Migranti e accesso alle cure, report Oms: solo il 40% degli Stati membri forma gli operatori sanitari

Migranti e accesso alle cure, report Oms: solo il 40% degli Stati membri forma gli operatori sanitari

Migranti e accesso alle cure, report Oms: solo il 40% degli Stati membri forma gli operatori sanitari

I dati che l’Oms ha raccolto nel nuovo "Rapporto mondiale sulla promozione della salute dei rifugiati e dei migranti: monitoraggio dei progressi sul piano d'azione globale dell'OMS" mostrano un primo importante cambiamento di rotta, ma restano aree da migliorare. IL RAPPORTO

Oltre 60 Paesi su 93 monitorati dall’Organizzazione mondiale della sanità affermano di includere le esigenze sanitarie di rifugiati e migranti nelle loro politiche e leggi nazionali; tuttavia, ancora solo il 30% dei Paesi implementa campagne di comunicazione contro la loro discriminazione sanitaria.

Sono i dati che l’Oms ha raccolto nel nuovo “Rapporto mondiale sulla promozione della salute dei rifugiati e dei migranti: monitoraggio dei progressi sul piano d’azione globale dell’OMS” che mostra un primo importante cambiamento di rotta. Anche in contesti politicamente sensibili, i paesi si affidano sempre più a evidenze, dati, scienza e norme e standard consolidati per gestire migrazione e salute vengano nei sistemi sanitari nazionali.

Oggi, oltre 1 miliardo di persone, quindi oltre 1 su 8 a livello globale, vive con lo status di rifugiato o migrante. Le motivazioni del trasferimento variano dalla fuga da conflitti e disastri naturali, alla ricerca di una migliore istruzione, opportunità economica e speranza di vita. Va evidenziato, però, come migranti e rifugiati arrivati nel nuovo paese affrontino spesso ostacoli per accedere alle cure, in generale un maggiore rischio di abbandono sanitario e quindi di contrarre patologie croniche o infettive, avere problemi di salute mentale e condizioni di vita difficili.

Aumentano gli investimenti, ma ancora meno della metà degli Stati membri include migranti e rifugiati

Nel report emerge come gli investimenti sulla salute di rifugiati e migranti portino anche a guadagni economici per il Paese che decide di perseguirli. I sistemi sanitari inclusivi e sensibili ai migranti riducono anche i costi a lungo termine, permettendo a popolazioni sane e ben integrate di contribuire pienamente alle società in cui vivono.

Nonostante degli evidenti miglioramenti ed esempi virtuosi riportati, restano dei vulnus da sottolineare. Solo il 37% dei paesi rispondenti (93) raccoglie, analizza e diffonde regolarmente dati sanitari relativi alla migrazione come parte dei sistemi nazionali di informazione sanitaria.

Solo il 42% include rifugiati e migranti nei piani di preparazione alle emergenze, riduzione del rischio di disastri o risposta e meno del 40% riferisce di aver formato operatori sanitari in cure culturalmente sensibili per rifugiati e migranti.

L’accesso rimane disomogeneo: mentre i rifugiati sono generalmente più propensi ad accedere ai servizi sanitari, i migranti in situazioni irregolari, gli sfollati interni, i lavoratori migranti e gli studenti internazionali sono coperti in modo molto meno costante. Resta inoltre molto bassa la partecipazione di queste fasce di popolazione alle decisioni politiche sulla gestione sanitaria.

“I rifugiati e i migranti non sono solo beneficiari di cure, ma sono anche operatori sanitari, caregiver e leader comunitari”, ha dichiarato il dottor Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. “I sistemi sanitari sono veramente universali solo quando servono tutti. Il nuovo rapporto dell’OMS sulla salute dei migranti e dei rifugiati mostra che l’inclusione giova a intere società e rafforza la preparazione alle future sfide sanitarie.”

Le richieste di Oms e la collaborazione con l’Organizzazione internazionale per le Migrazioni

L’Oms chiede agli Stati membri di continuare a convertire in azione gli impegni presi, monitorando e condividendo i dati, promuovendo cure culturalmente reattive e integrando rifugiati e migranti nei sistemi sanitari nazionali resilienti. A livello globale, regionale e nazionale, l’Oms continuerà anche a collaborare strettamente con partner, tra cui l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati e la Banca Mondiale, per promuovere approcci coordinati e basati sui diritti alla salute dei rifugiati e dei migranti.

L’Oim è diventata la prima organizzazione internazionale ad aderire al Global Digital Health Certification Network (GDHCN), un’infrastruttura pubblica digitale ospitata dall’Oms che consente la verifica dei documenti sanitari tra i paesi. La nuova collaborazione dovrebbe ulteriormente rafforzare gli sforzi per aiutare i migranti ad accedere in modo sicuro alle cartelle cliniche verificabili ovunque si svolgano, supportando la continuità delle cure oltre confine.

G.F.

26 Marzo 2026

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