Nel 2024 sono stati circa 1,7 milioni i ricoveri per acuti ad alto rischio di inappropriatezza, uno su 5. È il dato che emerge dal Rapporto annuale sull’attività di ricovero ospedaliero del Ministero della Salute. Nel dettaglio, si tratta di 691 mila dimissioni in regime ordinario e di poco più di 1 milione di dimissioni in regime diurno.
Il dato, va precisato, non fotografa ricoveri “certamente inappropriati”, ma ricoveri ad alto rischio di inappropriatezza, in particolare quando erogati in modalità ordinaria. Si tratta quindi di un indicatore utile a misurare quanto il sistema ospedaliero riesca a indirizzare i pazienti verso il setting assistenziale più adeguato, evitando il ricorso al ricovero ordinario quando la prestazione può essere erogata in forme meno intensive.
Il quadro complessivo mostra comunque un miglioramento. Secondo il Rapporto, l’attività ospedaliera relativa ai DRG a rischio di inappropriatezza se erogati in regime ordinario registra infatti una forte riduzione nel medio periodo. I ricoveri ordinari sono passati da 1,13 milioni di dimissioni nel 2014 a 691 mila nel 2023 e nel 2024, con una riduzione del 39%. Anche i dimessi in regime diurno sono diminuiti, passando da oltre 1,5 milioni nel 2014 a poco più di 1 milione nel 2024, con un calo del 32,6%.
Il Rapporto segnala inoltre differenze significative tra le Regioni. La distribuzione dei ricoveri ad alto rischio di inappropriatezza varia, infatti, in modo sensibile sul territorio. In quasi tutte le Regioni centro-meridionali e insulari, con l’eccezione della Puglia, la quota di ricoveri ad alto rischio di inappropriatezza erogati in modalità ordinaria risulta inferiore al 40%.
Migliorano anche gli indicatori classici di appropriatezza organizzativa. Rispetto al 2023, il Ministero rileva un sostanziale miglioramento: diminuiscono le dimissioni da reparti chirurgici con DRG medico, così come i ricoveri diurni diagnostici con DRG medico. Si registra inoltre una riduzione del 6% dei ricoveri con degenza oltre soglia con DRG medico nei pazienti di 65 anni e oltre. Più contenuto, invece, il miglioramento degli indicatori relativi ai ricoveri brevi, sia di 0-1 giorno sia di 2-3 giorni.
Resta però una variabilità regionale importante. L’indicatore relativo alla percentuale di dimissioni da reparti chirurgici con DRG medico sul totale delle dimissioni ordinarie da reparti chirurgici mostra valori più elevati in Basilicata, pari al 31,5%, e nelle Province autonome di Bolzano e Trento, rispettivamente al 32,3% e al 29,4%. Il valore più basso si osserva nelle Marche, con il 18,9%.
Nel lungo periodo il trend è comunque in riduzione. La percentuale di dimissioni da reparti chirurgici con DRG medico è scesa dal 29,8% del 2014 al 22,6% del 2024, con un decremento relativo del 24,1%. Un segnale che conferma un progressivo miglioramento dell’appropriatezza organizzativa, pur in presenza di differenze territoriali ancora marcate.
Sul versante dell’appropriatezza clinica, il Rapporto segnala un andamento in lieve ma costante miglioramento per il taglio cesareo. Nel 2024 il ricorso al cesareo si attesta al 31,5% dei parti registrati. L’indicatore è in riduzione dal 2018, anche se il Ministero sottolinea come i progressi siano ancora lenti.
Confermata anche la propensione verso tecniche di chirurgia mini-invasiva. Per gli interventi di colecistectomia, l’utilizzo della laparoscopia registra un ulteriore incremento rispetto agli anni precedenti e raggiunge proporzioni molto elevate, superiori al 95% del totale degli interventi.
Il Rapporto richiama poi alcuni indicatori proxy della funzionalità dei servizi territoriali. In particolare, segnala il forte incremento del tasso di ospedalizzazione per influenza nell’anziano, passato da 5,91 per 100 mila abitanti nel 2023 a 11,7 nel 2024, con notevoli scostamenti regionali. Per altre condizioni considerate potenzialmente gestibili in ambito extra-ospedaliero, come diabete non controllato o con complicanze, insufficienza cardiaca, asma nell’adulto, malattie polmonari croniche ostruttive, patologie alcol-correlate e patologie psichiatriche, l’ospedalizzazione risulta invece ancora al di sotto dei valori pre-pandemici, pur in risalita dopo il crollo del 2020.
Nel complesso, il Rapporto SDO 2024 restituisce quindi un quadro in miglioramento sul fronte dell’appropriatezza delle cure ospedaliere. Ma il dato dei circa 1,7 milioni di ricoveri ad alto rischio di inappropriatezza conferma che il tema resta centrale per la programmazione sanitaria. La sfida rimane quella di ridurre ulteriormente il ricorso al ricovero, soprattutto ordinario, quando le prestazioni possono essere erogate in setting più appropriati, rafforzando al tempo stesso la capacità dei servizi territoriali di intercettare e gestire i bisogni assistenziali prima dell’ospedalizzazione.