“Il vostro lavoro quotidiano è un saldo punto di riferimento nella vita dell’intera comunità. Siete protagonisti di diritti sanciti dalla Costituzione. Curare la persona – curarla – e non soltanto la malattia è un cambio di prospettiva, che avvertiamo come un impegno più maturo e consapevole nella società e, per farlo, le professioni infermieristiche divengono in misura sempre maggiore un perno decisivo, tanto più in una medicina che tende a iper-tecnologizzarsi”.
Con queste parole il presidente della repubblica Sergio Mattarella ha reso omaggio agli infermieri in occasione della Giornata internazionale a loro dedicata e celebrata nel corso di un evento organizzato all’Auditorium Antonianum a Roma, aperto dalla relazione della presidente della Fnopi, Barbara Mangiacavalli.
Nel suo intervento, il Presidente Mattarella ha ricordato come gli infermieri operino ogni giorno “contro la malattia che vulnera l’integrità della persona”, mettendo al centro del loro impegno la persona stessa e non soltanto la patologia.
Mattarella ha richiamato gli slogan che negli anni hanno accompagnato la professione – “L’infermiere è vita”, “L’infermiere è ovunque, per il bene di tutti”, “La salute è un diritto di civiltà” – sottolineando il valore umano, professionale e sociale dell’assistenza infermieristica. Ha poi espresso la gratitudine della Repubblica per il sacrificio e la dedizione dimostrati durante la pandemia Covid, vissuta dagli operatori sanitari “con sacrifici immani” e “sforzi spesso eroici”.
Il Capo dello Stato ha evidenziato che “solidarietà e cura non possono avere carattere di eccezionalità” e che prendersi cura degli altri rappresenta “parte essenziale del nostro benessere”. Il lavoro degli infermieri, ha aggiunto, garantisce universalità al diritto alla salute, senza discriminazioni di pelle o condizioni sociali.
Mattarella ha anche richiamato il problema della carenza di personale infermieristico, definendo insufficiente l’attuale numero di 462mila professionisti rispetto ai bisogni assistenziali. Da qui l’appello a evitare la fuga all’estero dei giovani infermieri in cerca di migliori riconoscimenti e retribuzioni. “La sanità è un pilastro del welfare e del modello sociale europeo”, ha affermato il Presidente, ribadendo che il diritto universale alla salute rappresenta “una pietra angolare della nostra democrazia” e che non possono essere tollerate disparità territoriali nell’accesso ai servizi di cura, a partire dalle aree interne del Paese.
In chiusura ha ringraziato gli infermieri per il loro lavoro, “esempio di etica e di umanità”, definendoli “un motore che spinge lungo il percorso di civiltà”.
Schillaci: “Infermieri protagonisti della nuova sanità”
Il ministro della Salute Orazio Schillaci, intervenendo alle celebrazioni, ha evidenziato il percorso di crescita dell’infermieristica, diventata in cento anni una disciplina scientifica autonoma fondata su competenze avanzate, ricerca, innovazione e capacità relazionale. Ha definito gli infermieri protagonisti attivi dei processi di cura e presenza costante accanto a pazienti e famiglie, sottolineando il loro ruolo “centrale e insostituibile” tra le professioni sanitarie. Schillaci ha quindi rilanciato l’impegno a costruire “una nuova stagione” per la professione, puntando su valorizzazione delle competenze avanzate, prospettive di carriera e percorsi professionali più attrattivi per i giovani infermieri.
“Un punto di equilibrio tra tecnica e ascolto”. La ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini ha definito così gli infermieri sottolineando il valore umano e relazionale della professione. Nel videomessaggio inviato per la Giornata internazionale dell’infermiere ha sottolineato come le nuove lauree magistrali specialistiche rafforzino competenze, autonomia e capacità di incidere nei percorsi di cura, con l’obiettivo di costruire un modello sanitario capace di anticipare i bisogni dei cittadini attraverso formazione avanzata e presenza sul territorio.
Mangiacavalli: “Nati per prendersi cura, formati per eccellere”
Cent’anni di sapere infermieristico e una nuova stagione per la professione. È il doppio filo che ha attraversato l’intervento della presidente Fnopi Barbara Mangiacavalli. Un discorso dal forte valore simbolico e politico, che ha intrecciato memoria storica, riforme universitarie e futuro del Servizio sanitario nazionale.
“Festeggiamo cento anni di sapere infermieristico: un secolo di studio, dedizione, assistenza, crescita civile e professionale”, ha detto Mangiacavalli aprendo il suo intervento.
“Un risultato straordinario simbolicamente rappresentato dal numero 100 che domina la veste grafica di questa giornata. Un numero – ha ricordato – che è simbolo del tempo trascorso, della profondità delle radici su cui fondiamo il nostro agire. Un numero che, non a caso, accoglie al suo interno il volto di Florence Nightingale, nata proprio il 12 maggio, qui in Italia, nel 1820. Una figura che appartiene alla storia, ma continua a parlare al presente”.
Soprattutto, una ricorrenza che coincide con “una riforma accademica di portata epocale” per i 462mila infermieri e infermieri pediatrici italiani, sancita dai recenti decreti che introducono le nuove lauree specialistiche in Cure primarie e Infermieristica di famiglia e comunità, Cure neonatali e pediatriche, Cure intensive ed Emergenza. Per la presidente Fnopi non si tratta di meri “passaggi burocratici”, ma di un sigillo, del riconoscimento definitivo di “un’identità professionale ormai matura, autonoma e scientificamente solida”. Un’evoluzione che segna il passaggio da professione ausiliaria a disciplina accademica pienamente riconosciuta, iniziato con l’ingresso dell’infermieristica nelle Università nell’anno accademico 1992-93 e consolidato con i primi dottorati di ricerca del 2006.
Dalle scuole convitto all’università
Nel suo intervento Mangiacavalli ha ripercorso le tappe storiche della professione infermieristica italiana: dal Regio Decreto del 1925 che istituì le prime Scuole convitto professionali, alla nascita della figura della caposala nel 1929, fino alla svolta universitaria degli anni Novanta. Ogni tappa è stata una conquista.
“Abbiamo cambiato paradigma. Abbiamo cambiato prospettiva”, ha affermato, sottolineando come oggi “la visione si compia definitivamente” con i nuovi percorsi specialistici. “Siamo partiti dai Convitti per arrivare ai vertici della ricerca e della clinica. Siamo figlie e figli di cento anni di studio e lavoro e oggi ci assumiamo la responsabilità di essere protagonisti del futuro dell’assistenza sanitaria del nostro Paese” ha rimarcato.
Una crescita professionale che deve ora tradursi anche in modelli organizzativi nuovi, in carriere strutturate e in un adeguato riconoscimento economico. “Sostenere infermieri e infermieri pediatrici non rappresenta un costo, ma un investimento strategico”, ha ribadito la presidente.
“La pandemia ha mostrato cosa serve al sistema”
Ampio spazio è stato dedicato alle trasformazioni del sistema sanitario dopo il Covid. Mangiacavalli ha ricordato come la pandemia abbia evidenziato “la necessità di rafforzare i modelli territoriali e la prossimità, senza sminuire l’ospedale”, investendo su formazione, carriera e valorizzazione professionale.
Secondo la presidente Fnopi, valorizzare l’Infermieristica vuol dire “promuovere modelli organizzativi che favoriscano contesti lavorativi funzionali, sani e sicuri, perché sono il presupposto per una cura efficace, centrata sulle persone. È necessario promuovere sviluppi di carriera chiari e strutturati e, dare, anche dal punto di vista economico, un riconoscimento in linea con il reale grado di specializzazione, con i titoli universitari conseguiti e con i progetti di vita dei giovani infermieri.
Da qui anche il richiamo al diritto costituzionale alla salute e al ruolo della formazione come fondamento della professione. “Se si vuole incidere sull’evoluzione di una professione, o la si vuole danneggiare, si interviene sulla sua formazione”, ha avvertito.
La sfida dell’intelligenza artificiale e la “riserva di umanità”
Uno dei passaggi centrali del discorso ha anche riguardato il rapporto tra innovazione tecnologica e cura. Mangiacavalli ha parlato di una fase storica segnata da cambiamenti profondi, in cui “algoritmi sempre più sofisticati consentono sviluppi fino a poco tempo fa inimmaginabili nel campo della salute e della formazione”.
Una trasformazione che richiede però una “riserva di umanità” capace di guidare la tecnica. “Questa decisione così rilevante non può essere presa da persone che la vivono in solitudine, deve invece essere presa nella consapevolezza di essere comunità”, ha detto.
Rivolgendosi direttamente al Capo dello Stato, la presidente Fnopi ha richiamato alcune parole di Mattarella sull’importanza del “noi” come fondamento della comunità, aggiungendo che gli infermieri, donne e uomini, continueranno a garantire “una operativa e leale riserva di umanità della Repubblica”.
“Nessuno si salva da solo”
Mangiacavalli ha insistito sul valore relazionale della professione infermieristica. “Il tempo di cura è tempo di relazione”, ha ricordato citando il Codice deontologico. “Non è la quantità del tempo a fare la differenza, ma la sua qualità, la sua intenzionalità e la capacità di far sentire tutti accolti”.
Un messaggio rafforzato dal richiamo alle parole di Papa Francesco pronunciate durante la pandemia: “Nessuno si salva da solo”. Per la presidente Fnopi, il compito degli infermieri resta quello di essere “garanti della salute, custodi della dignità, costruttori di comunità”.
E proprio ai giovani ha rivolto l’ultimo appello: “La professione infermieristica deve poter essere per loro la casa accogliente dove tornare, ma anche il biglietto aperto per scegliere liberamente chi essere oggi nella società”.
“Celebrare cento anni di sapere infermieristico – ha quindi chiosato – significa, dunque, non soltanto guardare al passato con gratitudine, ma assumere un impegno per il futuro. Ricordare, riconoscere, rilanciare. Continuare a dichiarare apertamente ciò che siamo: garanti della salute, custodi della dignità, costruttori di comunità”.
E.M.