L’inquietante storia della passione ministeriale per i super ospedali

L’inquietante storia della passione ministeriale per i super ospedali

L’inquietante storia della passione ministeriale per i super ospedali

Gentile Direttore, ho già avuto modo qui su Qs di commentare tecnicamente la proposta contenuta nel ddl delega per la riforma del Ssn di istituzione degli ospedali di terzo livello e degli ospedali elettivi.

Gentile Direttore,

ho già avuto modo qui su Qs di commentare tecnicamente la proposta contenuta nel ddl delega per la riforma del Ssn di istituzione degli ospedali di terzo livello e degli ospedali elettivi. Quella dei super ospedali di terzo livello appare una scelta davvero inquietante nelle forme in cui viene descritta in modo poco trasparente dal testo del ddl: aumenta lo squilibrio ospedale-territorio; apre a un ruolo dominante di privati, enti religiosi e Università e sposta il governo della parte di presunta eccellenza della ospedalità del Ssn al livello centrale. Inoltre, è un progetto incoerente con l’obiettivo di contenimento della mobilità tra Nord e Sud che richiederebbe una ridistribuzione complessiva dell’offerta di servizi con dentro un progetto alte specialità. Ma questa insana passione ministeriale un po’ americana per i super ospedali quando nasce? Quella che racconto qui è la mia storia desumibile dalle fonti cui ho accesso. Premetto alla “mia” storia che non c’è nulla di male nel ragionare sui “grandi ospedali” (in Italia c’è un progetto con autorevoli partner al riguardo), ma quello che qui si discute è il modo in cui è stata proposta la loro istituzionalizzazione nel ddl delega.

La storia della passione ministeriale per gli ospedali di terzo livello (o super ospedali come li chiamerò da adesso in avanti) comincia a mio parere nel dicembre 2022 quando l’Agenas, al tempo diretta da Domenico Mantoan, si inventa la classifica dei migliori ospedali italiani in base ai dati del Programma Nazionale Esiti (PNE). Commentai subito questa scelta inspiegabile che tradiva tutta la storia del PNE che aveva a quel tempo nella home del sito la dicitura “il PNE non produce classifiche, graduatorie, giudizi”. Dopo la mia lettera a Qs la dicitura venne tolta, per essere poi rimessa nell’ultima edizione, ma ormai il danno era stato fatto e i giornali adesso le classifiche se le fanno da soli. Comincia a passare l’idea molto americana che dei migliori ospedali si possa fare un elenco e una classifica, sul modello (a mio parere pessimo) della classifica World’s Best Hospitals (iniziata, credo,  nel 2019). Forse non casualmente qualche settimana prima nel novembre  2022 si era tenuto a Careggi l’ Open meeting “I Grandi Ospedali Italiani si confrontano per fare Sistema”, promosso proprio all’interno del progetto Grandi ospedali cui ho fatto riferimento prima.

Nel giugno 2023 viene istituito dal Ministero un tavolo di lavoro per la revisione congiunta di DM 70 e DM 77. La istituzione di questo tavolo nasceva dalla richiesta di un tavolo di confronto col Ministero richiesto dal Forum delle Società Scientifiche dei Clinici Ospedalieri e Universitari Italiani che già alcuni mesi prima aveva resa nota l’esistenza di un tavolo di consultazione col Ministro. La composizione di questo tavolo era così sbilanciata (solo uomini, prevalentemente clinici ospedalieri e universitari) che dovette essere rivista due volte per arrivare a un tavolo di 76 persone condannato a non funzionare. Ma la storia del tavolo aiuta a capire le radici della natura profondamente ospedalocentrica dell’attuale Ministero della Salute. 

La prima traccia di uno specifico interesse ministeriale alla formalizzazione di un progetto nazionale di super ospedali l’ho vista affiorare  il 23 maggio del 2024 quando al congresso nazionale dell’ANMDO tenutosi ad Ancona nella sua relazione da remoto (cui ho assistito) il prof. Amerigo Cicchetti, Direttore generale della Programmazione del Ministero della Salute, sulla programmazione sanitaria e ospedaliera presentò i dati relativi a quelli che venivano chiamati gli ospedali della spina dorsale, e cioè le principali 20 strutture ospedaliere per peso della casistica e attrattività. Nella stessa relazione si parlò anche degli 11 ospedali pediatrici in Italia in cui si concentrerebbe il 90% delle dimissioni ospedaliere (mi pare un dato eccessivo, ma non sono in grado di controllare). Questi ospedali venivano definiti in una slide una “rete naturale” nell’assistenza, nella ricerca e nella didattica.

La stesso elenco di 20 ospedali si ritrova in un articolo de il Sole 24 ore salute del 24 giugno 2024. Nell’articolo si dice che la mappa dei maxi poli è stata messa a punto dai tecnici del ministero della Salute utilizzando gli ultimi dati delle Sdo, le schede di dimissioni ospedaliere appena pubblicate. All’elenco si è arrivati, continua l’articolo, dopo aver selezionato gli ospedali con maggior numero di dimissioni ospedaliere (l’11%di tutta la casistica per ricovero ordinario e day hospital) a cui viene poi assegnato un punteggio frutto di un mix di due indicatori: il peso medio della casistica dei Drg (la complessità dei casi trattati) e l’attrattività dei pazienti in arrivo da altre regioni (la mobilità). In questo elenco di 20 grandi nosocomi, dieci erano al Nord, mentre 8 erano al Centro e solo due al Sud. Nei primi 10 posti c’erano quattro IRCCS privati e 5 Aziende Ospedaliero-Universitarie. Nello stesso giorno in una intervista allo stesso giornale (che riprendo da qui) il Professor Cicchetti parla della iniqua distribuzione di questi super ospedali e della necessità per ridurre i divari di puntare su equità ed eguaglianza di accesso alle cure. Una priorità che, continua Cicchetti, “proveremo a perseguire con il nuovo Piano sanitario nazionale, che contiamo di approvare a fine anno in modo da agganciarlo alla legge di bilancio per il reperimento delle risorse”.

Possiamo dunque collocare nel giugno 2024 il momento in cui autorevolmente si esplicita l’avvio di quel percorso ministeriale che adesso viene ripreso nel ddl delega, anche se si continua a saperne poco o niente.

Il tema dei super ospedali viene rilanciato il 29 novembre  2024 da il Sole 24 ore sanità in un articolo in cui si parla del progetto del governo di costruire una dorsale, inizialmente costituita da almeno 8-10 super ospedali d’eccellenza,  in grado di coprire tutte le aree del Paese per evitare la fuga ogni anno di decine di migliaia di pazienti soprattutto dal Sud al Nord in cerca di cure spesso salva vita. Una rete di ospedali nazionali di riferimento di terzo livello “che potranno contare sulle ultime grandi attrezzature mediche d’avanguardia e sul personale sanitario di cui hanno bisogno senza paletti e tetti alle assunzioni grazie ai finanziamenti che arriveranno direttamente da Roma e non più solo dalle Regioni a cui oggi afferiscono non senza qualche problema (soprattutto se la Regione è in piano di rientro).”

Più o meno le stesse informazioni sono ricavabili da la Stampa del 4 gennaio 2025 . Anche qui si parla di una rete di “una decina di super ospedali di riferimento nazionalecollocati anche al Sudcui riconoscere uno status speciale. Lo scopo è garantire un livello top di cure nei campi più importanti, come quelli della cardiochirurgia, della neurochirurgia o dell’oncologia pediatrica. Una rete che oltre agli ospedali pubblici ricomprenderebbe anche quelli privati convenzionati.” Si fanno anche dei nomi per la lista dei super ospedali: la “Casa del Sollievo” e il Policlinico di Bari in Puglia e il “Federico II” di Napoli al Sud;  a Roma i Policlinici Gemelli e Umberto I e al centro l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Pisa; al Nord  i tre ospedali milanesi già sul podio per la loro attrattività (presumo Galeazzi , Humanitas e San Raffaele) più il Policlinico Sant’Orsola a Bologna e l’Azienda Ospedaliero-Universitaria i di Verona. Si attribuisce nell’articolo al Ministro Schillaci la seguente dichiarazione: “Stiamo elaborando un testo collegato per il potenziamento e l’integrazione dell’assistenza ospedaliera e territoriale, che interviene in diversi ambiti, tra i quali aggiornare la classificazione delle strutture ospedaliere, anche alla luce dell’avvenuta attivazione degli ospedali di comunità, identificando ospedali di riferimento nazionale”.

Il tema dei superospedali riemerge carsicamente il 15 luglio 2025 quando il Sole 24 ore sanità aggiorna assieme ad altri media l’elenco dei 20 (diventati nel frattempo 21) super ospedali. Nell’articolo si citano alcune affermazioni del Ministro Schillaci che confermano la volontà del governo  di un restyling del Ssn, a partire dalla rete ospedaliera per arrivare alla riforma dei medici di famiglia. Si parla della possibilità subito dopo l’estate di un Ddl delega con l’obiettivo di creare una rete di «ospedali nazionali di riferimento» di terzo livello con il solito status speciale. Quanto all’elenco dei super ospedali si faceva presente che il Ministero della Salute non aveva ancora “né redatto né pubblicato alcuna mappa o classifica delle strutture ospedaliere” e che i dati sui 21 super ospedali “non hanno attinenza con le elaborazioni del Ministero della Salute finalizzate a individuare ospedali di rilievo nazionale per i quali sono ancora in fase di perfezionamento le metodologie di analisi”.

Con la manovra di bilancio 2026 si aggiunge un nuovo tassello alla vicenda dei super ospedali del SSN, vicenda che si intreccia con quella del primo super ospedale finanziato coi fondi del SSN pur non facendone parte: l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Con la manovra 2026 il finanziamento annuale extra-produzione (già valorizzata con super tariffe) di questa prestigiosa struttura è passato da 50 milioni di euro a 120 con valore retroattivo al 2025. Fondi sottratti alla quota ripartita tra le Regioni, operazione che si vuole ripetere con i nuovi super ospedali.

Finalmente arriviamo al ddl dopo questo lungo percorso che non è riuscito a produrre analisi e documenti in grado di dare un senso di sanità pubblica al progetto dei super ospedali, dentro un ddl che dedica 231 parole agli ospedali di terzo livello e 97 agli ospedali elettivi, mentre non nomina mai prevenzione e distretti. Forse questo si lega alle scelte fatte sui ruoli chiave del SSN, dai forti legami col mondo universitario ospedaliero romano, compreso quello riferibile alle Fondazioni private no profit cui il ddl guarda con particolare attenzione. A pensar male…

Claudio Maria Maffei

29 Gennaio 2026

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