Analisi Manovra 2026 per sanità, comunità e salute

Analisi Manovra 2026 per sanità, comunità e salute

Analisi Manovra 2026 per sanità, comunità e salute

Il cammino verso un sistema integrato di salute di comunità resta ancora lungo, ma le fondamenta poste dal DM 77/2022 e dal D.Lgs. 29/2024 offrono un terreno su cui costruire. La manovra 2026 non accelera questo percorso, ma neppure lo ostacola. La sfida è trasformare le aperture parziali in leve per il cambiamento sistemico

La Legge di Bilancio 2026, approvata definitivamente dalla Camera il 30 dicembre 2025, rappresenta un incremento significativo delle risorse per il Servizio Sanitario Nazionale, portando il finanziamento complessivo a 142,9 miliardi di euro per il 2026, con un aumento di oltre 6,3 miliardi rispetto al 2025. Tuttavia, dal punto di vista della integrazione tra sanità e sociale, anche in una ottica “One Health”, il giudizio complessivo rimane ambivalente.

-Elementi positivi: la manovra introduce novità rilevanti come il Fondo Caregiver (207 milioni annui dal 2027), il potenziamento delle farmacie dei servizi (50 milioni annui), il Piano Nazionale Salute Mentale 2025-2030 (80-90 milioni per il triennio), le linee guida nazionali per le dimissioni protette con menzione esplicita delle COT, e il rafforzamento della telemedicina attraverso AGENAS (20 milioni).

-Elementi critici persistenti: la manovra non contiene alcun riferimento alla integrazione tra sanità e sociale (istituzioni, luoghi, procedure, obiettivi), né tantomeno alla prescrizione sociale, non prevede figure professionali di connessione sociale (Link Workers), anche volontarie, non istituisce repertori di anziani soli a rischio, non definisce una strategia nazionale sulla solitudine, non armonizza esplicitamente LEA e LEPS, di cui LEPS non c’è il finanziamento, non menziona i Patti di Comunità e non riconosce il Terzo settore come attore strutturale dell’assistenza territoriale.

Il rapporto tra risorse stanziate e trasformazione sistemica del SSN verso l’integrazione socio-sanitaria resta sfavorevole: si interviene a mosaico su singoli capitoli di spesa senza una visione unitaria di riforma.

PNRR e suo impatto sul PIL

Come già evidenziato in un precedente articolo su QS https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/il-pnrr-rischia-sempre-di-pi-di-essere-una-occasione-mancata/, assistiamo ad un continuo ridimensionamento degli obiettivi del PNRR, e, nonostante ciò, siamo a livelli molto bassi di implementazione.

In particolare per le Missioni con attinenza Sanità, Salute e Inclusione siamo a livelli preoccupanti di ritardo, vedi in dettaglio a seguire al 31.12 u.s.:

-Per la Missione 5 “Inclusione e coesione” su un obiettivo di 4,1 Mld di euro siamo ad una spesa dichiarata di 1,31 Mld, ovvero con ancora una cifra notevole da impegnare. Siamo ad una spesa di 10.010 Mil di euro, pari al 24,46%. 

-Per la Missione 6 “Salute e resilienza” su un obiettivo di 4,3 Mld di euro siamo ad una spesa dichiarata di 2,91 Mld, ovvero con ancora 1,363 Mil di euro da impegnare. Siamo ad una spesa di 16,026 Mld di euro, pari al 27,61%. 

Nel DEF di aprile 2025 era previsto un impatto del PNRR sul PIL di 0,9 punti percentuali (p.p.) di crescita aggiuntiva per il 2024, ma nella successiva stima aggiornata del PSB, a pochi mesi dalla fine dell’anno, l’impatto stimato è sceso a +0,1 %.

Il Governo nelle successive revisioni ha mantenuto una ipotesi di impatto cumulato all’ultimo anno pressoché invariato, prevedendo che tutte le risorse saranno comunque spese entro il termine ultimo di implementazione 2020-2026. Nel PSB, la stima di impatto cumulato al 2026, sotto l’ipotesi di “efficienza alta”, è stata rivista leggermente al rialzo rispetto al DEF di aprile, da 3,4 % a 3,7 %. Ora però mancano solo 6 mesi alla conclusione del PNRR …

In particolare, gli 0,8% di crescita aggiuntiva mancanti dal 2024 (Grafico 1) sono stati attribuiti tutti all’ultimo anno: infatti la stima di impatto del PNRR sul PIL 2026 si è raddoppiata, da +0,8% a +1,6%. Una stima di crescita così ampia, tuttavia, suscita molte perplessità.

Gli Osservatori nazionali e internazionali danno ad oggi una ipotesi di crescita del PIL italiano nel 2026 intorno all’1%, quindi non paiono confermare uno scenario di impatto del Piano così ampio sul PIL.

Grafico 1 – Impatto macroeconomico del PNRR sul PIL per anno di vigenza

(Fonte: Elaborazioni Centro Studi Confindustria su dati DEF e PSB)

Tabella 1 – Rimodulazione degli obiettivi della Misura 6 del PNRR negli anni

(Elaborazioni su dati Ragioneria dello Stato, Corte dei Conti e ReGIS)

Gli obiettivi del PNRR Misura 6 sono stati ulteriormente ridimensionati, quindi, come segue:

-Case di Comunità da 1.512 a 1.038 = – 474, pari al – 31,34%;

-ADI da 800.000 pazienti e 842.000 pazienti = + 42.000 pazienti in più pari a + 5,25%

-COT, Centrali Operative Territoriali da 600 a 400 = – 200 pari al – 33,3%;

-Ospedali di Comunità da 400 a 307 = – 93 pari al – 23,25%.

Permangono quindi problemi di valutazione delle esperienze in essere e una certa “rigidità” di valutazione porta a risultati consolidati ancora più ridotti rispetto alle realtà. Spesso la mancanza di finanziamenti per il personale riduce il numero di strutture accreditabili ai sensi del DM77 … un serpente che si mangia la coda …

Il punto di vista della Confindustria

Per l’Ufficio Studi della Confindustria nel 2024, il prodotto italiano è cresciuto del +0,7% annuo, grazie a contributi piuttosto diffusi tra le componenti: i consumi delle famiglie (+0,2%), gli investimenti fissi lordi (+0,1%), i consumi collettivi (+0,2%) e le esportazioni nette (+0,4%), che hanno compensato il decumulo di scorte.

Nel 1° trimestre del 2025, gli indicatori congiunturali fotografano una fase ancora caratterizzata da una debole espansione. Il PIL italiano nel 2025 è atteso crescere quasi in linea con quanto osservato nel 2024: +0,6%.

Nel 2026, invece, è atteso riprendere slancio, al +1,0%. Per il 2025 si ha una revisione al ribasso di -0,3 punti percentuali ascrivibile, in larga parte, alla debolezza della seconda metà del 2024 e al peggioramento del quadro macroeconomico nel quale si contrappongono forze di segno opposto.

In positivo, nel 2025-2026 agirà:

-Il proseguimento del taglio dei tassi da parte della BCE, che entro fine 2025 porterà la politica monetaria al livello neutrale.

-La risalita del reddito totale delle famiglie, grazie al progressivo recupero delle retribuzioni pro-capite, il buon contributo dei redditi non da lavoro, l’aumento dell’occupazione totale, il calo dell’inflazione, sebbene gli ultimi due fenomeni si sono attenuati nel 2025 e si attenueranno nel 2026.

-L’implementazione del PNRR: tra il 2025 e il 2026 le risorse programmate ammontano a circa 130 miliardi. Anche se non verranno spese tutte (l’ipotesi è che ne venga spesa forse la metà, 65 miliardi).

In negativo:

-La mancanza di sostegno agli investimenti in impianti e macchinari poiché il Piano UE Transizione 5.0 si è rivelato poco efficace nel 2024 e dovrebbe incidere poco anche nel 2025.

-L’ennesimo rincaro dell’energia, che non tocca i picchi del 2022, ma minaccia la competitività delle imprese italiane e riduce il reddito reale delle famiglie.

-Ma soprattutto, l’ondata di dazi annunciata dall’amministrazione Trump, a cui l’economia italiana è particolarmente esposta, visto che gli USA sono il secondo mercato per i nostri beni.

Il quadro finanziario generale

La Manovra finanziaria 2026 è caratterizzata da un approccio prudente, con risorse limitate (meno dell’1% del PIL) e impatto contenuto, mirando a stabilizzare i conti pubblici (deficit sotto il 3% del PIL) e rispettare le nuove regole UE, prevedendo una crescita del PIL dello 0,7% e mantenendo il debito/PIL elevato, attorno al 137,4% nel 2026, con interventi selettivi su fisco (IRPEF), lavoro, sanità (6,1% PIL) e imprese, senza grandi spinte espansive sulla crescita potenziale.

Il PIL del settore industriale è da tre trimetri negativo, quindi, saremmo in recessione se non compensassimo con i settori dei servizi e del turismo

Obiettivi e Vincoli

-Regole Europee: La manovra è costruita tenendo conto delle nuove regole di governance economica europee, che richiedono un percorso pluriennale di aggiustamento.

-Stabilità vs. Crescita: La priorità è data alla stabilità dei conti e al rispetto dei vincoli UE, con risorse limitate per interventi espansivi sulla produttività e crescita potenziale, che restano una sfida.

-Fisco e Lavoro: Include misure come il taglio dell’IRPEF (secondo scaglione) e premi di risultato, oltre a incentivi per imprese.

Figura 2 – Evoluzione del PIL 2019- 2026

Obiettivi Deficit/PIL e Debito/PIL

-Riduzione del Deficit: La manovra fissa l’obiettivo di riportare il deficit nominale sotto la soglia del 3% già nel 2026, attestandolo al 2,8% del PIL. Il percorso di rientro prevede un’ulteriore discesa al 2,3% entro il 2028.

-Debito Pubblico: Nonostante la riduzione del deficit, il rapporto debito/PIL è previsto in leggero aumento nel breve termine, stimato al 137,7% per il 2026, prima di iniziare una fase discendente dal 2027.

Boom di entrate e tagli di spesa, dove finiscono le risorse disponibili?

Il rigore contabile del Governo sembra sia più indirizzato a creare lo spazio fiscale per espandere la spesa e raggiungere i due principali obiettivi posti alla Legge di Bilancio di quest’anno. Il primo è onorare la cambiale firmata all’industria bellica e all’Ue, che dovrebbe portare la spesa militare italiana dagli attuali 34 miliardi di euro annui al 5% del Pil (circa 120 miliardi).

L’altro è di rafforzare ulteriormente l’ombrello fiscale fatto di sconti, detrazioni e condoni. Il tutto con l’accortezza di garantire la sostanziale defiscalizzazione delle multinazionali, europee e statunitensi, big tech in testa, come richiesto dal Governo USA.

L’Italia, come annunciato dal Ministro Giorgetti, prevede di rientrare nel deficit al 3% del Pil già nel 2025, anticipando le previsioni precedenti. Centrare l’obiettivo del 3% allineerebbe l’Italia ai parametri stabiliti dal Patto di stabilità e crescita, ponendo le basi per l’uscita dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo. Ma soprattutto rimetterebbe nella condizione di finanziare anche a debito la corsa delle spese militari del quarto tra i paesi più indebitati del mondo.

Per il MEF la riuscita della manovra dipende dall’attuazione di una serie di misure, inclusi i tagli reali alla spesa, come specificato nel Documento Programmatico di Finanza Pubblica. Ma anche da un aumento strutturale delle entrate tributarie, perseguito lasciando andare a briglia sciolta l’inflazione e sfruttando alcuni macroscopici effetti distorsivi sul prelievo fiscale Irpef e Iva indotti dall’aumento a due cifre dei prezzi registrato negli ultimi tre anni.

Il boom delle entrate: l’impatto sui soliti noti

La pressione fiscale in Italia è aumentata dal 41,4% al 42,5% del Pil nel 2024, e si prevede che rimanga ai livelli attuali o aumenti ulteriormente nei prossimi anni. Escludendo il dato Covid del 2020 spinto in alto dal crollo del Pil che produsse una pressione fiscale del 42,7%, era dal 2015 che non si toccavano valori simili.  Dalla crescita delle entrate tributarie e contributive rispetto al 2023, che hanno raggiunto nel 2024 i 1033 miliardi di euro, emergono almeno 42,8 miliardi in più di quanto previsto dal governo che vanno a comporre il “tesoretto” di Giorgetti.  Si tratta di una cifra enorme, pari al 2% del Pil. Di questi 42,8 miliardi, 38 derivano da maggiori imposte dirette e 4 da maggiori imposte indirette.

Per quanto riguarda le imposte dirette – come l’Irpef, che i lavoratori e i pensionati pagano su quanto guadagnato, oppure l’Ires, che è sui redditi delle imprese – nel complesso sono ammontate a 343,2 miliardi di euro, in crescita del 6,6% in un anno. Le imposte indirette, invece, e principalmente l’Iva, che intervengono quando un bene o un servizio viene ceduto, hanno fruttato 309,1 miliardi, +6,1% rispetto al 2023. Ci sono poi i contributi sociali, che nel 2024 sono ammontati a 275,2 miliardi, in aumento del 4,3% sull’anno precedente.

I redditi da capitale hanno contribuito al boom delle entrate per soli 16 miliardi.

I maggiori “contributori” dei successi fiscali del governo Meloni sono i lavoratori dipendenti e pensionati, sui quali già pesa l’87% del prelievo alla fonte dell’Irpef e che sono rimasti intrappolati anche nel meccanismo del Fiscal Drag.  Secondo alcune stime relative agli effetti cumulati dell’inflazione nel periodo 2022-2024, lo Stato italiano avrebbe ottenuto un extra-gettito fiscale pari a circa 25 miliardi di euro a causa del Fiscal Drag. Altre analisi indicano un gettito annuo derivante dal drenaggio fiscale per i soli lavoratori dipendenti e pensionati che si attesta nell’ordine di 14-17 miliardi di euro o più, a seconda che si considerino o meno gli aumenti retributivi ottenuti.

I tagli di spesa: il welfare in primis …

Il boom delle entrate fiscali si aggiunge al flusso di liquidità arrivato da Bruxelles nelle casse dell’Erario italiano con il PNRR che ha sostenuto un Pil ormai ridotto a zero sotto il peso del crollo della produzione agricola e industriale, mentre l’economia sommersa e illegale cresce e tocca i 217 miliardi nel 2023 con un aumento in un anno del 7,5%. Un serbatoio di evasione e lavoro nero che non sembra però interessare il Ministero dell’Economia, che per centrare gli obiettivi del suo “fabbisogno” ipertrofico, ricorre anche a tagli di spesa a danno di welfare, Ministeri, Enti Locali e pensioni, nonostante un’inflazione a due cifre scarsamente compensata dai contratti che ne ha già falcidiato i bilanci. L’Italia inoltre è fanalino di coda nella Ue anche per l’impiego dei Fondi Europei: ha speso finora solo il 7,6% dei quasi 74 miliardi pianificati in sette anni per le politiche di coesione.

Mentre il governo parla di “nessun nuovo taglio in manovra”, i Comuni denunciano una riduzione della capacità di spesa per gli investimenti a causa di obblighi di accantonamento e tagli a fondi specifici, che si attestano sui 360 milioni di euro per il solo 2026 (260 milioni di accantonamento più 100 milioni per la progettazione), cui si sommano i definanziamenti per le infrastrutture.

Per quanto riguarda i contributi regionali agli investimenti è stato calcolato che i Comuni contribuiscono al taglio complessivo per il periodo 2025-2029 per un totale di 1.350 milioni di euro, che si somma a tagli precedenti di circa 739,6 milioni (totale oltre 2 miliardi).

Il totale dei tagli agli investimenti dei Comuni è stimato in circa 3,2 miliardi di euro complessivi. Tali tagli impattano, ovviamente, sul livello di welfare locale

La Legge di Bilancio 2026 prevede inoltre tagli ai Ministeri per un totale di 7,5 miliardi di euro nel triennio 2026-2028.

Condono e mance ai più ricchi

Paradossalmente anche l’ennesimo condono varato da questo governo, la Rottamazione-quinquies delle cartelle, ha un costo. Secondo quanto riportato nelle prime analisi e nelle relazioni tecniche che hanno accompagnato il Disegno di Legge di Bilancio 2026, l’impatto complessivo della rottamazione per il bilancio dello Stato, considerando la riduzione della riscossione ordinaria, è previsto come negativo nel saldo finale.  Si stima un costo complessivo (impatto negativo) di circa 790 – 800 milioni di euro sull’intero periodo di validità della misura, che dovrebbe estendersi fino al 2035.

Il gettito atteso dalla Rottamazione-quinquies (circa 9 miliardi di euro tra il 2026 e il 2035) non sarà sufficiente, infatti, a compensare la riduzione della riscossione ordinaria che si verifica a causa dell’adesione alla sanatoria (stimata in circa 9,78 miliardi di euro). Nel conto delle perdite si somma anche la riduzione dell’aggio per l’Agenzia delle Entrate-Riscossione.

Rimangono e si stringono ulteriormente i nodi irrisolti

Un recente rapporto dell’Eu Tax Observatory, mostra che la quota di reddito effettivamente prelevata da tutte le imposte è abbastanza stabile e persino moderatamente progressiva per circa il 90% della popolazione, ma si riduce in modo significativo per il top 7% e in modo ancora più marcato per l’1% più ricco. Per quest’ultima fascia, l’aliquota effettiva media scende infatti al di sotto della media nazionale, attestandosi attorno a valori dell’ordine del 32-33%, mentre per la maggioranza dei contribuenti si aggira intorno al 50%. In sintesi, chi è più ricco paga, in proporzione al proprio reddito complessivo, meno di chi si colloca nella fascia medio-alta dei redditi da lavoro.  Questo vale anche per il nostro Paese … 

Il Fondo Sanitario Nazionale nella Manovra 2026

I commi 333-339 della manovra definiscono l’incremento del finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard:

-Anno 2026: +2.382,2 milioni di euro rispetto alla programmazione precedente, per un totale di 142,9 miliardi

-Anno 2027: +2.631 milioni di euro aggiuntivi

-Dal 2028: +2.633,1 milioni di euro annui a regime

Una quota di 100 milioni (2026), 98 milioni (2027) e 83,1 milioni (dal 2028) è destinata specificamente alla malattia di Alzheimer e altre demenze senili, tema direttamente rilevante per il nostro progetto in quanto popolazione target prioritaria per interventi di contrasto all’isolamento sociale.

L’incremento del FSN è significativo in termini assoluti, ma resta inferiore alla crescita del PIL nominale e all’inflazione cumulata. Il rapporto spesa sanitaria/PIL rimane tra i più bassi del G7. Non si colma il gap con le esigenze reali del sistema.

Personale sanitario e socio-sanitario

I commi 362-366 autorizzano interventi sul personale:

-Assunzioni a tempo indeterminato in deroga ai vincoli vigenti, nel limite di 450 milioni annui dal 2026, finalizzate alla riduzione delle liste d’attesa

-Proroga al 31 dicembre 2026 per completare le procedure di assunzione del personale impiegato durante l’emergenza pandemica

-Incremento delle indennità di specificità per medici (412 milioni), infermieri (480 milioni), dirigenza sanitaria (13,5 milioni) e operatori socio-sanitari (208 milioni)

-Valorizzazione sperimentale del personale di pronto soccorso con possibilità di incrementare i fondi per premi e indennità fino all’1%

Quindi abbiamo misure positive per il personale esistente, ma nessuna previsione per significative nuove assunzioni (mancheranno a breve per la progressione in quiescenza 65.000 medici e 185.000 infermieri), né per nuove figure professionali di connessione sociale (Link Workers, operatori di prossimità) che sono centrali nei modello di prescrizione sociale.

Fondo caregiver familiari (comma 227)

Viene istituito un Fondo per i caregiver familiari con dotazione di 1,15 milioni di euro per il 2026 e 207 milioni annui dal 2027. Il Fondo è destinato alla copertura finanziaria di interventi legislativi finalizzati alla definizione della figura del caregiver familiare delle persone con disabilità e al riconoscimento del valore sociale ed economico della relativa attività di cura non professionale.

Questa misura risponde parzialmente al necessario riconoscimento del ruolo dei caregiver nel sistema di welfare. Tuttavia, il Fondo è finalizzato a futuri interventi legislativi, non a prestazioni immediate. La dotazione per il 2026 (1,15 milioni) è simbolica; le risorse significative (207 milioni) arriveranno solo dal 2027.

Farmacie dei servizi (commi 351-356)

Le farmacie vengono riconosciute stabilmente come strutture che erogano prestazioni sanitarie per il SSN. Possono lavorare in sinergia con medici di famiglia e altri professionisti per offrire un servizio più integrato. Stanziamento: 50 milioni di euro annui dal 2026. Il Ministero della Salute dovrà emanare linee guida con particolare attenzione alle farmacie che operano in aree rurali, decentrate o di disagio.

Le farmacie possono diventare punti di primo contatto per l’intercettazione precoce di fragilità e isolamento sociale, specialmente nelle aree interne dove rappresentano spesso l’unico presidio sanitario accessibile. Potrebbero essere una opportunità concreta per implementare modelli di prescrizione sociale a bassa soglia, anche se manca esplicitazione del ruolo sociale.

Piano Nazionale Salute Mentale (commi 344-347)

Il Piano Nazionale di Azioni per la Salute Mentale 2025-2030 (PANSM) riceve finanziamenti dedicati: 80 milioni (2026), 85 milioni (2027), 90 milioni (2028), poi 30 milioni annui a regime dal 2029. Il 30% delle risorse per il triennio 2026-2028 è vincolato ad attività di prevenzione. Dal 2029, 30 milioni annui sono destinati all’assunzione di personale (medici, infermieri, psicologi, educatori).

La salute mentale è strettamente correlata alla solitudine e all’isolamento sociale. Il Marmot Review documenta come la solitudine sia un fattore di rischio per depressione e disturbi d’ansia. Il PANSM potrebbe integrare interventi di prescrizione sociale come complemento alle terapie tradizionali.

Dimissioni ospedaliere protette (commi 941-943)

L’assistenza domiciliare integrata viene orientata prioritariamente alle dimissioni protette di pazienti cronici complessi, anche attraverso programmi di telemonitoraggio. Entro 12 mesi dalla legge, il Ministro della Salute dovrà emanare linee guida nazionali per la gestione delle dimissioni protette, con menzione esplicita del ruolo delle Centrali Operative Territoriali (COT) nell’attivazione dei programmi.

La transizione ospedale-territorio è uno dei momenti critici per l’intercettazione di fragilità e rischio di isolamento. Resta da verificare l’effettiva implementazione.

Potenziamento telemedicina (commi 410-412)

Ad AGENAS, in qualità di Agenzia nazionale per la sanità digitale, viene assegnata la somma di 20 milioni di euro per il 2026 per il potenziamento dei servizi di telemedicina, inclusa l’implementazione di procedure per dotare i professionisti di dispositivi medici per il telemonitoraggio e favorire percorsi omogenei di telemedicina. La telemedicina è uno strumento essenziale per il contrasto all’isolamento degli anziani in aree interne. La tele compagnia può essere integrata nei percorsi di telemonitoraggio.

Misure di prevenzione (commi 340-343)

Stanziamento di 238 milioni annui dal 2026 più 247 milioni aggiuntivi per il solo 2026, con focus su screening oncologici, vaccinazioni, screening nutrizionale e diagnostica. Viene inoltre autorizzata la spesa di 1 milione annui per campagne di comunicazione istituzionale sulla prevenzione.

Le misure di prevenzione sono centrate sulla prevenzione secondaria (screening) e terziaria (diagnosi precoce), con scarsa attenzione alla prevenzione primaria dei determinanti sociali di salute. Manca completamente il tema della solitudine come fattore di rischio, nonostante le evidenze scientifiche (Holt-Lunstad, Cacioppo) che documentano un impatto sulla mortalità paragonabile al fumo.

Elementi completamente assenti

La Manovra 2026 non contiene alcun riferimento ai seguenti elementi centrali nei progetti di inclusione sociale e social prescribing:

Tabella 2 – Assenza di indicazioni su inclusione sociale e social prescribing:

Elementi parzialmente recepiti

Alcune raccomandazioni trovano un riscontro parziale nella manovra, ma richiedono implementazione più incisiva:

-Caregiver: riconosciuto il principio ma risorse differite al 2027 e finalizzate a futura legislazione, non a prestazioni immediate

-Farmacie: potenziale per antenne sociali ma manca esplicitazione del ruolo di intercettazione fragilità

-COT: menzionate nelle dimissioni protette ma non sviluppate come hub di integrazione socio-sanitaria

-Telemedicina: risorse dedicate, ma tele compagnia non esplicitata tra i servizi

Valutazione complessiva

Giudizio sulla capacità trasformativa

La Legge di Bilancio 2026 interviene sulla sanità pubblica in forma di mosaico: corregge alcune allocazioni, potenzia singoli settori (prevenzione oncologica, salute mentale, farmacie), introduce novità importanti (caregiver, dimissioni protette). Tuttavia, permane l’assenza di una visione unitaria di riforma dell’integrazione socio-sanitaria.

Dal punto di vista dell’integrazione tra sanità e sociale, comunità proattive e social prescribing, la manovra presenta tre limiti strutturali:

-Assenza del paradigma della prescrizione sociale: nonostante le esperienze internazionali consolidate (NHS England, WHO Europe Toolkit) e la traduzione italiana del toolkit OMS, la manovra non contiene alcun riferimento a interventi non farmacologici per determinanti sociali di salute

-Frammentazione persistente: le misure restano distribuite tra sanità e sociale senza meccanismi espliciti di integrazione. Il Fondo caregiver è separato dal FSN; le farmacie sono potenziate ma non collegate ai servizi sociali territoriali

-Assenza di indicatori di outcome sociale: il sistema di monitoraggio (comma 425-426) è orientato esclusivamente ai LEA sanitari, senza integrazione con indicatori di benessere sociale, solitudine, qualità della vita

Opportunità per un approccio sanità/salute/one health

Nonostante le criticità, la manovra offre alcune opportunità concrete per avanzare nella implementazione di approcci e sperimentazioni su sanità/salute/one health:

-Farmacie come entry point: le linee guida ministeriali sulle farmacie dei servizi (da emanare) potrebbero includere funzioni di intercettazione fragilità e segnalazione ai servizi sociali.

-Dimissioni protette come caso pilota: le linee guida nazionali potrebbero definire protocolli che includano la valutazione del rischio di isolamento sociale e l’attivazione di interventi di comunità.

-PANSM come veicolo: il Piano Nazionale Salute Mentale potrebbe integrare la prescrizione sociale come intervento complementare, valorizzando l’evidenza sul legame solitudine-depressione.

-Telemedicina + telecompagnia: i percorsi di telemedicina, che verranno definiti da AGENAS, potrebbero includere servizi di tele compagnia strutturata per anziani soli.

Considerazioni conclusive

La Legge di Bilancio 2026 rappresenta un passo avanti in termini assoluti delle risorse complessive per il SSN, ma non in termini reali e in rapporto al PIL. Pertanto, non costituisce una svolta verso l’integrazione socio-sanitaria e il riconoscimento dei determinanti sociali di salute. Per il progetto “Comunità, Solitudini e Salute”, il bilancio è misto: alcune aperture (caregiver, farmacie, COT) convivono con lacune strutturali (prescrizione sociale, Link Workers, strategia solitudine).

Possiamo definire alcune considerazioni operative per il network “comunità, solitudine e salute”:

-Interlocuzione con Ministero della Salute: proporre l’inserimento di elementi di prescrizione sociale nelle linee guida sulle farmacie dei servizi e sulle dimissioni protette (scadenza: marzo 2026 e gennaio 2027);

-Coinvolgimento AGENAS: presentare proposta per includere la tele compagnia nei servizi di telemedicina finanziati;

-Monitoraggio implementazione: seguire l’attuazione delle misure più promettenti (caregiver, farmacie, COT) per orientarne l’implementazione verso fragilità, solitudini, diseguaglianze e prescrizione sociale;

-Advocacy per prossimi atti normativi: preparare proposte emendative per nuovi atti legislativi per inserire interventi su prescrizione sociale, Link Workers, strategia nazionale solitudine

Approvare e divulgare le prime Raccomandazioni in Italia su “comunità proattive, solitudini e salute” e degli strumenti di supporto quali glossario, review scientifica e schede di autovalutazione.

Siamo consapevoli che il cammino verso un sistema integrato di salute di comunità resta ancora lungo, ma le fondamenta poste dal DM 77/2022 e dal D.Lgs. 29/2024 offrono un terreno su cui costruire. La manovra 2026 non accelera questo percorso, ma neppure lo ostacola. La sfida è trasformare le aperture parziali in leve per il cambiamento sistemico.

Giorgio Banchieri,

Segretario Nazionale ASIQUAS, Docente DiSSE, Università “Sapienza”, Roma

Marinella D’Innocenzo,

 già Direttore Generale di ASL, Presidente Associazione “l’Altrasanità”, Roma

G. Banchieri, M. D’Innocenzo

12 Gennaio 2026

© Riproduzione riservata

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