Con l’IA in sanità competenze in pericolo, cos’è il fenomeno del “deskilling”

Con l’IA in sanità competenze in pericolo, cos’è il fenomeno del “deskilling”

Con l’IA in sanità competenze in pericolo, cos’è il fenomeno del “deskilling”

Secondo i primi dati raccolti, il 77% dei medici e il 70% degli infermieri teme di perdere le proprie competenze affidandosi troppo all'intelligenza artificiale e potrebbero avere ragione: anche le capacità ad alta intensità sono a rischio se ci si affida totalmente all'IA. 

L’intelligenza artificiale è ormai uno strumento utilizzato anche durante la pratica clinica dai professionisti sanitarie, eppure il 77% dei medici e il 70% degli infermieri teme di perdere le proprie competenze proprio a causa del proprio affidamento eccessivo sull’IA, secondo un sondaggio Wolters Kluver svolto nel 2026 su sanitari americani.

Il timore è concreto, nonostante venga ripetuto costantemente che l’IA è soltanto uno strumento e non sostituisce il pensiero umano, il rischio è che la sua velocità di collegamento e realizzazione renda la deduzione dell’uomo inutile e, anzi, ne causi una progressiva atrofizzazione.

Il fenomeno del deskilling

Su Nature questo procedimento viene denominato “deskilling”, ovvero letteralmente “perdita o indebolimento delle proprie competenze” per mancanza di uso. Il fenomeno non riguarda solamente la medicina, chiaramente, ma la perdita di competenza in questo ambito è forse quella che desta maggiore timore. Proprio per questo i ricercatori stanno già studiando soluzioni per preservare le nostre capacità anche di fronte alle facilitazioni.

Uno studio pubblicato su The Lancet Gastroenterology and Hepatology ha mostrato proprio queste evidenze, applicate peraltro a professionisti altamente qualificati, dimostrando così che nessuno è immune dal deskilling. La ricerca è stata condotta in Polonia su medici specializzati nella realizzazione di endoscopie tramite sonde flessibili, tutti con un background di oltre 2000 colonscopie realizzate.

Ai sanitari è stato fornito a giorni alterni un sistema IA in grado di analizzare le colonscopie in tempo reale ed individuare una lezione intestinale precancerosa specifica, ovvero l’adenoma. Dopo aver cominciato ad utilizzarlo, i primi dati hanno mostrato che le prestazioni “umane” dei sanitari sono peggiorate in maniera significativa. Prima dell’arrivo dello strumento nel 28,4% dei casi gli specialisti individuavano autonomamente un adenoma; dopo l’introduzione dell’IA, la loro performance senza assistenza è scesa al 22,4% di casi diagnosticati.

Meno motivazione e concentrazione, cosa può perdere la conoscenza umana con l’IA

Secondo Robert Wachter, medico e professore dell’Università di San Francisco e autore di un libro proprio sul tema, una esposizione continuativa agli strumenti IA può rendere i clinici “meno motivati, meno concentrati e meno responsabili quando prendono decisioni cognitive senza l’assistenza dell’IA”.

Non c’è, secondo il co-autore del libro Yuichi Mori dell’Università di Oslo, una vera soluzione al deskilling al momento, ed è infatti su questo che la ricerca dovrebbe concentrarsi. Tuttavia, è importante essere consapevoli dell’erosione che questi strumenti IA comportano a qualsiasi livello di conoscenza, compresi quelli di più alta intensità. I modelli generativi di intelligenza artificiale hanno dei limiti, anche se non sempre siamo in grado di riconoscerli, dunque delegare interamente non è una soluzione attuabile ma i risultati vanno sempre messi in discussione.

“Le persone devono gestire le dinamiche concorrenti tra l’affidarsi all’IA generativa e il restare vigili in modo consapevole”, è per ora il consiglio per i sanitari. Dunque, non abbassare la guardia perché la conoscenza umana rischia un impoverimento.

Gloria Frezza

22 Giugno 2026

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