La proposta di legge di iniziativa popolare per rafforzare il Ssn: criticabile, ma io la firmo

La proposta di legge di iniziativa popolare per rafforzare il Ssn: criticabile, ma io la firmo

La proposta di legge di iniziativa popolare per rafforzare il Ssn: criticabile, ma io la firmo

Gentile Direttore, la proposta di legge di iniziativa popolare per il Ssn ha molti limiti e omissioni (fondi integrativi, programmazione ospedaliera), ma ha il merito di chiedere un aumento del finanziamento e una nuova politica del personale partendo dal basso. Per questo, pur con tutte le critiche, la firmo.

Gentile Direttore,

Quotidiano Sanità ha già segnalato da tempo  la proposta di legge di iniziativa popolare che ha come titolo già esplicito “Disposizioni per rendere effettivo il diritto alla salute mediante il rafforzamento del Servizio Sanitario Nazionale e la valorizzazione del personale”. Sempre qui su Qs c’è già stato un commento alla proposta di Gianluigi Trianni e Aldo Gazzetti.

La proposta, promossa per iniziativa della CGIL e di molte Associazioni, ha un testo molto articolato alla cui lettura rimando  e i cui elementi sono recuperabili dalla sintesi che ne fa la pagina web dedicata alla iniziativa. A questa sintesi io aggiungo alcune considerazioni estrapolate da una intervista a Nerina Dirindin, che è stata una promotrice della proposta, pubblicata su il punto.it , un progetto editoriale voluto dall’Ordine dei medici-chirurghi e odontoiatri di Torino. Ecco alcuni passaggi significativi delle dichiarazioni della Dirindin utili per comprendere la filosofia di fondo della proposta che viene definita non come una riforma organica del Ssn, ma un insieme di interventi urgenti per interrompere il declino:

  • il punto di partenza è il finanziamento: l’obiettivo è portare la spesa sanitaria al 7,5% del pil, il che richiede circa dieci miliardi l’anno distribuiti su un quadriennio, con un incremento necessariamente graduale. Per coprirlo senza peggiorare i conti pubblici, la proposta individua alcune fonti: la lotta all’evasione fiscale, il superamento dei sussidi ambientalmente dannosi (i cosiddetti SAD, circa 24 miliardi l’anno, metà dei quali legati al fossile), la revisione del prontuario farmaceutico (con risparmi stimati in almeno 2,5 miliardi) e una rimodulazione della fiscalità in senso progressivo;
  • la priorità assoluta è il personale dipendente rispetto al quale si propone di abrogare il tetto di spesa vietando le esternalizzazioni delle attività caratteristiche del Ssn, bloccando il ricorso al privato accreditato e recuperando la capacità di programmazione a tutti i livelli;
  • la seconda priorità è puntare sul rafforzamento dell’assistenza territoriale e quindi: ridare funzione al distretto; adeguare il numero dei consultori familiari; garantire un’assistenza adeguata alle persone con problemi di salute mentale; superare la contenzione nelle strutture residenziali; garantire alle persone anziane il diritto a determinarsi in maniera indipendente, libera, informata e consapevole; potenziare l’assistenza domiciliare per le persone non autosufficienti; prevedere per le persone con patologie croniche la prenotazione direttamente attraverso la struttura che ha in cura il paziente.

Il testo della proposta presenta molti aspetti discutibili, sia per quello che dice che per quello che non dice. A scopo esemplificativo da tecnico mi colpisce l’omissione non casuale del tema dei fondi integrativi (su cui la stessa CGIL, principale promotrice della iniziativa, dovrebbe cominciare a porsi qualche domanda e soprattutto tirare qualche conclusione) e l’omissione relativa alla esigenza urgente di rivedere la programmazione ospedaliera delle Regioni, ancora clamorosamente disallineata rispetto alle indicazioni (peraltro da rivedere in senso ancora più restrittivo) del DM 70. Pensare di potenziare il territorio senza riequilibrare il peso con la offerta ospedaliera esuberante e frammentata è da finti ingenui. Per fare la frittata, potenziare il territorio, bisogna rompere le uova, e cioè razionalizzare e qualificare le reti ospedaliere per acuti.

Tra le cose riportate nella proposta che non condivido c’è la affermazione per cui non va posto un tetto di spesa per il personale. Ad assetto dell’offerta costante è evidente che nella stragrande maggioranza delle Regioni il personale in più andrebbe agli ospedali, mentre al territorio e alla autosufficienza andrebbero le briciole.

Ma molte altre osservazioni e critiche potrebbero essere fatte alla proposta, come hanno fatto i già citati Gianluigi Trianni e Aldo Gazzetti nel documento allegato alla loro già citata lettera a Qs, documento in cui affermano che gli obiettivi della Legge di iniziativa popolare non possono essere conseguiti senza forti, inevitabili ed immediate lotte sociali e sindacali. Sul versante per così dire opposto, se si confronta il testo della proposta con il Documento, a mio parere molto stimolante anche se non del tutto condivisibile, “Idee nuove per un SSN equo e sostenibile. Una proposta di accademici ed esperti” presentato contemporaneamente lo scorso 25 giugno con modalità ibrida presso 9 Università italiane (Università Bocconi, Università di Catania, Università di Genova, LUMSA, Università Magna Græcia, Università di Messina, Università del Salento, Scuola Superiore Sant’Anna e Università di Torino), emergono accanto a diverse potenziali sovrapposizioni alcune differenze sostanziali, ad esempio sul ruolo del management e del privato.

Insomma, da qualunque punto di vista la si voglia vedere la proposta di legge di iniziativa popolare per il rafforzamento del SSN presenta punti deboli e limiti da sanare. Ma un merito ce l’ha ed è un merito che fa la differenza: richiede partendo da una costruzione “dal basso” misure urgenti che comportino per il Ssn un aumento del finanziamento e una diversa politica del personale. Poi la proposta andrà in tanti passaggi modificata, arricchita e riorientata, ma come punto di partenza costituisce una occasione da non perdere per mandare un segnale urgente al Governo e più in generale alla politica.

E adesso firmo.

Claudio Maria Maffei

13 Luglio 2026

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