Riabilitazione visiva. Italia a macchia di leopardo: centri insufficienti e pazienti costretti a spostarsi fuori regione. La nuova Relazione del Ministero della Salute

Riabilitazione visiva. Italia a macchia di leopardo: centri insufficienti e pazienti costretti a spostarsi fuori regione. La nuova Relazione del Ministero della Salute

Riabilitazione visiva. Italia a macchia di leopardo: centri insufficienti e pazienti costretti a spostarsi fuori regione. La nuova Relazione del Ministero della Salute

Sei Regioni e le due Province autonome hanno un solo centro, carenze di personale e servizi poco accessibili soprattutto per over 65 e famiglie con minori, spesso costrette a spostamenti fuori regione o al privato. Eppure, è l’Italia all’avanguardia a livello internazionale nella prevenzione e riabilitazione visiva, ma i finanziamenti sono ancora scarsi LA RELAZIONE

Sulla riabilitazione visiva permangono ancora le disparità regionali, nonostante i gap nell’applicazione della legge n. 284/97 si siano attenuati rispetto al biennio pandemico.

Ci sono regioni che hanno privilegiato una presenza più capillare dei centri di riabilitazione delle strutture, mentre altre hanno optato per una maggiore centralizzazione, con l’obiettivo di garantire livelli più elevati di specializzazione. Quattro Regioni non hanno fornito dati sulla presenza e sull’attività dei centri nel proprio territorio, mentre sei Regioni e le due Province autonome hanno dichiarato di disporre di un solo centro. E così molti pazienti sono costretti a rivolgersi a strutture extra-regionali o private per poter ricevere assistenza.

È questo il quadro della riabilitazione visiva in Italia nel 2023 delineato dalla Relazione del ministro della Salute sullo stato di attuazione delle politiche per la prevenzione della cecità, l’educazione e la riabilitazione visiva (legge 284/97).

La relazione parla chiaro: nonostante l’Italia sia all’avanguardia a livello internazionale nella prevenzione e riabilitazione visiva per le norme legislative di cui dispone, per le iniziative del Ministero della Salute, per l’attività della IAPB Italia e del Polo Nazionale di Riabilitazione Visiva, sono ancora diverse le criticità e disomogeneità a livello regionale, anche a causa della scarsità di finanziamenti e della complessità delle risorse da mettere in campo. Per questo il Ministero ha chiesto un’integrazione dei fondi previsti dalla legge 284/1997, in parte aumentati con la legge di stabilità 2018. Sono stati inoltre incrementati, per gli anni 2020-2023, i contributi per il progetto di screening mobile sulle patologie retiniche e istituito il “Fondo per la tutela della vista”, con 5 milioni di euro annui per il triennio 2021-2023.

I numeri In Italia l’1,9% delle persone dai 15 anni in su riporta gravi limitazioni sul piano visivo, in linea con l’Ue. La percentuale sale al 5% tra chi ha più di 65 anni e all’8,0% tra chi ha più di 75 anni. Per quanto riguarda le limitazioni moderate nella vista, ne soffre il 16,7% della popolazione (il 28,8% di chi ha più di 65 anni e il 33,9% di chi ha più di 75 anni). Dunque, se si sommano le limitazioni visive moderate a quelle gravi, complessivamente ne soffre il 18,6% della popolazione, percentuale che sale al 33,8% tra gli ultrasessantacinquenni e al 41,9% tra gli ultrasettantacinquenni.

La Relazione evidenzia inoltre che le limitazioni visive interessano prevalentemente le fasce di età più avanzate, richiedendo un follow-up prolungato nel tempo e un costante supporto sociale e familiare. Diventa quindi fondamentale garantire un adeguato livello di prossimità e accessibilità dei servizi collegati ai centri di riabilitazione.

Per quanto riguarda le fasce d’età seguite dai centri, emerge che per gli over 65 sarebbe necessaria una maggiore attenzione in termini di servizi di prossimità. Per adulti e anziani la riabilitazione si svolge generalmente in regime ambulatoriale. Diversamente, in età pediatrica è richiesto un centro altamente specializzato, con un’équipe multidisciplinare che includa professionisti della neuropsichiatria dell’età evolutiva, educatori specializzati e fisiatri, e preveda un periodo di ricovero del bambino con la presenza costante dei genitori.

Nel nostro Paese esistono centri pediatrici altamente qualificati e di lunga tradizione, sottolinea il ministero, ma distribuiti in modo disomogeneo sul territorio nazionale costringendo spesso le famiglie ad affrontare spostamenti lunghi e onerosi.

Sul fronte del personale, il decreto ministeriale attuativo della legge n. 284/97 stabilisce che nei centri di riabilitazione visiva sia presente un’équipe composta da un oculista, un ortottista assistente di oftalmologia, uno psicologo, un infermiere e un assistente sociale. Ma, come già rilevato negli anni precedenti, molti centri sono ancora carenti di una o più di queste figure professionali.

La Relazione richiama inoltre quanto indicato dall’“International Standards for Vision Rehabilitation: Report” della Consensus Conference internazionale di Roma 2015, organizzata dal Polo Nazionale per la Riabilitazione Visiva, secondo cui un’adeguata distribuzione territoriale dei centri dovrebbe articolarsi su tre livelli di servizi differenziati per complessità assistenziale e copertura: un primo livello, diffuso capillarmente, con funzioni di screening, classificazione e prima assistenza; un secondo livello dedicato alla riabilitazione visiva e al follow-up, operante in un contesto multidisciplinare con l’impiego di tutte le tecnologie disponibili; un terzo livello destinato ad attività di ricerca, formazione e raccolta dati.

“È auspicabile – si legge nella Relazione – che un tale quadro di organizzazione assistenziale divenga un obiettivo centrale da perseguire da parte delle Regioni, pur nel rispetto delle esigenze locali di razionalizzazione e super-specializzazione dei centri, favorendo la diffusione dei risultati della International Consensus Conference di Roma 2015 e sostenendo, nell’ambito dei Piani nazionali e regionali, strategie efficaci per percorsi di cura (non solo oftalmologica) centrati sulla persona e lungo tutto l’arco della vita, con particolare attenzione all’empowerment del paziente e a un’adeguata educazione sanitaria”.

Tirando le somme la disabilità visiva rimane una priorità che i servizi sanitari di ogni Paese sono chiamati ad affrontare e, in particolare in Italia, la richiesta di riabilitazione visiva è ancora molto elevata. Infatti, l’Italia è tra i Paesi con aspettativa di vita più alta e questo fa registrare una prevalenza e un’incidenza molto elevata delle malattie degenerative oculari legate all’età, causa di ipovisione.
L’alta qualificazione dei centri operanti in Italia, pur con le evidenziate disomogeneità territoriali, conclude il ministero, deve quindi spronare a non abbassare la guardia e a implementare tutte le attività rivelatesi più efficaci, in termini soprattutto di prevenzione.

E. M.

27 Febbraio 2026

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