Governare l’intelligenza artificiale in sanità tra etica, norme e pratica clinica

Governare l’intelligenza artificiale in sanità tra etica, norme e pratica clinica

Governare l’intelligenza artificiale in sanità tra etica, norme e pratica clinica

Gentile Direttore, l’intelligenza artificiale (AI) è ormai parte dell’ecosistema sanitario, essendo presente in dispositivi medici, software, sistemi di imaging, piattaforme dati e processi organizzativi. La vera sfida, tuttavia, non è soltanto introdurla, ma governarla.

Gentile Direttore,
l’intelligenza artificiale (AI) è ormai parte dell’ecosistema sanitario, essendo presente in dispositivi medici, software, sistemi di imaging, piattaforme dati e processi organizzativi. La vera sfida, tuttavia, non è soltanto introdurla, ma governarla.

Ho da poco concluso il percorso di perfezionamento interuniversitario in “Etica, Diritto, Tecnologie del digitale. Dimensioni del rischio nell’Intelligenza Artificiale”, promosso dall’Università degli Studi di Macerata e dall’Università Politecnica delle Marche (coordinato dalla prof.ssa Benedetta Giovanola). Questa esperienza ha rafforzato una convinzione: l’AI sanitaria non può essere lasciata esclusivamente a profili informatici, ingegneristici o manageriali. Competenze indispensabili, ma non sufficienti.

Quando un sistema di AI entra in un percorso di prevenzione, diagnosi, cura o assistenza, non resta una semplice tecnologia: incide sulla “presa in carico della persona assistita” e sul modo in cui i dati clinici vengono prodotti, interpretati e utilizzati. Può orientare decisioni, modificare comportamenti professionali, generare affidamento e influenzare, appunto, la relazione di cura. Per questo l’AI in sanità è anche una questione ed una sfida etica, deontologica e di responsabilità professionale.

In questa prospettiva, la Lettera Enciclica “Magnifica Humanitas” di Papa Leone XIV sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale rappresenta un riferimento culturale importante. Il suo richiamo al «dovere urgente di restare profondamente umani» e alla consapevolezza che «nessuna macchina» potrà mai sostituire lo splendore della persona umana offre anche al mondo sanitario un criterio di discernimento: la tecnologia è progresso solo se resta al servizio della persona, della dignità, della sicurezza e del bene comune.

Ad esempio il Codice deontologico (ed. 2025) dei Tecnici sanitari di radiologia medica, ha già recepito il tema, richiamando espressamente all’uso competente, responsabile e non sostitutivo dell’AI (art. 87).

Un nodo particolarmente delicato riguarda il rapporto tra AI Act europeo (Regolamento UE 2024/1689) e dispositivi medici. Molte applicazioni di AI sanitaria non si presenteranno come progetti autonomi, ma risultano incorporate in dispositivi, software, apparecchiature e aggiornamenti tecnologici. Questo rischia di creare una “AI silenziosa”: presente nel prodotto, ma non sempre adeguatamente riconosciuta, censita, valutata e monitorata nei processi.

Serve quindi una governance sanitaria capace di collegare compliance regolatoria, sicurezza clinica e operativa, valutazione del rischio e responsabilità degli utilizzatori, ferma restando la centralità della decisione professionale, che la Legge n. 132/2025 rimette agli esercenti la professione medica.

Gli standard internazionali offrono strumenti preziosi. La ISO/IEC 42001 consente di impostare un sistema di gestione dell’intelligenza artificiale; la ISO/IEC 27001 richiama la sicurezza delle informazioni; la UNI 11621-8 contribuisce a definire profili e competenze nel settore AI, tra cui l’ “AI Consultant”. Tali strumenti possono supportare valutazione, implementazione e governo responsabile delle soluzioni basate su AI. Tuttavia, non devono restare confinati alla dimensione documentale o certificativa: devono essere tradotti nei processi sanitari reali, dove professionisti e pazienti vivono concretamente gli effetti dell’innovazione tecnologica.

Per questo il punto strategico è la formazione, o meglio l’alfabetizzazione l’AI delle professioni sanitarie. Non si tratta di trasformare medici, infermieri, tecnici sanitari, professionisti della riabilitazione e della prevenzione in informatici, ma di renderli capaci di comprendere limiti, rischi, bias, opacità, condizioni di affidabilità e implicazioni etiche dei sistemi che utilizzano.

La supervisione umana, tanto richiamata nei documenti normativi e regolatori, non può restare una formula. Deve diventare competenza effettiva. Chi opera quotidianamente nei percorsi di cura deve poter comprendere quando un output algoritmico sia coerente con il contesto clinico-assistenziale, quando debba essere messo in discussione e quando richieda ulteriori verifiche.

Il governo dell’AI in sanità passerà dalla capacità di costruire ponti tra tecnologia e cura, tra standard e pratica clinica, tra innovazione e responsabilità. In questo percorso, le professioni sanitarie non possono essere semplici utilizzatrici finali, ma devono diventare parte attiva della governance.

Non basta introdurre l’AI nella sanità: occorre formare professionisti capaci di governarla responsabilmente, soprattutto mentre si va verso sistemi sempre più “agentici”, capaci non solo di elaborare informazioni, ma anche di agire, prendere iniziative e interagire autonomamente nei processi.

Dott. Antonio Di Lascio
Tecnico sanitario di radiologia medica

08 Giugno 2026

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