La collaborazione in Ps non limita l’autonomia: migliora le decisioni e gli esiti dei pazienti

La collaborazione in Ps non limita l’autonomia: migliora le decisioni e gli esiti dei pazienti

La collaborazione in Ps non limita l’autonomia: migliora le decisioni e gli esiti dei pazienti

Gentile Direttore, la lettera della Simeu, richiama alcune riflessioni sulla presenza dell'internista/geriatra nei Ps. La posizione espressa evidenzia l'esigenza di evitare derive burocratiche e di preservare l'autonomia decisionale del medico dell’emergenza-urgenza nei PS. Tuttavia, proprio la realtà descritta, suggerisce che la risposta non sia ridurre le competenze in campo, ma rafforzarne l'integrazione

Gentile Direttore, la lettera della Simeu, pubblicata su Quotidiano Sanità, richiama alcune riflessioni sulla presenza dell’internista/geriatra nei PS. La posizione espressa evidenzia l’esigenza di evitare derive burocratiche e di preservare l’autonomia decisionale del medico dell’emergenza-urgenza nei PS. Tuttavia, proprio la realtà descritta, ovvero milioni di accessi, di cui una quota crescente di anziani fragili e complessi, suggerisce che la risposta non sia ridurre le competenze in campo, ma rafforzarne l’integrazione.

Il paziente geriatrico non è solo pluripatologico: è fragile, spesso atipico nella presentazione clinica, a rischio di delirium, perdita funzionale e ricoveri inappropriati. In questo scenario, il geriatra porta una competenza specifica e distintiva: la capacità di integrare dimensione clinica, funzionale, cognitiva e sociale in tempi rapidi, orientando decisioni che vanno oltre la diagnosi acuta.

Non è un’affermazione teorica. Le evidenze sulla Comprehensive Geriatric Assessment (CGA) dimostrano una riduzione significativa di mortalità, istituzionalizzazione e declino funzionale quando applicata precocemente (Ellis et al., Cochrane 2017). Modelli di integrazione geriatrica nei Dipartimenti di Emergenza hanno inoltre mostrato miglior appropriatezza dei ricoveri, minori riammissioni e migliore pianificazione della dimissione.

Alla luce di ciò, appare limitante immaginare il geriatra come semplice consulente “su chiamata”. Se la complessità è strutturale, allora anche la risposta deve essere strutturale. E oggi è un dato di fatto che molti specialisti in geriatria operano già nei Pronto Soccorso, contribuendo quotidianamente alla gestione di quei pazienti “difficili” che rappresentano il vero collo di bottiglia del sistema.

Il geriatra non sottrae autonomia, ma aumenta la qualità della decisione. Non introduce vincoli, ma riduce gli esiti avversi dei pazienti anziani, in particolare di quelli più fragili. Non si sovrappone all’internista o al medico MEU, ma completa le competenze necessarie per governare la complessità contemporanea.

Prof Dario Leosco
Professore Ordinario di Geriatria Università degli Studi di Napoli Federico II
Presidente della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria

23 Aprile 2026

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