Quando la cultura giuridica prevale sull’orgoglio amministrativo

Quando la cultura giuridica prevale sull’orgoglio amministrativo

Quando la cultura giuridica prevale sull’orgoglio amministrativo

L'Università del Piemonte Orientale ha ritirato un bando di chiamata per garantire trasparenza, dimostrando maturità istituzionale e cultura giuridica invece di difendersi a oltranza. Una lezione di metodo che preferisce la chiarezza all'orgoglio amministrativo. DECRETO REVOCA

L’Università del Piemonte Orientale (UPO) offre una lezione di diritto istituzionale

Esistono amministrazioni che considerano ogni diffida come un’aggressione. Altre che la interpretano come un’occasione per verificare, con serenità, la correttezza del proprio operato.

L’Università del Piemonte Orientale ha scelto questa seconda strada.

Di fronte alle osservazioni formulate da ACOI e ANAAO ASSOMED sulla procedura di chiamata di un professore associato di Chirurgia generale, non ha imboccato la via dell’autodifesa burocratica.

Ha preferito quella, ben più impegnativa, dell’autotutela.

Una scelta tutt’altro che scontata.

Non perché abbia riconosciuto la fondatezza delle censure – il decreto rettorale  (prot. n. 116839 del 14 luglio scorso) precisa espressamente il contrario – ma perché ha ritenuto prevalente un interesse pubblico superiore: quello della chiarezza, della trasparenza e della netta distinzione tra la procedura accademica e le eventuali determinazioni assistenziali.

È un gesto che merita di essere letto nella sua reale dimensione.

Non come una marcia indietro.

Ma come una dimostrazione di maturità istituzionale.

Nulla nasce per caso

Questa sensibilità giuridica non sorprende.

L’Università del Piemonte Orientale ha annoverato tra i suoi più autorevoli docenti il professor Renato Balduzzi, già Ministro della salute.

Ma vi è un dato che va ricordato perché appartiene alla storia del diritto sanitario italiano.

Prima ancora di essere Ministro, Renato Balduzzi fu il responsabile dell’Ufficio legislativo del Ministero della salute durante il dicastero di Rosy Bindi. Fu pertanto in quella veste che partecipò alla predisposizione del decreto legislativo n. 517 del 1999, la riforma che ha disciplinato l’integrazione del Servizio sanitario nazionale e con il sistema universitario.

Non solo.

Da Ministro della salute sottoscrisse il DPCM del 2013 che istituì l’Azienda Ospedaliero-Universitaria “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno, dimostrando, con gli atti prima ancora che con gli studi, quale fosse il procedimento che l’ordinamento richiede per la costituzione di una vera Azienda ospedaliero-universitaria.

È difficile immaginare un Ateneo più consapevole della complessità di questa materia.

Ed è probabilmente anche per questo che la risposta dell’Università è stata improntata al rigore istituzionale anziché alla difesa d’ufficio.

Il diritto amministrativo non è una gara di orgoglio

Troppo spesso le amministrazioni pubbliche vivono le diffide come un affronto.

Si irrigidiscono.

Difendono il provvedimento anziché l’interesse pubblico.

L’autotutela diventa un tabù.

L’Università del Piemonte Orientale ha dimostrato il contrario.

Ha ricordato che la forza di un’istituzione non consiste nel sostenere sempre di avere ragione.

Consiste nell’essere sufficientemente autorevole da riesaminare serenamente i propri atti.

È questa la vera cultura amministrativa.

Una lezione anche per il Servizio sanitario nazionale

La vicenda insegna qualcosa anche al sistema sanitario.

L’integrazione tra Servizio sanitario e le Università rappresenta uno dei punti più delicati dell’intera organizzazione pubblica.

Proprio per questo richiede regole certe.

Procedure distinte.

Competenze rispettate.

L’Università ha riconosciuto che la formulazione del bando poteva ingenerare equivoci sul rapporto tra chiamata universitaria e conferimento dell’incarico assistenziale, scegliendo di rimuovere ogni possibile incertezza prima ancora che fosse un giudice a imporlo.

È una scelta che rafforza, non indebolisce, la credibilità dell’istituzione.

La differenza tra cultura giuridica e burocrazia

In un passaggio della corrispondenza successiva, la questione è stata ridotta all’esistenza di “posizioni divergenti”.

È una formula che appartiene al linguaggio burocratico.

Non a quello del diritto.

Il diritto non è la sommatoria di opinioni contrapposte.

È la ricerca della soluzione conforme all’ordinamento.

Quando un’istituzione decide di riesaminare un proprio atto perché ritiene prevalente l’interesse pubblico alla chiarezza, dimostra di non avere paura del confronto.

Dimostra, soprattutto, di possedere quella cultura giuridica che distingue le grandi istituzioni dalle amministrazioni autoreferenziali.

Per questo la vicenda dell’Università del Piemonte Orientale merita di essere segnalata, favorevolmente.

Non perché qualcuno abbia vinto.

Ma perché ha vinto il metodo.

E quando vince il metodo, vince anche il diritto.

Le Università non si misurano soltanto dal numero delle pubblicazioni scientifiche. Si misurano anche dalla capacità di insegnare il diritto amministrandolo. L’Università del Piemonte Orientale, in questa vicenda, ha insegnato prima con un decreto con una lezione.

Ettore Jorio

Ettore Jorio

20 Luglio 2026

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