Si è risolto con l’assoluzione piena il processo nei confronti di una fisioterapista finita a giudizio con l’accusa di esercizio abusivo della professione medica. Il Tribunale di Parma, con sentenza del 3 aprile 2026, ha stabilito che “il fatto non sussiste”, accogliendo integralmente la richiesta formulata dallo stesso pubblico ministero al termine del dibattimento.
Secondo l’impostazione accusatoria originaria, la professionista, operando all’interno di un poliambulatorio di Fidenza tra il marzo 2021 e il settembre 2022, avrebbe esercitato abusivamente attività proprie di un medico ortopedico o fisiatra. In particolare, le veniva contestato di aver visitato numerosi pazienti raccogliendo l’anamnesi, effettuando esami obiettivi, formulando diagnosi e indicando percorsi terapeutici, con prescrizioni riguardanti esercizi, attività sportive, controlli posturali, utilizzo di calzature correttive e trattamenti riabilitativi.
I consulenti della difesa avevano però evidenziato come la formazione e la normativa riconosca oggi ai fisioterapisti autonomia professionale nelle attività di prevenzione, cura, riabilitazione e valutazione funzionale, proprie della professione, essendo tali attività diverse e distinguibili rispetto a quelle mediche. Nei casi contestati tali situazioni non sarebbero mai emerse condizioni che avrebbero imposto al fisioterapista l’invio del paziente al medico.
Il giudice sottolinea come, peraltro, il PM aveva già preso le distanze dalle conclusioni della consulenza tecnica, arrivando a sostenere che il procedimento avrebbe dovuto essere archiviato già nella fase delle indagini preliminari per assenza della notizia di reato, cosa che – si sottolinea – avrebbe anche evitato un inutile aggravio di costi per l’amministrazione della giustizia.
Il giudice ha quindi condiviso la richiesta del PM, escludendo che la fisioterapista avesse oltrepassato il confine tra valutazione fisioterapica e attività medica. Da qui la sentenza di assoluzione con la formula più ampia, “perché il fatto non sussiste”, che chiude definitivamente il procedimento penale.
La Federazione Nazionale degli Ordini della Professione Sanitaria di Fisioterapista (Fnofi), che pubblica la sentenza sul proprio sito, accoglie con “grande soddisfazione” la pronuncia che, scrive la Fnofi, “rappresenta un importante riconoscimento del corretto esercizio della professione sanitaria di Fisioterapista e conferma come l’autonomia professionale, quando esercitata nel rigoroso rispetto dell’ordinamento, costituisca un presidio di sicurezza per i cittadini e per l’intero Sistema sanitario”.
La Federazione nazionale ha inoltre espresso “apprezzamento” all’OFI Parma-Piacenza, che ha prontamente coinvolto la Fnofi nella gestione della vicenda: “Ogni qualvolta siano in discussione i principi fondamentali della professione sanitaria di Fisioterapista, la Federazione sarà presente, mettendo a disposizione le proprie competenze, i propri consulenti e gli strumenti necessari affinché i diritti dei Fisioterapisti siano tutelati e, soprattutto, sia garantita una corretta applicazione delle norme nell’interesse dei cittadini. L’obiettivo non è soltanto difendere il singolo professionista, ma contribuire alla costruzione di una sempre maggiore certezza del diritto, favorendo una cultura della collaborazione istituzionale, della competenza e del rispetto reciproco tra tutte le professioni sanitarie. La sentenza del Tribunale di Parma costituisce, in questa prospettiva, un risultato che appartiene all’intera comunità professionale dei Fisioterapisti italiani, perché riafferma che autonomia professionale, responsabilità e sicurezza delle cure sono valori che crescono insieme e che meritano di essere sostenuti con convinzione dalle istituzioni della professione”.