attenzione agli spazi architettonici, ai rapporti tra le persone e allo sviluppo professionale.
 
Il Dipartimento della Funzione Pubblica ha collocato tra le priorità di cambiamento da sostenere nelle amministrazioni pubbliche, quella di creare specifiche condizioni che possano incidere sul miglioramento del sistema sociale interno, delle relazioni interpersonali e, in generale, della cultura organizzativa.”
Al paragrafo 4  della Direttiva, viene anticipato  il percorso che è stato previsto alcuni anni dopo dal D.Lgs.81/2008. Sono  indicate, infatti, quasi sottoforma  di ricetta,  le variabili da seguire per accrescere proprio il benessere organizzativo:
a. Caratteristiche dell'ambiente nel quale il lavoro si svolge. L'amministrazione allestisce un ambiente di lavoro salubre, confortevole e accogliente.
 
b. Chiarezza degli obiettivi organizzativi e coerenza tra enunciati e pratiche organizzative. L'amministrazione definisce obiettivi espliciti e chiari ed assicura coerenza tra enunciati e prassi operative.
 
c. Riconoscimento e valorizzazione delle competenze. L'amministrazione riconosce e valorizza le competenze e gli apporti dei dipendenti e stimola nuove potenzialità, assicurando adeguata varietà dei compiti ed autonomia nella definizione dei ruoli organizzativi nonché pianificando adeguati interventi di formazione.
 
d. Comunicazione intraorganizzativa circolare. L'amministrazione ascolta le istanze dei dipendenti e stimola il senso di utilità sociale del loro lavoro.
 
e. Circolazione delle informazioni. L'amministrazione mette a disposizione dei dipendenti le informazioni pertinenti il loro lavoro.
 
f. Prevenzione degli infortuni e dei rischi professionali. L'amministrazione adotta tutte le azioni per prevenire gli infortuni e i rischi professionali.
 
g. Clima relazionale franco e collaborativo.
 
L’attivazione di questi percorsi nel comparto sanitario, dove in questi ultimi tre mesi si è registrato un notevole incremento delle sindromi da lavoro che si presentano sempre più spesso non come anomalie/patologie del singolo ma di tutto il gruppo di lavoro in cui egli è inserito, eviterà  le inevitabili  ricadute, sia sul piano della salute individuale che dell’intera organizzazione. 
 
In sanità l’operatore è sottoposto allo stress che deriva dall’alto indice di complessità, dall’imprevedibilità, dall’incertezza e dall’alto impatto emotivo di attività svolte in relazione al paziente sofferente e bisognoso di cure. Per questo è necessario creare condizioni per cui chi lavora non debba subire stress ulteriore originato da carenze o disfunzioni organizzative, da portare avanti in totale benessere.
 
Domenico Della Porta
Docente di Medicina del Lavoro, Facoltà di Giurisprudenza Università Internazionale Uninettuno- Roma

Domenico Della Porta

14 Giugno 2020

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