Istat. Popolazione in calo in Italia, ma in misura diversa sul territorio. Nel 2080 saremo 45,8 milioni di residenti

Istat. Popolazione in calo in Italia, ma in misura diversa sul territorio. Nel 2080 saremo 45,8 milioni di residenti

Istat. Popolazione in calo in Italia, ma in misura diversa sul territorio. Nel 2080 saremo 45,8 milioni di residenti

La contrazione demografica sarà più intensa nel Mezzogiorno, le aree interne più fragili dei Centri. Un calo alimentato dallo squilibrio tra nascite e decessi: le prime scendono da 355mila nel 2030 a 281mila nel 2080, i decessi aumentano fino a 869mila nel 2058. Cresce il peso delle famiglie unipersonali e degli anziani soli. IL REPORT

L’Italia è destinata a diventare più “piccola”, più anziana e sempre più divisa tra territori. Secondo le nuove previsioni demografiche, la popolazione passerà, infatti, dai 58,9 milioni di residenti del 2025 ai 55 milioni nel 2050, fino a 45,8 milioni nel 2080. Il calo sarà particolarmente marcato nel Mezzogiorno e nelle aree interne, mentre il Nord mostrerà una maggiore capacità di tenuta. A cambiare sarà anche la struttura sociale: aumenteranno anziani e persone sole, diminuiranno le coppie con figli e si restringerà la popolazione in età lavorativa. È quanto emerge dal rapporto “Previsioni della popolazione residente, delle famiglie e delle forze di lavoro” pubblicato dall’Istat.

Popolazione prevista in calo ma in misura diversa sul territorio
Nello scenario mediano, come accennato, la popolazione residente passerà dai 58,9 milioni del 2025 ai 55 milioni nel 2050, fino a 45,8 milioni nel 2080. Il calo non sarà uniforme. Il Nord sarà l’unica ripartizione a registrare una crescita nel breve periodo, passando da 27,5 milioni di residenti nel 2025 a 27,7 milioni nel 2030. Successivamente inizierà anche qui una diminuzione, fino a 27,2 milioni nel 2050 e 24,2 milioni nel 2080. Nel Centro la popolazione scenderà da 11,7 milioni nel 2025 a 11 milioni nel 2050 e a 9,3 milioni nel 2080. La situazione più critica riguarderà il Mezzogiorno: dai 19,7 milioni di residenti del 2025 si passerà a 19,4 milioni nel 2030, 16,7 milioni nel 2050 e appena 12,3 milioni nel 2080. In trent’anni il Sud perderà quindi oltre un terzo della popolazione attuale.

Alla base del declino c’è soprattutto lo squilibrio tra nascite e decessi. Le nascite, già molto basse, resteranno intorno alle 355mila all’anno fino al 2030, per scendere a 335mila nel 2050 e 281mila nel 2080. I decessi, invece, aumenteranno dai 652mila del 2025 fino a un picco di circa 869mila nel 2058. Il saldo naturale resterà quindi sempre negativo, arrivando a circa -570mila persone nel 2059.

Le migrazioni dall’estero contribuiranno a limitare il calo, ma non saranno sufficienti a compensarlo. Il saldo migratorio resterà positivo, passando da circa 296mila persone nel 2025 a 204mila nel 2050, per poi risalire a 221mila nel 2080. Anche con questo apporto, però, la popolazione continuerà a diminuire.

Un Paese sempre più anziano
Il secondo grande cambiamento riguarda la struttura per età. Le generazioni numerose del baby boom degli anni Sessanta e della prima metà degli anni Settanta entreranno progressivamente nella terza età, mentre le generazioni più giovani sono molto meno numerose a causa della bassa natalità.

L’età media passerà dai 46,9 anni del 2025 ai 48 anni nel 2030, supererà i 51 anni nel 2050 e raggiungerà i 52,1 anni nel 2080. La quota di persone con almeno 65 anni salirà dal 24,7% del 2025 al 34,5% nel 2050 e al 36,8% nel 2080.

Contemporaneamente, si ridurrà la popolazione in età lavorativa: la fascia 15-64 anni passerà dal 63,4% del totale nel 2025 al 55,3% nel 2050 e al 53,2% nel 2080. I giovani sotto i 15 anni, già pochi, resteranno intorno al 10% della popolazione.

Particolarmente significativo sarà l’aumento dei cosiddetti “grandi anziani”, cioè gli over 85: dal 4,1% della popolazione nel 2025 passeranno a oltre il 7% nel 2050 e all’8,4% nel 2080. Questo comporterà una crescente domanda di assistenza sanitaria e sociale e metterà sotto pressione welfare, sistema pensionistico e servizi sociosanitari.

Cresce il divario tra territori e tra centri e aree interne
L’invecchiamento interesserà tutto il Paese, ma lo spopolamento sarà particolarmente intenso nelle aree più fragili. Le aree interne, cioè quelle più lontane dai principali centri di servizi, perderanno popolazione più rapidamente rispetto ai centri urbani e alle aree di cintura.

Nel 2025 i centri contano 45,6 milioni di abitanti, contro i 13,3 milioni delle aree interne. Nel 2050 i centri scenderanno a 43,2 milioni, mentre le aree interne arriveranno a 11,8 milioni.

Il divario sarà ancora più evidente nel Mezzogiorno. Qui le aree interne passeranno dai 7,1 milioni di abitanti del 2025 a circa 6 milioni nel 2050, con una perdita di 1,1 milioni di persone. Nello stesso periodo, le aree interne del Nord perderanno circa 122mila abitanti. Il rischio è quindi quello di un progressivo impoverimento demografico, economico e sociale delle zone più periferiche, soprattutto meridionali.

Famiglie più piccole e più persone sole
La trasformazione demografica cambierà anche il modo di vivere in famiglia. Il numero complessivo delle famiglie crescerà leggermente, passando da 26,7 milioni nel 2025 a un massimo di 27,9 milioni nel 2043, per poi scendere a 27,6 milioni nel 2050.

L’aumento sarà determinato soprattutto dalle famiglie senza nucleo, cioè composte da persone che vivono sole o che non formano una coppia o un rapporto genitore-figlio. Passeranno da 10,7 milioni nel 2025 a 12,3 milioni nel 2050, rappresentando il 44,7% di tutte le famiglie.

Al contrario, le famiglie con almeno un nucleo diminuiranno da 16 a 15,3 milioni. La dimensione media delle famiglie scenderà da 2,20 a 1,98 componenti.

A crescere maggiormente saranno le persone sole in età avanzata. Gli over 65 che vivono soli passeranno da 4,6 milioni nel 2025 a 6,6 milioni nel 2050. Gli over 75 soli saliranno invece a 4,7 milioni, 1,7 milioni in più rispetto a oggi. La maggior parte sarà costituita da donne, soprattutto per la loro maggiore longevità.

Anche le coppie con figli diminuiranno ovunque. Nel Mezzogiorno, dove oggi sono relativamente più diffuse, passeranno dal 31,2% delle famiglie nel 2025 al 22,4% nel 2050.

Più partecipazione al lavoro, ma meno lavoratori
La diminuzione della popolazione in età lavorativa avrà conseguenze importanti sull’economia. Il tasso di attività dovrebbe comunque aumentare dal 66,7% del 2025 al 71% nel 2050, grazie soprattutto alla maggiore partecipazione delle donne e alla permanenza più lunga degli anziani nel mercato del lavoro.

Questo aumento della partecipazione contribuirà a contenere gli effetti del calo demografico, ma non riuscirà a invertirne la tendenza: la forza lavoro tra 15 e 64 anni diminuirà di circa 3,4 milioni di persone. Inoltre, continueranno a essere molto ampi i divari tra uomini e donne e, soprattutto, tra Mezzogiorno e Centro-Nord.

31 Agosto 2026

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