Difterite. I casi nell’Ue continuano a diminuire dopo il picco del 2022. Ma l’Ecdc richiama l’importanza della vaccinazione

Difterite. I casi nell’Ue continuano a diminuire dopo il picco del 2022. Ma l’Ecdc richiama l’importanza della vaccinazione

Difterite. I casi nell’Ue continuano a diminuire dopo il picco del 2022. Ma l’Ecdc richiama l’importanza della vaccinazione

Nel 2024 segnalati 151 casi nell’Ue/See, in calo rispetto ai 237 del 2023 e ai 362 del 2022. Oltre sei casi su dieci con stato vaccinale noto riguardano persone non vaccinate o con una storia vaccinale incompleta. L’Ecdc: “Mantenere elevate le coperture resta la principale misura di prevenzione”

Dopo l’impennata registrata nel 2022, il numero dei casi di Difterite continua a diminuire. Nel 2024 i Paesi dell’Ue/See hanno notificato 151 casi, in ulteriore diminuzione rispetto ai 237 del 2023 e ai 362 del 2022, anno caratterizzato da un aumento dei casi tra i migranti in diversi Paesi europei. Nonostante il calo, l’Ecdc richiama l’attenzione sulla necessità di mantenere elevate le coperture vaccinali, ricordando che la vaccinazione rappresenta l’unico metodo efficace per prevenire questa malattia tossino-mediata.

Queste le indicazioni che arrivano dal report epidemiologico annuale dell’Ecdc : dei 151 casi notificati nel 2024, 83 sono stati causati da Corynebacterium diphtheriae tossigeno e 65 da Corynebacterium ulcerans, mentre in tre casi l’agente eziologico non è stato identificato. Il tasso complessivo di notifica è stato pari a 0,01 casi ogni 100mila abitanti. Germania e Francia hanno registrato il maggior numero di casi di C. diphtheriae (31 e 18 rispettivamente), mentre oltre il 65% delle infezioni da C. ulcerans è stato segnalato negli stessi due Paesi. L’Italia ha notificato cinque casi complessivi nel 2024.

L’analisi per età mostra che i casi sono stati registrati in tutte le fasce anagrafiche, con una maggiore concentrazione tra gli over 65, che rappresentano il 36% del totale. Complessivamente, il 67% dei casi ha riguardato uomini. Nel dettaglio, il 74% delle infezioni da C. diphtheriae è stato osservato nel sesso maschile, mentre i casi di C. ulcerans hanno interessato soprattutto gli anziani: il 68% si è verificato tra gli ultra 65enni e il 58% nei maschi.

Il rapporto evidenzia inoltre che, tra i 110 casi di C. diphtheriae per i quali era disponibile l’informazione sull’origine dell’infezione, il 21% è risultato importato, cioè contratto fuori dal Paese di notifica e senza collegamenti con la trasmissione locale. Oltre la metà di questi casi si è manifestata con un’infezione cutanea. I Paesi di probabile acquisizione noti comprendevano Eritrea, Mali, Filippine, Senegal, Somalia e Sri Lanka.

L’Ecdc sottolinea inoltre che la maggior parte dei casi di C. diphtheriae con presentazione clinica nota si è manifestata con infezioni cutanee (83%), mentre le forme respiratorie classiche sono risultate molto meno frequenti.

Le vaccinazioni Un altro elemento evidenziato dall’Ecdc riguarda lo stato vaccinale. L’informazione era disponibile per il 43% dei casi complessivi e, tra questi, il 62% riguardava persone non vaccinate oppure vaccinate con un numero di dosi sconosciuto. Inoltre, i quattro decessi registrati nel 2024 hanno interessato pazienti con stato vaccinale sconosciuto o non vaccinati, nel caso delle infezioni da C. diphtheriae.

Le indicazioni dell’Ecdc Per gli esperti dell’Ecdc, il calo dei casi osservato dopo il picco del 2022 non deve far abbassare la guardia. Sebbene l’aumento dei casi tra i migranti registrato nella seconda metà del 2022 continui a ridursi, alcuni dei ceppi identificati durante l’epidemia del 2022 continuano a circolare in Europa.

Per questo l’Agenzia ribadisce la necessità di mantenere aggiornate le vaccinazioni, compresi i richiami nell’età adulta, e di prestare particolare attenzione ai viaggiatori, ai migranti provenienti da aree endemiche e agli operatori sanitari e sociali. In presenza di casi sospetti, conclude l’Ecdc, diagnosi tempestiva, conferma di laboratorio, trattamento rapido e gestione dei contatti restano fondamentali per limitare la diffusione della malattia.

Il report

28 Luglio 2026

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