Le zoonosi e le altre minacce infettive presentano un conto economico che può raggiungere dimensioni enormi. Già nel 2010 la Banca Mondiale stimava che le malattie zoonotiche avessero provocato, nel decennio precedente, oltre 20 miliardi di dollari di perdite economiche dirette e altri 200 miliardi di costi indiretti. A questo si aggiunge la resistenza antimicrobica che, secondo le proiezioni della Banca Mondiale, potrebbe determinare entro il 2050 una perdita pari a circa il 3,8% del Pil globale annuo.
Numeri che rafforzano la necessità di investire nella prevenzione e soprattutto di farlo attraverso strategie capaci di superare la tradizionale separazione tra settori.
È questo il quadro al centro del nuovo documento “Ritorni finanziari ed economici degli investimenti in One Health: evidenze e prospettive future”, realizzato dal Centro Investimenti dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (Fao), in collaborazione con l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e l’Organizzazione mondiale per la salute animale (Woah).
Il documento esamina il valore aggiunto a lungo termine degli investimenti in One Health, l’approccio integrato che riconosce le connessioni tra salute umana, animale, vegetale e degli ecosistemi e punta a massimizzare i benefici comuni tra i diversi settori.
E le evidenze raccolte sembrano indicare un ritorno economico significativo. La revisione sistematica della letteratura condotta per il documento ha preso in considerazione 97 studi: nell’80% è stato riscontrato un valore economico o un ritorno positivo delle iniziative One Health. Le evidenze presentano tuttavia ancora dei limiti: l’83% degli studi ha preso in considerazione soltanto due settori, mentre sono ancora poche le analisi che valutano gli effetti di un approccio One Health realmente integrato tra salute umana, animale, vegetale e ambientale.
Particolarmente rilevanti sono i dati relativi alla resistenza antimicrobica. Secondo le stime riportate nel documento, per ogni dollaro investito in un pacchetto combinato di interventi contro l’Amr è previsto un ritorno netto globale di 10,9 dollari nello scenario al 2035 e di 14,2 dollari in quello al 2050.
Il vantaggio economico emerge anche sul fronte della prevenzione delle pandemie. Le stime riportate nel documento indicano in 10,3-11,5 miliardi di dollari l’anno gli investimenti necessari per una prevenzione ispirata ai principi One Health: 2,1 miliardi per i servizi veterinari, 5 miliardi per la biosicurezza negli allevamenti e tra 3,2 e 4,4 miliardi per ridurre la deforestazione nei Paesi ad alto rischio. Una cifra che rappresenterebbe meno dell’1% del costo della risposta alla pandemia di Covid-19 nel solo 2020.
Il documento porta anche esempi concreti. In Indonesia, un programma realizzato tra il 2016 e il 2019 per migliorare il coordinamento tra i diversi settori nella gestione delle zoonosi, in particolare della rabbia, ha prodotto benefici economici compresi tra 6,56 e 14,35 dollari per ogni dollaro investito ogni anno. I vantaggi sono derivati soprattutto dalla riduzione dei costi della profilassi post-esposizione e da un controllo più efficace della rabbia attraverso la vaccinazione dei cani e le campagne di informazione.
L’approccio One Health, sottolinea il documento, può infatti contribuire a ridurre il carico delle malattie, i costi sanitari, la contaminazione ambientale e la diffusione della resistenza antimicrobica. Promuovendo la collaborazione tra settori e discipline differenti, può inoltre aumentare l’efficienza degli investimenti e migliorare la resilienza nel lungo periodo.
Restano però ostacoli importanti. Gli investimenti sono ancora limitati anche per la difficoltà di quantificare in modo robusto i ritorni economici e i benefici integrati dell’approccio One Health. Budget e sistemi di rendicontazione continuano inoltre a essere prevalentemente organizzati per singoli settori, rendendo più difficile il coordinamento. Il rapporto evidenzia anche i costi iniziali legati al coordinamento intersettoriale e la difficoltà di attribuire un valore economico ad alcuni benefici, come la sicurezza sanitaria globale, la sicurezza alimentare, l’equità e la tutela della biodiversità.
“Le sfide più urgenti di oggi – cambiamento climatico, perdita di biodiversità, inquinamento, insicurezza alimentare e vulnerabilità socioeconomiche – sono profondamente interconnesse”, sottolinea Thanawat Tiensin, vicedirettore generale della Fao, direttore della divisione Produzione e salute animale e veterinario capo. Sfide che, aggiunge, “richiedono approcci integrati come One Health, che possono migliorare la prevenzione e la mitigazione”.
Sulla centralità della prevenzione insiste anche Baba Soumare, vicedirettore generale della Woah, indicando nella salute animale uno dei punti di partenza più efficaci: “Investire in One Health significa investire in servizi veterinari più solidi, una migliore sorveglianza e una maggiore collaborazione tra i settori per individuare, prevenire e rispondere alle minacce sanitarie alla fonte. Questi investimenti proteggono non solo gli animali, ma anche le persone, le economie e gli ecosistemi”.
Il vicedirettore generale dell’Oms, Jeremy Farrar, conferma infine che l’Oms collaborerà con i partner per rafforzare le evidenze sull’impatto e sul ritorno degli investimenti degli interventi One Health. “Ciò è essenziale per costruire una solida base scientifica ed economica a sostegno dell’approccio One Health e per trasformare l’impegno politico in azioni concrete”.
Il documento