Il Ministero della Salute torna sul focolaio di hantavirus tipo Andes segnalato a bordo della nave da crociera MV Hondius e, con una nuova circolare, fornisce alle Regioni e alle Province autonome indicazioni tecnico-operative per la valutazione e la gestione di eventuali casi sospetti, probabili o confermati.
In ogni caso il Ministero precisa che “allo stato, non risultano casi registrati sul territorio nazionale. L’ipotetica eventuale insorgenza richiede comunque indicazioni di cosiddetta preparedness e di coordinamento” e che “il rischio connesso al virus resta molto basso in Europa e, dunque, anche in Italia”.
Il documento, che fa seguito alla precedente circolare dell’11 maggio 2026, precisa che al momento non risultano casi registrati sul territorio nazionale, ma che l’eventuale insorgenza di casi richiede comunque “adeguate misure di preparedness e coordinamento”. L’obiettivo è assicurare un approccio improntato alla massima precauzione, anche alla luce delle richieste di chiarimento arrivate dalle Regioni e dalle Province autonome.
Cosa deve fare il medico davanti a un caso sospetto
La circolare stabilisce che, in presenza di un paziente con sintomi compatibili con infezione da virus Andes, il personale sanitario debba procedere innanzitutto a una raccolta anamnestica accurata, verificando in particolare l’eventuale presenza di un link epidemiologico.
Sono considerati elementi rilevanti, tra gli altri, l’aver condiviso o transitato su un mezzo di trasporto su cui sia stato presente un caso confermato o probabile di infezione da ANDV, oppure l’essere stati in contatto con un passeggero o membro dell’equipaggio della MV Hondius a partire dal 5 aprile, in presenza di sintomi quali febbre acuta, dolori muscolari, astenia, brividi, mal di testa, vertigini, sintomi gastrointestinali o respiratori.
Se il paziente risponde alla definizione di caso sospetto, il medico dovrà adottare una serie di misure immediate: ricordare al paziente di lavare le mani con acqua e sapone o di frizionarle con gel alcolico, fornirgli guanti monouso e un facciale filtrante FFP2 o, se non disponibile, una mascherina chirurgica resistente ai fluidi di tipo IIR, informarlo sulle misure precauzionali previste e disporne l’isolamento nel luogo in cui si trova al momento della segnalazione.
In caso di comparsa di sintomi, la circolare prevede il prelievo e l’invio dei campioni al laboratorio individuato dalle Regioni o Province autonome per la diagnosi o la conferma diagnostica dell’infezione da virus Andes.
Ricovero in strutture idonee e possibile trasferimento allo Spallanzani
Per i casi confermati, il Ministero dispone il ricovero in strutture sanitarie dotate di misure di contenimento adeguate alla gestione di agenti biologici di gruppo 3, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 81/08.
Qualora a livello regionale non siano disponibili centri ospedalieri di riferimento adeguati, i pazienti dovranno essere inviati all’Istituto nazionale per le malattie infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma.
La circolare indica inoltre che, se necessario, dovrà essere attivato il 118 per il trasferimento in sicurezza verso il reparto di malattie infettive di riferimento, segnalando la necessità di applicare, oltre alle precauzioni standard, anche misure aggiuntive da contatto, droplet e per via respiratoria.
Resta ferma, inoltre, l’attività di sorveglianza sanitaria e di tracciamento dei contatti da parte dei servizi competenti, già prevista dalla precedente circolare ministeriale.
Regioni chiamate a comunicare i centri entro due giorni
Uno dei passaggi centrali del documento riguarda l’individuazione dei Centri di riferimento ospedalieri regionali. Il Ministero chiede infatti a Regioni e Province autonome di inviare entro due giorni dal ricevimento della circolare l’elenco delle strutture sanitarie provviste delle misure di contenimento idonee per la gestione di agenti biologici di gruppo 3.
L’elenco dovrà essere trasmesso al Dipartimento della Prevenzione del Ministero della Salute.
Dpi per operatori sanitari: FFP2 o FFP3, visiera, guanti e indumenti protettivi
Ampio spazio è dedicato anche alle misure di prevenzione e protezione per il personale sanitario. Il Ministero ricorda che il patogeno è classificato nel gruppo 3 dell’allegato XLVI del titolo X del Dlgs 81/08 e che tutte le fasi della presa in carico del paziente, incluso il trasporto e la gestione ospedaliera, devono essere coerenti con il Documento di valutazione del rischio adottato dalle strutture.
Durante la presa in carico iniziale, il trasporto in ambulanza e il ricovero, il personale dovrà indossare dispositivi di protezione individuale per prevenire la trasmissione da contatto diretto o indiretto, tramite droplet e per via respiratoria.
Tra i Dpi indicati figurano occhiali o occhiali a maschera, visiera per la protezione di occhi e mucose, facciale filtrante FFP2 o FFP3, indumenti di protezione, guanti monouso o guanti medicali monouso e calzature con sovrascarpe o calzari
In caso di attività clinico-assistenziali a elevato rischio di contaminazione, ad esempio in presenza di diarrea, vomito, sanguinamenti o ambiente significativamente contaminato, la circolare raccomanda l’uso del doppio paio di guanti, del copricapo e della protezione di occhi e mucose.
Evitare procedure che generano aerosol
Il Ministero invita inoltre a evitare, per quanto possibile, procedure in grado di generare aerosol. Se tali interventi risultano necessari, come nebulizzazione di farmaci, broncoscopia, broncoaspirazione, intubazione o ventilazione a pressione positiva, il personale sanitario dovrà utilizzare un facciale filtrante FFP3 e operare in stanze a pressione negativa.
Il documento richiama infine l’importanza della corretta gestione dei Dpi, in particolare nella fase di rimozione, considerata uno dei punti critici per il controllo dell’esposizione degli operatori sanitari. I dispositivi monouso dovranno essere smaltiti negli appositi contenitori per rifiuti infetti, mentre quelli riutilizzabili, come le protezioni oculari, dovranno essere decontaminati secondo le procedure previste.
La circolare raccomanda infine di rafforzare le attività di informazione, formazione e addestramento sulle corrette procedure di vestizione e svestizione e sull’utilizzo appropriato dei dispositivi di protezione individuale.