Intercettare la malattia di Crohn prima che compaia i sintomi, prevenire complicanze, interventi chirurgici e la non risposta alle terapie. È l’ambizioso obiettivo del progetto europeo Ihi Intercept, finanziato dall’Unione Europea, partito nel primo trimestre del 2025 e destinato a durare 60 mesi.
Il progetto vede un consorzio di 23 partner internazionali tra istituti di ricerca, cliniche e aziende tecnologiche, coordinato dai gastroenterologi Geert D’Haens (Amsterdam University Medical Center) e Jean-Frédéric Colombel (Icahn School of Medicine, Mount Sinai, New York). Per l’Italia, partecipano la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs e Gemelli Digital Medicine & Health (Gdmh), con un budget complessivo di oltre 1,8 milioni di euro.
“Questo progetto è un “break through” nella gestione della malattia di Crohn – commenta Franco Scaldaferri, responsabile dell’Uos Malattie infiammatorie Croniche intestinali del Cemad del Policlinico Gemelli –. Nasce da un forte connubio tra ricerca di base e clinica, e si inserisce nelle correnti più innovative della medicina moderna, che vedono nella prevenzione e nella personalizzazione della cura lo strumento più potente per massimizzare l’efficacia terapeutica”.
L’idea di fondo è sviluppare una traccia sierologica innovativa – un biomarcatore – in grado di identificare le persone ad alto rischio di sviluppare la patologia molto prima dell’esordio clinico. Per validare il test in modo prospettico, il biomarcatore verrà sperimentato su un campione di 10.000 parenti di primo grado di pazienti europei già affetti da malattia di Crohn. L’obiettivo è dimostrare che, intercettando precocemente i soggetti a rischio, si possano prevenire o ridurre i sintomi con interventi medici mirati, migliorando radicalmente la qualità della vita.
Il Gemelli non si limiterà alla fase retrospettiva su campioni sierologici già disponibili, ma condurrà anche uno studio osservazionale e un’analisi dei dati attraverso una piattaforma digitale condivisa con i Paesi partner. È in sviluppo, infatti, la piattaforma e-Intercept, conforme alle nuove norme europee sui dispositivi medici (Mdr), che permetterà il monitoraggio remoto dei pazienti con malattie infiammatorie croniche intestinali (Ibd), raccogliendo dati reali e creando modelli predittivi dell’evoluzione clinica.
“L’obiettivo – spiega Scaldaferri – è che e-Intercept diventi uno strumento indispensabile non solo per supportare le decisioni cliniche durante il trattamento, ma anche per anticipare l’intercettazione della malattia, intervenendo prima che raggiunga la fase clinica”.
A Gdmh, società del Gruppo Gemelli dedicata alla salute digitale, spetta il compito di identificare algoritmi predittivi per riconoscere gli individui ad alto rischio e i percorsi di intervento precoce. Dopo l’analisi delle performance dei biomarcatori, il team curerà la mappa regolatoria, l’approvazione da parte delle autorità, la gestione finanziaria e la strategia di disseminazione dei risultati.
“Grazie alla combinazione di biomarcatori innovativi e tecnologie digitali – dichiara Alfredo Cesario, Ceo di Gdmh – puntiamo a rivoluzionare l’approccio alla diagnosi e al trattamento della malattia di Crohn, portando benefici tangibili ai pazienti e riducendo i costi per il sistema sanitario”.
L’accesso ai benefici del progetto sarà esteso anche ad altri centri romani, tra cui gli ambulatori specialistici per le malattie infiammatorie croniche intestinali del Policlinico Tor Vergata, del San Camillo, del Campus Biomedico e dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Un segnale concreto di come la ricerca europea sulla prevenzione stia diventando sempre più integrata e territoriale.