Oncologia in Trentino-Alto Adige. Tondulli (AIOM): “Le équipe chirurgiche si spostano da un ospedale all’altro”. Un modello che avvicina le cure

Oncologia in Trentino-Alto Adige. Tondulli (AIOM): “Le équipe chirurgiche si spostano da un ospedale all’altro”. Un modello che avvicina le cure

Oncologia in Trentino-Alto Adige. Tondulli (AIOM): “Le équipe chirurgiche si spostano da un ospedale all’altro”. Un modello che avvicina le cure

Nella Provincia autonoma di Bolzano l'assistenza oncologica si fonda su una rete capillare di sette ospedali, sulla mobilità dei professionisti e su un modello di governance condivisa che punta a garantire uniformità di cura anche nelle aree più periferiche

Portare le cure vicino ai pazienti, anziché costringere i pazienti a raggiungere i centri di riferimento. È questa la peculiarità che caratterizza l’organizzazione dell’assistenza oncologica nella Provincia autonoma di Bolzano, descritta da Luca Tondulli, Coordinatore regionale AIOM Trentino-Alto Adige e direttore della UOC di Oncologia Medica dell’Ospedale Centrale San Maurizio di Bolzano. In un territorio caratterizzato da aree montane e centri abitati distribuiti su vaste distanze, la rete oncologica è costruita su sette presidi ospedalieri organizzati secondo il modello Hub and Spoke, con l’obiettivo di garantire la maggior parte delle prestazioni diagnostiche e terapeutiche in prossimità del domicilio dei pazienti.

“Questa capillarità garantisce anche ai pazienti residenti nelle zone più periferiche di accedere alla maggior parte delle prestazioni e delle attività diagnostico terapeutiche in prossimità del loro domicilio. E questo è importante perché il decentramento riduce sensibilmente i disagi logistici, ma anche i costi legati agli spostamenti per i nostri malati e le loro famiglie”.

L’Ospedale Centrale di Bolzano svolge il ruolo di Hub provinciale, concentrando le attività ad alta complessità, come la medicina nucleare, la radioterapia e alcuni interventi chirurgici altamente specialistici, mentre gli altri ospedali assicurano la presa in carico sul territorio. Negli ultimi anni, anche grazie ai finanziamenti del PNRR, il sistema si è ulteriormente rafforzato con lo sviluppo delle Case della comunità e delle Centrali operative territoriali, dove sono stati attivati ambulatori di follow-up, percorsi di oncologia integrata e trattamenti oncologici a bassa intensità.

Una delle peculiarità più originali del modello altoatesino è però la cosiddetta “forma vincolante di collaborazione oncologica”, attraverso la quale l’Oncologia di Bolzano, insieme alle direzioni aziendali e all’Assessorato provinciale alla Sanità, condivide la governance della rete, definendo programmi di prevenzione, screening, PDTA e sistemi di monitoraggio delle performance clinico-assistenziali, con l’obiettivo di assicurare omogeneità di trattamento su tutto il territorio provinciale.

Ma l’elemento che più distingue questa organizzazione riguarda la mobilità delle competenze, cioè “la possibilità che vi sia uno spostamento dei vari professionisti tra i diversi presidi in base alle necessità. Ad esempio, in situazioni ben definite, sono le équipe chirurgiche a spostarsi da un ospedale all’altro e affiancare gli altri team e non far spostare i pazienti. E questa mobilità ottimizza le risorse, e favorisce anche la condivisione delle competenze, la formazione sul campo, innalzando quindi il livello complessivo di expertise all’interno dell’intera sanità provinciale”.

A rafforzare ulteriormente l’integrazione contribuiscono i Gruppi oncologici multidisciplinari, che da oltre dieci anni si riuniscono regolarmente attraverso sistemi di collegamento multimediale, consentendo agli specialisti di tutti e sette gli ospedali di partecipare alla definizione condivisa dei percorsi terapeutici.

Parallelamente, la Provincia autonoma di Bolzano ha investito nell’innovazione tecnologica, con la realizzazione di una cartella clinica elettronica unica, di un sistema condiviso per la prescrizione delle terapie oncologiche, nello sviluppo della telemedicina e delle piattaforme di Next Generation Sequencing, oltre all’avvio del Molecular Tumor Board regionale. Un altro tassello strategico è rappresentato dal nuovo dipartimento dedicato alla ricerca clinica, che mette a disposizione dei professionisti figure dedicate al coordinamento degli studi e al supporto delle sperimentazioni.

Tra le criticità, Tondulli richiama la carenza di personale medico e infermieristico, una difficoltà comune anche al resto del Paese, ma particolarmente impegnativa in una fase di profonda trasformazione organizzativa e tecnologica del sistema sanitario.

Sul fronte della società scientifica, il Coordinatore regionale sottolinea il valore della collaborazione tra le Province autonome di Bolzano e Trento, che condividono un unico direttivo regionale AIOM. “Questa sinergia si traduce concretamente all’interno di un unico direttivo regionale AIOM che riunisce gli specialisti da parte di entrambi i territori”.

La collaborazione favorisce la diffusione delle iniziative AIOM, la crescita delle iscrizioni alla società scientifica, la partecipazione a studi clinici, l’organizzazione di attività formative e il coinvolgimento nei gruppi di lavoro nazionali dedicati ai percorsi oncologici, ai tumori eredo-familiari e all’oncogeriatria. Un modello che, nelle parole di Tondulli, punta a coniugare innovazione, multidisciplinarietà e umanizzazione delle cure, mantenendo il paziente al centro dell’intero percorso assistenziale

Marzia Caposio

09 Settembre 2026

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