Cuore e psiche, la svolta della cardiologia europea: verso un modello integrato di cura

Cuore e psiche, la svolta della cardiologia europea: verso un modello integrato di cura

Cuore e psiche, la svolta della cardiologia europea: verso un modello integrato di cura

Gentile Direttore, per molto tempo il benessere psicologico è stato considerato, nella medicina cardiovascolare, soprattutto una questione di qualità della vita o una possibile conseguenza della malattia. Oggi questa impostazione appare sempre meno adeguata.

Gentile Direttore, per molto tempo il benessere psicologico è stato considerato, nella medicina cardiovascolare, soprattutto una questione di qualità della vita o una possibile conseguenza della malattia. Oggi questa impostazione appare sempre meno adeguata.

Il 2025 ESC Clinical Consensus Statement on mental health and cardiovascular disease della European Society of Cardiology afferma con chiarezza che salute psicologica e salute cardiovascolare sono strettamente e multidirezionalmente interconnesse e indica la necessità di integrare la dimensione psicologica nella normale assistenza cardiologica (Bueno et al., 2025).

Depressione, ansia, stress cronico e disturbo post-traumatico possono incidere sul rischio cardiovascolare, sulla prognosi, sull’aderenza alle cure e sugli stili di vita. Ma vale anche il percorso inverso: un evento cardiaco acuto o una malattia cardiovascolare cronica possono produrre o aggravare sofferenza psicologica.

Il recente commento pubblicato su Nature Reviews Cardiology sottolinea inoltre come questa relazione non passi soltanto attraverso i comportamenti, ma coinvolga l’attivazione autonomica, i processi infiammatori e i sistemi cerebrali della risposta allo stress (Hahad & Abohashem, 2026). È una prospettiva coerente con il paradigma psiconeuroendocrinoimmunologico, che da tempo richiama l’attenzione sull’interazione reciproca tra processi psichici, sistemi biologici e condizioni ambientali nella costruzione della salute e della malattia (Bottaccioli, 2020).

Il tradizionale confine tra ciò che definiamo “psicologico” e ciò che consideriamo “organico” diventa quindi molto meno netto quando guardiamo ai processi reali attraverso i quali salute e malattia si costruiscono nel tempo.

Dalla psicopatologia alla salute psicologica

Un aspetto particolarmente significativo del documento ESC è l’ampiezza dello sguardo. Non vengono considerate soltanto depressione e ansia. Tra i fattori rilevanti per la salute cardiovascolare compaiono stress lavorativo, condizioni socioeconomiche, relazioni sociali, solitudine e isolamento. Al contrario, indicatori di salute mentale positiva, come ottimismo e soddisfazione di vita, risultano associati a un minore rischio cardiovascolare.

La dimensione psicologica entra quindi nella cardiologia molto prima dell’eventuale comparsa di un disturbo mentale: attraverso il modo in cui affrontiamo le richieste della vita, le risorse di cui disponiamo, le relazioni, gli stili di vita, l’aderenza alle cure e la capacità di reagire a una diagnosi o a un evento acuto.

È un ampliamento importante anche per la prevenzione: accanto ai tradizionali fattori biologici e comportamentali assumono maggiore visibilità i determinanti psicologici e sociali della salute.

Dal riconoscimento allorganizzazione delle cure

La relazione tra psiche e cuore è studiata da decenni. La vera novità del documento europeo è un’altra: trasformare le conoscenze in organizzazione delle cure.

Il commento di Nature Reviews Cardiology riassume efficacemente il passaggio: se il documento dell’American Heart Association del 2021 aveva soprattutto chiarito perché la salute psicologica dovesse entrare nella medicina cardiovascolare, il consensus ESC indica ora come questa integrazione possa essere realizzata nella pratica (Hahad & Abohashem, 2026).

Sono previsti screening, approfondimenti nei casi che lo richiedono, percorsi di presa in carico e un modello di stepped care, nel quale l’intensità dell’intervento viene modulata sulla base dei bisogni.

Soprattutto, viene proposto il Psycho-Cardio team, nel quale professionisti cardiovascolari e della salute mentale collaborano stabilmente, con il coinvolgimento delle altre figure sanitarie e sociali e il raccordo con le cure primarie.

Non più, quindi, lo psicologo chiamato occasionalmente quando emerge un problema, ma la competenza psicologica inserita nel percorso di cura.

Un percorso che in Italia viene da lontano

Anche in Italia esiste una storia importante di integrazione tra psicologia e cardiologia. Nella mia esperienza all’Ospedale di Terni, già negli anni Novanta, avevamo cercato di superare il modello della semplice consulenza psicologica, sviluppando una collaborazione più strutturata tra psicologia ospedaliera e attività mediche. In ambito cardiologico questo approccio fu successivamente descritto anche nella letteratura internazionale (Lazzari & Lazzari, 2016).

Un ulteriore passo è stato compiuto nel 2024 con il volume del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi Interventi psicologici in cardiologia. Indicazioni per la pratica professionale e per un nuovo approccio normativo, elaborato dal gruppo tecnico “Psiche e Cuore” (CNOP, 2024).

Il documento, frutto di un lavoro multiprofessionale, affrontava la presenza della psicologia dalla prevenzione primaria all’acuzie, dalla riabilitazione alla cronicità, indicando esplicitamente la necessità di un approccio multidisciplinare e personalizzato e di una presenza strutturata dello psicologo nei percorsi cardiologici.

Colpisce oggi la consonanza tra quella proposta e il modello Psycho-Cardio indicato dalla cardiologia europea.

La sfida per il Servizio sanitario

Il vero banco di prova diventa quindi l’implementazione. Se la salute psicologica è parte integrante della salute cardiovascolare, la sua valutazione e l’eventuale intervento non possono dipendere soltanto dalla sensibilità del singolo cardiologo o dalla disponibilità occasionale di uno psicologo.

In Italia esiste già una cornice organizzativa importante: la legge 176/2020 ha previsto la possibilità, per le aziende sanitarie e gli altri enti del Servizio sanitario nazionale, di organizzare l’attività degli psicologi in un’unica funzione aziendale di Psicologia. Una prospettiva particolarmente coerente con il modello indicato oggi dalla cardiologia europea, perché consente di mettere in rete le competenze psicologiche presenti nei diversi servizi e di raccordarle stabilmente con cardiologie ospedaliere, riabilitazione, percorsi successivi agli eventi acuti, prevenzione, cure territoriali e primarie.

Ma il tema è anche più ampio. La proposta di legge di iniziativa popolare sul diritto alla salute psicologica, attualmente all’esame del Parlamento, pone la necessità di costruire una vera rete psicologica pubblica, accessibile e integrata, capace di collegare cure primarie, ospedale, servizi territoriali e altri luoghi della prevenzione e della salute.

Il modello Psycho-Cardio può trovare proprio in questa organizzazione un terreno concreto di sviluppo: non uno psicologo aggiunto episodicamente a un reparto, ma una competenza psicologica strutturalmente inserita nei percorsi di salute e collegata a una rete professionale aziendale e territoriale.

Una maggiore integrazione può avere anche ricadute economiche rilevanti. Intercettare precocemente il disagio psicologico, migliorare l’aderenza alle cure e accompagnare meglio le persone nei percorsi di prevenzione, riabilitazione e cronicità può contribuire a ridurre accessi ripetuti ai servizi, complicanze evitabili e costi indiretti legati alla perdita di autonomia e di produttività. Integrare le competenze, quindi, non significa semplicemente aggiungere prestazioni, ma rendere più appropriato ed efficace l’uso delle risorse disponibili.

La questione oggi non è più se la psiche abbia qualcosa a che fare con il cuore. È se i sistemi sanitari sapranno trasformare questa conoscenza in organizzazione, competenze e percorsi di cura.

La medicina degli organi non viene negata: viene ricollocata dentro una medicina della persona.

03 Agosto 2026

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