“Il rischio per la popolazione generale in Europa derivante dall’attuale epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) e in Uganda rimane molto basso”.
È quanto ha affermato l’Ecdc in una nuova valutazione, sottolineando al contempo che i paesi dell’Ue/See dovrebbero rafforzare la propria preparazione man mano che la situazione continua a evolversi e anche si consolidare le proprie capacità e risposta, tra cui l’isolamento e la gestione dei casi sospetti e confermati, il tracciamento dei contatti, la capacità di effettuare test e le misure di prevenzione e controllo delle infezioni.
Lo screening in uscita dai paesi colpiti dall’epidemia, identificando i viaggiatori sintomatici e impedendo loro di viaggiare, è sicuramente fondamentale per ridurre il rischio, sottolinea l’Ecdc. Tuttavia poiché ciò non consente di prevenire completamente nuovi casi, dato che l’insorgenza della malattia può verificarsi anche dopo l’arrivo a destinazione, è importante che i viaggiatori di ritorno dalle aree colpite siano informati sulla malattia e si rivolgano tempestivamente a un medico in caso di comparsa di sintomi, informando inoltre il proprio medico curante sulla storia dei viaggi effettuati e sulla potenziale esposizione al virus.
Sebbene permangano incertezze sull’entità della trasmissione, l’Ecdc valuta come bassa la probabilità di infezione per chiunque provenga dall’Unione Europea o dallo Spazio Economico Europeo e viva o viaggi nelle aree colpite, a condizione che segua le misure precauzionali raccomandate elencate nella valutazione.
L’Ecdc ricorda che la trasmissione richiede il contatto diretto con sangue, secrezioni, organi o altri fluidi corporei di persone o animali infetti, vivi o morti. Anche la probabilità di trasmissione all’interno dell’Ue/See è considerata molto bassa, poiché è probabile che i casi importati vengano rapidamente identificati e isolati e che vengano immediatamente attuate le opportune misure di prevenzione e controllo delle infezioni.
Per il momento, si consiglia quindi ai paesi dell’Ue/See di rafforzare le proprie capacità di preparazione e risposta, tra cui l’isolamento e la gestione dei casi sospetti e confermati, il tracciamento dei contatti, la capacità di effettuare test e le misure di prevenzione e controllo delle infezioni.
Lo stato dell’arte Al 20 maggio 2026, nella Repubblica Democratica del Congo si contavano quasi 600 casi sospetti e 139 decessi. La maggior parte dei casi è stata segnalata nella provincia di Ituri, con un caso anche a Goma, nella provincia del Nord Kivu. L’Uganda ha finora segnalato due casi importati da persone provenienti dalla RDC. L’epidemia è causata dal virus Bundibugyo, per il quale al momento non esistono vaccini autorizzati né trattamenti specifici.
L’Ecdc continua a monitorare la situazione e fornirà aggiornamenti epidemiologici, informazioni sulla situazione e valutazioni del rischio per tutta la durata dell’attuale epidemia di malattia da Ebola. Il Centro sta inoltre supportando le attività di preparazione e risposta in tutta l’Ue/See attraverso la valutazione del rischio, il supporto di laboratorio e il coordinamento con la Commissione europea, i Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie (Africa CDC), l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e altri partner internazionali. Il Centro ha anche attivato la task force sanitaria dell’UE .