Gentile direttore,
i Mondiali di calcio del 2026 si aprono domani in un clima che restituisce ai grandi eventi sportivi una sensazione quasi dimenticata: la normalità. Niente protocolli emergenziali generalizzati, niente bolle sanitarie, niente restrizioni agli spostamenti. Stati Uniti, Canada e Messico accolgono 48 squadre, 104 partite e milioni di tifosi da ogni angolo del pianeta come si faceva prima delle grandi crisi sanitarie globali. Ed è proprio questa apparente semplicità a rendere l’evento particolarmente significativo dal punto di vista della sanità pubblica, in un mondo che resta segnato da guerre, tensioni geopolitiche e disuguaglianze profonde.
I grandi eventi sportivi hanno sempre rappresentato un punto di osservazione privilegiato per comprendere il rapporto tra società e salute. Dai primi Mondiali del 1930, la concentrazione di persone provenienti da contesti diversi ha imposto interrogativi sulla prevenzione delle malattie, sulla gestione delle emergenze e sulla tutela degli atleti. Con l’aumento della mobilità internazionale e la crescita delle città ospitanti, i tornei hanno contribuito allo sviluppo di sistemi di sorveglianza sanitaria, di servizi di emergenza coordinati e di standard sempre più elevati di sicurezza alimentare e ambientale. Oggi, però, c’è un alleato in più: l’intelligenza artificiale. Non come promessa tecnologica astratta, ma come strumento già operativo e integrato nei sistemi sanitari.
Per decenni, il lavoro della sanità pubblica durante i grandi eventi è rimasto invisibile. La sanità funzionava quando non si faceva notare, quando preveniva senza interferire con lo svolgimento dell’evento. Solo in situazioni eccezionali, come nel caso delle Olimpiadi di Tokyo 2020 durante la pandemia da COVID-19, la salute pubblica è diventata protagonista assoluta, condizionando ogni aspetto dei Giochi. Quell’esperienza ha segnato uno spartiacque: da allora, nessun grande evento può essere pensato prescindendo dalla sua sostenibilità sanitaria.
I Mondiali del 2026, che si svolgono in un contesto meno drammatico ma non per questo meno complesso, rappresentano quindi una prova di maturità per i sistemi sanitari nordamericani: dimostrare di saper gestire un evento di portata senza precedenti senza ricorrere a logiche emergenziali, integrando sorveglianza epidemiologica, servizi territoriali e comunicazione istituzionale.
Un torneo a tre voci, una sorveglianza unitaria
Per la prima volta, un Mondiale si svolge su un territorio vastissimo, che si estende dal Canada settentrionale al Messico meridionale, attraversando confini tradizionalmente complessi. Il torneo si articola in 16 città ospitanti: 11 negli Stati Uniti, 3 in Messico (Città del Messico, Guadalajara, Monterrey) e 2 in Canada (Toronto e Vancouver). L’evento vedrà la partecipazione di 48 squadre, contro le 32 delle edizioni precedenti, e un totale di 104 partite, a partire dal match di apertura l’11 giugno fino alla finale del 19 luglio. La capienza complessiva degli stadi è impressionante: l’AT&T Stadium di Arlington (Dallas) raggiunge i 94.000 posti, il MetLife Stadium del New Jersey 82.500, lo stadio Azteca di Città del Messico 83.000. Si tratta di numeri che impongono una pianificazione sanitaria di livello mai sperimentato prima.
La sfida logistica è immensa, ma proprio qui l’intelligenza artificiale fa la differenza. Le autorità sanitarie dei tre paesi hanno messo a punto meccanismi di coordinamento senza precedenti. L’Organizzazione Panamericana della Sanità (PAHO) ha rafforzato la cooperazione regionale per la sicurezza sanitaria attraverso un gruppo di lavoro istituito già nel 2023, che riunisce le autorità sanitarie dei tre paesi ospitanti insieme a rappresentanti della FIFA e di altri partner. L’obiettivo è migliorare la preparedness, la condivisione delle informazioni e i meccanismi di risposta coordinata ai potenziali rischi sanitari durante il torneo. Questo sforzo di collaborazione è tanto più rilevante in un contesto geopolitico complesso, in cui gli Stati Uniti hanno lasciato l’Organizzazione Mondiale della Sanità, rendendo più complicata la coordinazione delle informazioni tra i tre paesi.
Le autorità hanno sviluppato strumenti di monitoraggio avanzati, inclusi sistemi di sorveglianza sanitaria quotidiana prima, durante e dopo il torneo. La sorveglianza basata su eventi (event-based surveillance) consente di integrare dati provenienti da pronto soccorso, farmacie, laboratori di analisi e sensori ambientali. I sistemi di IA predittiva aiutano a identificare precocemente cluster di sintomi compatibili con malattie trasmesse per via aerea, alimentare o tramite vettori, senza bisogno di test di massa o restrizioni generalizzate.
Sorveglianza delle acque reflue: l’arma silenziosa contro le epidemie
Uno degli strumenti più innovativi dispiegati per questi Mondiali è il monitoraggio delle acque reflue. Un’unità di salute pubblica con sede a Washington, coordinata dalla Georgetown University e dal sistema ospedaliero MedStar Health, ha convertito un laboratorio universitario in un vero e proprio centro di comando epidemiologico. La rete di sorveglianza delle acque reflue, che coinvolge diversi partner in tutti gli Stati Uniti, è in grado di rilevare materiale genetico di virus eliminati attraverso la pelle o la saliva, inclusi COVID-19, morbillo, influenza, e anche malattie trasmesse da insetti come chikungunya e dengue. Un team di genomica sequenzierà i virus rilevati per tracciare ulteriormente eventuali focolai, e la rete dispone di dashboard in tempo reale per diffondere rapidamente le informazioni al pubblico e ai funzionari sanitari.
Particolarmente avanzato è il sistema implementato a Los Angeles, dove per la prima volta il monitoraggio locale delle acque reflue è stato collegato direttamente agli scarichi di uno stadio da 70.000 posti, raccogliendo campioni prima, durante e dopo le partite per un’analisi di laboratorio con sequenziamento genomico mirato a identificare molteplici classi di agenti patogeni. Il sistema è diventato molto più ampio rispetto all’era COVID: dove prima i test erano limitati a pochi patogeni, oggi esiste la capacità di laboratorio per rilevare e sequenziare un’ampia gamma di virus e batteri.
Gli scienziati stanno prestando particolare attenzione alla diffusione del morbillo, che quest’anno si sta avvicinando al record di casi negli Stati Uniti, circa 2.000 finora, ed è riemerso in alcune aree del Messico e del Canada. Il sistema di sorveglianza delle acque reflue ha anche la capacità di rilevare il virus Ebola, anche se i funzionari sanitari hanno dichiarato che il rischio di diffusione dell’Ebola in Nord America è attualmente “molto basso”.
Le sfide epidemiologiche del continente
Oltre alle malattie respiratorie stagionali e al morbillo, il continente americano affronta sfide epidemiologiche significative che i Mondiali devono tenere in considerazione. Il virus dengue ha registrato un’impennata senza precedenti nell’emisfero occidentale, con quasi un milione di casi sospetti segnalati fino alla settimana epidemiologica 18 del 2026. Il Messico, in particolare, ha riportato oltre 2.100 casi di dengue nel 2026, con quattro decessi, e due nuovi vaccini sono in procinto di essere approvati per contrastare la diffusione. In Messico, Centro America e alcune zone dei Caraibi, il sierotipo 3 della dengue ha predominato nella seconda metà dell’anno, tornando a circolare dopo un decennio di assenza. Più di un terzo dei casi in Costa Rica, Messico e Paraguay sono stati segnalati in bambini sotto i 15 anni.
La presenza di zanzare vettrici in molte aree degli Stati Uniti meridionali e del Messico rende la sorveglianza delle arbovirosi una priorità. I modelli predittivi basati su dati climatici e sulla presenza storica del vettore permettono di attivare tempestivamente disinfestazioni mirate nelle aree a maggior rischio, proteggendo sia i tifosi che le comunità locali.
Un’ulteriore sfida è rappresentata dall’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, che ha portato i tre paesi ospitanti ad attivare un protocollo congiunto di sorveglianza epidemiologica. La nazionale della Repubblica Democratica del Congo, l’unico paese colpito dall’epidemia qualificato per il torneo, è stata sottoposta a un periodo di quarantena di 21 giorni in Belgio prima di entrare negli Stati Uniti per disputare le partite della fase a gironi a Houston e Guadalajara. Gli Stati Uniti, il Messico e il Canada hanno annunciato misure di viaggio sanitarie coordinate per le persone provenienti dalle regioni africane a maggior rischio di Ebola, con l’obiettivo di proteggere milioni di visitatori, tifosi, atleti e turisti previsti durante la Coppa del Mondo FIFA 2026, mantenendo al contempo i viaggi e il commercio attraverso i confini. Le autorità messicane hanno installato check-point sanitari negli aeroporti, rivedendo la cronologia dei viaggi degli ultimi 21 giorni per i passeggeri in arrivo dall’Africa centrale e orientale, e hanno rafforzato le infrastrutture mediche per isolare immediatamente i casi sospetti.
Gestire la folla, proteggere la salute
Gli stadi nordamericani hanno capienze colossali. Il Dallas Stadium (AT&T Stadium) di Arlington, Texas, ospiterà 94.000 spettatori; il MetLife Stadium del New Jersey 82.500; l’Atlanta Stadium 75.000. Le aree di fanzone, i trasporti pubblici, i voli internazionali creano condizioni potenzialmente favorevoli alla trasmissione di infezioni respiratorie. Ma l’intelligenza artificiale aiuta a disinnescare questo rischio senza ricorrere a misure restrittive.
La FIFA ha progettato la Coppa del Mondo 2026 come il primo evento sportivo globale che integra un sistema digitale capace di aggregare dati sensibili, generare insight e supportare decisioni. Lenovo, Official Technology Partner della manifestazione, fornirà server edge localizzati negli stadi, sistemi di elaborazione centralizzati e applicazioni software che gestiranno le attività in campo e la fan experience.
Un ruolo fondamentale è giocato dall’Edge AI, ovvero l’elaborazione dei dati direttamente dove vengono catturati, sulla telecamera stessa tramite processori di visione AI o sul registrar di video di rete, che elimina la necessità di inviare grandi flussi video al cloud, riducendo i ritardi e rendendo possibile una sicurezza proattiva in tempo reale. L’Edge AI consente agli stadi di rilevare armi nascoste o comportamenti sospetti in tempo reale, senza costringere i tifosi a passare attraverso code di ore, migliorando al contempo l’efficienza operativa e l’esperienza dei tifosi.
L’Intelligent Command Center, una piattaforma che aggregherà informazioni in tempo reale da stadi, broadcaster, sistemi di trasporto e di sicurezza, genererà analisi e suggerimenti operativi a ciclo continuo, facilitando gli spostamenti tra le diverse città e adattando i servizi alle condizioni effettive. Modelli di simulazione ad agenti ottimizzano i percorsi di ingresso e uscita, riducendo i punti di congestione. Applicazioni ufficiali del torneo suggeriscono ai tifosi fasce orarie meno affollate per spostarsi, basandosi su dati di affluenza in tempo reale.
Un’eredità oltre il calcio
I Mondiali del 2026 passeranno alla storia per il formato a 48 squadre, per la prima co-organizzazione a tre paesi, per le 104 partite. Ma la vera eredità, come accade per ogni grande evento, sarà in larga misura invisibile. Le infrastrutture di dati, i modelli predittivi, le piattaforme di comunicazione sviluppate per il torneo resteranno disponibili per i sistemi sanitari di Canada, Stati Uniti e Messico molto dopo l’ultimo calcio di rigore. La collaborazione transfrontalizia in materia di sorveglianza epidemiologica, nata per necessità, potrà diventare un modello permanente per affrontare insieme le prossime minacce sanitarie globali.
Domani, quando il fischio d’inizio del match d’apertura tra Messico e Sudafrica risuonerà allo stadio Azteca di Città del Messico, nessuno penserà agli algoritmi che monitorano i flussi di persone, ai sistemi di sorveglianza delle acque reflue, ai sensori che controllano i dati ambientali, ai modelli predittivi che anticipano i focolai. E va bene così. Perché la sanità pubblica, quando funziona, non fa notizia. Il vero successo di questi Mondiali sarà misurato non dall’assenza di emergenze, qualche caso di influenza o di infezione gastrointestinale ci sarà sempre, come del resto durante qualsiasi grande aggregazione di persone, ma dalla capacità di gestirle con normalità, senza drammi e senza improvvisazioni, nell’ordine delle cose.
Ospitare un Mondiale oggi significa accettare che la salute collettiva non è garantita dall’assenza di rischi, ma dalla capacità di riconoscerli e gestirli in modo continuo. Se i Mondiali si svolgeranno senza incidenti sanitari rilevanti, senza focolai estesi e senza improvvisazioni, difficilmente questo farà notizia sui quotidiani, ma sarà proprio in quell’assenza di clamore che si misurerà il successo della sanità pubblica. Perché la vera eredità di questi Mondiali non è solo nelle infrastrutture o nelle emozioni, ma nella capacità di far convivere normalità, prevenzione e fiducia, in un mondo che ne ha più bisogno che mai.
Francesco Branda
Unità di Statistica Medica ed Epidemiologia Molecolare, Università Campus Bio-Medico di Roma