Riflessione di un Tecnico sanitario di radiologia medica

Riflessione di un Tecnico sanitario di radiologia medica

Riflessione di un Tecnico sanitario di radiologia medica

Gentile direttore, nel panorama della sanità italiana esistono professioni essenziali che, pur rappresentando pilastri quotidiani dell’assistenza e della diagnostica, risentono ancora di una limitata valorizzazione strategica 

Gentile direttore,
nel panorama della sanità italiana esistono professioni essenziali che, pur rappresentando pilastri quotidiani dell’assistenza e della diagnostica, risentono ancora di una limitata valorizzazione strategica. Tra queste vi è, senza dubbio, la figura del Tecnico sanitario di radiologia medica (TSRM).

Il TSRM è oggi un professionista sanitario altamente qualificato, in possesso di laurea e titoli specialistici, responsabile della corretta ed efficace esecuzione degli esami diagnostici e terapeutici che impiegano radiazioni ionizzanti, risonanza magnetica, ultrasuoni e tecnologie di ultima generazione. Una figura che, negli ultimi decenni, ha vissuto una profonda evoluzione tecnica, scientifica e universitaria, ma che in Italia sconta ancora talvolta una percezione anacronistica, legata a un ruolo meramente “esecutivo”. Una visione riduttiva che non rende giustizia alle reali competenze acquisite né alle enormi potenzialità che questo professionista può esprimere a beneficio dell’intero sistema sanitario.

La medicina moderna si fonda sempre più sull’imaging. TAC, risonanza magnetica, ecografia, radiologia interventistica e medicina nucleare rappresentano strumenti indispensabili per la diagnosi precoce, il monitoraggio terapeutico e la gestione clinica del paziente. In questo scenario, il TSRM non è un semplice operatore tecnico, ma un professionista sanitario che governa l’alta tecnologia radiologica coniugandola con i princìpi di radioprotezione, ottimizzazione dei protocolli, sicurezza dei dati, appropriatezza prescrittiva e, non ultimo, umanizzazione della cura nel rapporto con il paziente.

Eppure, nonostante questa evidente centralità, i percorsi di sviluppo professionale e di carriera in Italia appaiono ancora parzialmente frenati rispetto ai principali standard europei.

In molte realtà comunitarie, infatti, si stanno consolidando modelli organizzativi evoluti nei quali i professionisti dell’area radiologica, supportati da formazione magistrale o specialistica, collaborano attivamente alla gestione e all’ottimizzazione dei flussi diagnostici, contribuendo anche alla formulazione di valutazioni preliminari in specifiche indagini routinarie o di primo livello, come controlli post-traumatici o radiografie del torace, sempre all’interno di percorsi clinico-assistenziali rigorosamente codificati.

Questa evoluzione non nasce certo con l’obiettivo di sovrapporsi alle imprescindibili competenze del medico radiologo, la cui centralità clinica e diagnostica resta fuori discussione, bensì con l’intento di costruire un sistema organizzativo più efficiente, moderno e sostenibile. Ciò appare ancor più urgente in un momento storico caratterizzato da una grave carenza di personale medico specialistico.

Le future Case di Comunità previste dal PNRR rischiano infatti di nascere senza risorse mediche sufficienti a garantire una copertura capillare della domanda assistenziale sul territorio. In tale contesto, un TSRM con competenze cliniche e metodologiche avanzate potrebbe rappresentare una risorsa strategica fondamentale per assicurare risposte tempestive e di prossimità ai cittadini.

Un discorso analogo riguarda l’ambito dell’ecografia, metodica fortemente operatore-dipendente che richiede approfondite competenze anatomiche, cliniche e tecnologiche. In diversi sistemi sanitari occidentali, l’acquisizione e l’ottimizzazione delle immagini ecografiche sono affidate a professionisti dell’area radiologica specificamente formati, che operano in stretta sinergia con il medico specialista. Prevedere e regolamentare percorsi di specializzazione dedicati ai TSRM anche in questo settore consentirebbe di massimizzare la produttività delle apparecchiature, contribuendo concretamente all’abbattimento delle liste d’attesa e al miglioramento dell’accessibilità agli esami.

Un ulteriore nodo cruciale riguarda la formazione universitaria. Oggi il TSRM può accedere alla laurea magistrale, a master di primo e secondo livello e a percorsi di alta formazione. Tuttavia, questo importante patrimonio di competenze specialistiche non trova ancora un corrispondente riconoscimento strutturato sul piano contrattuale e organizzativo all’interno del Servizio Sanitario Nazionale.

Si assiste così a un evidente paradosso: il sistema investe nella formazione di professionisti altamente qualificati, senza poi valorizzarne pienamente il potenziale nei percorsi di carriera clinica, gestionale o accademica.

È tempo di promuovere una riflessione seria e lungimirante sul futuro della nostra professione. La sanità dei prossimi anni sarà inevitabilmente segnata dall’incremento della domanda diagnostica, dall’invecchiamento della popolazione, dalle carenze d’organico e da una profonda transizione digitale guidata anche dall’intelligenza artificiale. In uno scenario simile, il TSRM non può restare confinato in schemi normativi e culturali ormai superati.

È necessario sostenere una visione moderna, aperta e realmente multidisciplinare, nella quale il TSRM possa agire come attore proattivo dei processi clinico-assistenziali, contribuendo ad elevare efficienza, qualità e sostenibilità delle prestazioni sanitarie.

Valorizzare il TSRM non significa sottrarre prerogative ad altre figure professionali, ma concorrere alla costruzione di una sanità più forte, integrata e resiliente. Significa riconoscere che le professioni sanitarie devono evolvere di pari passo con il progresso tecnologico e con i bisogni mutevoli della collettività.

La vera sfida, per le istituzioni e per la politica sanitaria, non è decidere se questa evoluzione debba compiersi, ma comprendere quanto ancora il sistema italiano possa permettersi di rinviarne il pieno riconoscimento e l’effettiva integrazione organizzativa.

Dott. Giuseppe Quartarone
Tecnico sanitario di radiologia medica
Consigliere Ordine TSRM e PSTRP di Ragusa

09 Luglio 2026

© Riproduzione riservata

Il disilluso TSRM italiano: in contrasto perenne tra ideale e reale
Il disilluso TSRM italiano: in contrasto perenne tra ideale e reale

Gentile Direttore,raccolgo l’invito alla riflessione lanciato dalle pagine del Suo giornale in merito alla petizione promossa dal Presidente della FNO TSRM e PSTRP, il Dott. Diego Catania, per il superamento...

La Cassazione ed il Diritto
La Cassazione ed il Diritto

Gentile direttore,la approfondita lettura della ordinanza delle sezioni unite della Cassazione n. 16810/2026 proposta su questa testata dal prof. Ettore Jorio merita un confronto, dal momento che, come detto, una...

One Health: 50 anni dopo Seveso, la lezione che unisce uomo, animali e ambiente
One Health: 50 anni dopo Seveso, la lezione che unisce uomo, animali e ambiente

Gentile Direttore,50 anni fa, alle 12:37 del 10 luglio 1976, esplose il reattore dell’azienda ICMESA a Meda, frazione di Seveso. Una nuvola bianca di tetracloruro di sodio e TCDD, la...

Case di Comunità: la medicina territoriale non si misura in muri, ma in risultati
Case di Comunità: la medicina territoriale non si misura in muri, ma in risultati

Gentile Direttore,ho letto l’articolo su QS del 02.07.2026 in cui il Ministro della Salute affermava che sono già oltre 1.150 le Case della Comunità operative e che la medicina territoriale...