Oncologia in Campania. Piccirillo (AIOM): “La rete oncologica ha rivoluzionato l’assistenza”. Equità e multidisciplinarietà per i pazienti
La Coordinatrice regionale AIOM Maria Carmela Piccirillo traccia il bilancio di dieci anni di sviluppo della Rete oncologica campana. Migliorati accesso ai percorsi, test genomici ed esenzioni, ma restano criticità nelle aree periferiche e sul fronte del personale sanitario
A dieci anni dalla sua istituzione, la Rete oncologica campana rappresenta uno dei principali strumenti di governo dell’assistenza ai pazienti oncologici della regione. Un modello che ha consentito di superare percorsi frammentati e disomogenei, garantendo maggiore equità di accesso alle cure, multidisciplinarietà e uniformità organizzativa sul territorio. A fare il punto della situazione è Maria Carmela Piccirillo, Coordinatrice regionale AIOM Campania, oncologa della Struttura complessa Sperimentazioni Cliniche dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Napoli, che evidenzia i progressi compiuti dalla sanità campana negli ultimi anni, senza nascondere le sfide ancora aperte.
“La sanità campana negli ultimi dieci anni ha subito una rivoluzione in positivo, soprattutto grazie all’istituzione della Rete oncologica”, spiega Piccirillo. Un sistema di governo dell’assistenza oncologica che garantisce equità e multidisciplinarità a tutti i pazienti che si ammalano di cancro nella nostra regione”.
Se in passato il paziente con una nuova diagnosi era spesso costretto a orientarsi autonomamente tra visite, esami e liste d’attesa, oggi l’ingresso nella rete consente una presa in carico strutturata fin dalle prime fasi del percorso. L’accesso può avvenire sia tramite lo specialista sia attraverso il medico di medicina generale, permettendo l’inserimento in un percorso diagnostico-terapeutico costruito sulle specifiche caratteristiche della malattia.
Attualmente alla Rete oncologica campana aderiscono undici aziende ospedaliere, tra cui anche l’Istituto Nazionale Tumori di Napoli che la coordina, sette Asl regionali e quaranta case di cura accreditate dotate di unità di oncologia. Una struttura capillare che consente ai cittadini di accedere ai migliori percorsi terapeutici attraverso i Gruppi oncologici multidisciplinari (Gom), presenti per ciascuna patologia nelle diverse aziende sanitarie, ai quali si affiancano gruppi interaziendali dedicati alle patologie più rare o complesse.
Le decisioni cliniche vengono assunte seguendo i Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta) regionali, aggiornati periodicamente. L’ultima revisione, avvenuta nel marzo 2026, ha portato all’accreditamento di 31 Pdta, di cui sei dedicati all’oncologia pediatrica, affiancati da documenti tecnici che regolano aspetti trasversali dell’assistenza come cure domiciliari, radioterapia, profilassi della trombosi, nutrizione e supporto psicologico.
Tra i risultati più significativi raggiunti dalla rete, Piccirillo evidenzia anche la possibilità di accedere in modo organizzato a servizi ad alta complessità, come i test genomici e il sequenziamento genetico per i tumori in cui tali esami sono indicati, così come alle valutazioni di cardio-oncologia e ai percorsi dedicati alle sindromi ereditarie e familiari. Inoltre, attraverso la rete è stata semplificata la procedura per ottenere l’esenzione 048, che può essere richiesta direttamente dal medico curante senza che il paziente debba recarsi agli sportelli amministrativi.
I benefici del modello sono evidenti, ma non mancano le aree di miglioramento. Tra questi, evidenzia Piccirillo, vi è “una persistente diseguaglianza territoriale rispetto ad alcune zone più periferiche della regione”, come il Sannio, l’Irpinia e alcune aree del Cilento. Proprio su questi territori la Rete oncologica campana ha avviato specifici progetti di monitoraggio e analisi dei dati, in collaborazione con l’Università Parthenope di Napoli, per valutare le performance assistenziali e individuare eventuali interventi correttivi.
Un altro tema sul quale si concentra l’attenzione è quello della cosiddetta “tossicità finanziaria”, l’impatto economico che la malattia oncologica può avere sui pazienti e sulle loro famiglie. Un fenomeno particolarmente rilevante nelle regioni del Mezzogiorno e sul quale, ricorda Piccirillo, proprio la Campania è stata tra le prime realtà italiane a sviluppare studi e iniziative di approfondimento.
Resta inoltre aperta la questione della carenza di personale sanitario, soprattutto per quanto riguarda gli specialisti operanti sul territorio e le professioni infermieristiche. Una criticità che la Regione punta a superare dopo l’uscita dal piano di rientro, attraverso un progressivo rafforzamento degli organici.
Sul fronte delle attività istituzionali, AIOM Campania continua a svolgere un ruolo di supporto scientifico per la programmazione regionale. L’associazione partecipa infatti alla revisione dei Pdta prima della loro approvazione definitiva, contribuendo a garantirne l’appropriatezza clinica e la sostenibilità organizzativa. Parallelamente prosegue l’impegno nella formazione degli oncologi campani e nell’organizzazione di momenti di confronto con la cabina di regia della Rete oncologica campana. Tra i temi al centro del lavoro dei prossimi mesi figurano il rafforzamento delle attività di prevenzione, il miglioramento dell’assistenza ai long survivors sul territorio e l’ulteriore semplificazione dell’accesso ai servizi garantiti dalla rete, con l’obiettivo di consolidare un modello che negli ultimi anni ha profondamente trasformato l’assistenza oncologica regionale.
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