Il Pnrr accelera, ma per la sanità la fotografia della Corte dei conti resta a due velocità: da una parte il raggiungimento degli obiettivi europei fissati per il secondo semestre 2025 e una crescita della spesa sostenuta; dall’altra un avanzamento più lento sul fronte dei trasferimenti, della rendicontazione e di alcune infrastrutture territoriali considerate decisive per ridurre i divari di accesso alle cure.
È quanto emerge dalla nuova Relazione delle Sezioni riunite in sede di controllo della Corte dei conti sullo stato di attuazione del Pnrr, approvata nell’adunanza del 27 maggio 2026. Il documento si colloca nella fase conclusiva del Piano, dopo la revisione approvata a novembre 2025 e la successiva modifica tecnica del marzo 2026.
Per il Ministero della Salute il portafoglio Pnrr resta composto da 17 misure, di cui 15 investimenti e 2 riforme, per un valore complessivo di 15,6 miliardi, pari all’8% del Piano. La Missione 6, sottolinea la magistratura contabile, non risulta incisa da modifiche finanziarie nell’ambito della revisione, a differenza di altre missioni oggetto di rimodulazioni, definanziamenti e riallocazioni.
Sul fronte degli obiettivi, nel secondo semestre 2025 il Ministero della Salute era chiamato a conseguire tre target europei, tutti relativi a investimenti. Secondo la Corte, risultano tutti raggiunti. Tra questi rientrano la digitalizzazione delle strutture ospedaliere con Dipartimenti di emergenza e accettazione di I e II livello, la diffusione del Fascicolo sanitario elettronico e l’aggiudicazione di contratti di formazione medica specialistica, con il finanziamento di 4.200 contratti quinquennali.
Il saldo complessivo degli obiettivi europei raggiunti dal Ministero sale così a 19 su 29, pari a circa il 66% del percorso. Anche le cinque scadenze nazionali previste nel secondo semestre 2025 risultano completate.
La fase più delicata, tuttavia, è quella che si è aperta nel primo semestre 2026, coincidente con la chiusura del Piano. In questo arco temporale il Ministero della Salute deve centrare altri dieci obiettivi europei, una milestone e nove target. Alla chiusura dell’istruttoria della Corte, uno risultava già conseguito alla fine del primo trimestre, mentre gli altri erano ancora in corso di attuazione.
Dal punto di vista finanziario, la Missione 6 mostra una crescita “più graduale” rispetto ad altre missioni. La spesa sostenuta passa da quasi 6,8 miliardi ad agosto 2025 a 8,6 miliardi a febbraio 2026, con un incremento del 28%. Il tasso di utilizzo delle risorse sale così al 55%, dodici punti in più rispetto alla precedente rilevazione.
Il dato va però letto accanto ad altri indicatori meno favorevoli. Nel quadro complessivo dei trasferimenti Pnrr, la sanità presenta uno dei livelli più contenuti: il tasso di copertura attraverso anticipazioni, erogazioni intermedie e saldi si ferma al 26%, contro una media del Piano pari al 44%. Anche guardando alle amministrazioni titolari, il Ministero della Salute figura tra quelle con livelli più bassi, intorno al 26-27%.
Ancora più critica appare la rendicontazione. La Corte segnala che, nel complesso del Pnrr, a marzo 2026 risultano oltre 74 mila rendiconti, ma l’avanzamento finanziario resta limitato: 20,5 miliardi rendicontati, pari all’11% del Piano, e circa 6 miliardi approvati, pari al 3%. Per i progetti riferibili al Ministero della Salute, il tasso di rendicontazione rispetto all’erogato è particolarmente contenuto: 12,8%.
La magistratura contabile richiama quindi l’esigenza di rafforzare le strutture di controllo, introdurre scadenze più stringenti per la rendicontazione e potenziare i meccanismi di monitoraggio e riconciliazione tra flussi finanziari e avanzamento della spesa, al fine di prevenire irregolarità, duplicazioni o disallineamenti.
Un ulteriore elemento di attenzione riguarda la spesa che slitterà oltre il 2026. Secondo le stime raccolte dalla Corte, per il Ministero della Salute sono previsti 422,9 milioni di spesa oltre la chiusura formale del Piano. Una quota limitata rispetto al totale dei 24,2 miliardi stimati per tutte le amministrazioni, ma comunque rilevante per valutare l’effettiva messa a terra degli interventi.
Il capitolo più sensibile resta quello della sanità territoriale, soprattutto nelle aree interne. Qui la Corte osserva che l’attuazione complessiva dei progetti Pnrr procede in media meglio rispetto al dato nazionale, ma con forti differenze legate alla natura degli interventi. Le opere pubbliche accumulano ritardi e proprio tra le misure più rilevanti per la riduzione dei divari figurano le Case della Comunità, ferme al 31% dei pagamenti.
Per la Corte, il rischio è che nei territori più fragili la capacità amministrativa diventi il vero collo di bottiglia. Nelle aree interne, infatti, l’avanzamento procede più lentamente proprio nei Comuni con maggiori divari strutturali. Da qui l’allarme: il Pnrr, pur nato anche con finalità perequative, potrebbe finire per ampliare alcuni dei divari che intendeva ridurre, se i ritardi su lavori pubblici e infrastrutture territoriali non saranno recuperati.
Il quadro generale del Piano resta comunque in accelerazione. A fine febbraio 2026 la spesa complessiva del Pnrr ha raggiunto 113,5 miliardi, contro gli 83 miliardi di agosto 2025, pari a oltre il 58% delle risorse complessive. Nel secondo semestre 2025 tutti i 50 obiettivi europei previsti sono stati raggiunti, portando il livello complessivo di attuazione al 72%.
Ma la partita finale si gioca ora. Nel primo semestre 2026 sono in scadenza 159 obiettivi europei, pari a circa il 28% del totale del Piano. Di questi, 120 sono target, cioè risultati concreti da raggiungere. Per la sanità, la sfida non è solo completare gli adempimenti formali, ma trasformare gli investimenti in servizi effettivamente operativi: ospedali digitali, Fascicolo sanitario elettronico, telemedicina, assistenza territoriale e nuove strutture di prossimità.
In altre parole, il Pnrr salute ha superato finora le verifiche sugli obiettivi europei, ma resta aperta la prova più importante: dimostrare che le risorse impegnate e spese si traducano davvero in un rafforzamento strutturale del Servizio sanitario nazionale.