Se l’utopia tecnocratica si scontra con la realtà: il crollo della sanità territoriale e la lezione (non appresa) del Portogallo

Se l’utopia tecnocratica si scontra con la realtà: il crollo della sanità territoriale e la lezione (non appresa) del Portogallo

Se l’utopia tecnocratica si scontra con la realtà: il crollo della sanità territoriale e la lezione (non appresa) del Portogallo

Gentile Direttore, un autorevole collega mi scrive segnalandomi il pericolo che le case di comunità rappresentino un volano per la privatizzazione. Rispondo che purtroppo non era difficile, per chi voleva vedere e non immaginare modelli salvifici...

Gentile Direttore,
un autorevole collega mi scrive segnalandomi il pericolo che le case di comunità rappresentino un volano per la privatizzazione. Rispondo che purtroppo non era difficile, per chi voleva vedere e non immaginare modelli salvifici, anche alla luce di un rapporto Nomisma del 2021, capire quello che poteva e sarebbe accaduto.

Lo scrissi nel 2021. Eppure, un collega che ha lavorato in Portogallo mi criticò apertamente, affermando su Quotidiano Sanità come invece quel modello efficiente fosse un esempio da seguire ciecamente. Altri, pur condividendo la giusta diagnosi, sollecitavano con insistenza le soluzioni.

Sono passati cinque anni. Il 1° luglio segna l’inizio ufficiale della fase attuativa del PNRR: ciò che era evidente per chi voleva guardare il futuro senza paraocchi o modellistiche prêt-à-porter oggi si scontra con la dura realtà dei fatti. E siamo solo all’inizio.

Nel frattempo, il meraviglioso Portogallo sconta una grave crisi della medicina generale: oltre 1,6 milioni di cittadini sono rimasti senza medico di famiglia, i professionisti fuggono in massa verso il settore privato o l’estero e i pronto soccorso sono al collasso. Chi allora pensava fossi un menagramo corporativo oggi dovrebbe aver capito la verità: a me sta a cuore solo la salvaguardia del rapporto fiduciario. Perché è proprio quel legame, insieme al riconoscimento del tempo di cura, l’unica e vera salvezza di un sistema sanitario pubblico che la deriva burocratica ha progressivamente trasformato in un algido prestazionificio.

Le armi di distrazione di massa e l’inazione politica
Per mascherare il fallimento di queste politiche e l’immobilismo decisionale, abbiamo assistito in questi anni a una serie di collaudate armi di distrazione di massa. Quando i nodi strutturali venivano al pettine, la politica e la tecnoburocrazia hanno preferito agitare lo spauracchio del corporativismo medico, brandito come un’accusa infamante ogniqualvolta si tentava di difendere l’autonomia della professione o l’ente previdenziale di categoria. Siamo arrivati al paradosso di subire l’accusa di lobbying, quasi come se un sindacato medico fosse una lobby d’affari intenta a difendere oscuri privilegi e non un organo di rappresentanza costituzionalmente garantito, nato per tutelare i lavoratori e, di riflesso, la tenuta stessa del servizio pubblico.

Dietro questa cortina fumogena si è consumato il tentativo sistematico di bypassare la contrattazione collettiva, cercando di imporre dall’alto modelli contrattuali flessibili e precari, utili solo a tappare i buchi della programmazione senza dare certezze ai professionisti. Il risultato di questa strategia del fango? L’inazione totale degli ultimi quattro anni. Si è preferito non decidere, lasciando che il sistema marcisse pur di non scontentare i regolatori della spesa e i fautori delle privatizzazioni striscianti.

La clinica negata: i rischi della politerapia e la medicina “al buio”
Quando la tecnoburocrazia riduce la medicina a un mero elenco di prestazioni standardizzate, dimentica l’essenza stessa della clinica, specialmente sul territorio. Pensiamo alla gestione della cronicità e dei nostri anziani. Ogni Medico di Medicina Generale (MMG) si trova quotidianamente a utilizzare farmaci in associazione su pazienti grandi anziani o polipatologici. La verità scientifica che tutti fingono di ignorare è che mancano studi clinici effettuati su queste specifiche popolazioni, sia sulle singole sostanze sia, a maggior ragione, sulle loro associazioni.

Curiamo i pazienti più fragili “al buio”, applicando linee guida nate su cinquantenni sani studiati in laboratorio. La politerapia incontrollata si porta dietro un rischio enorme di reazioni avverse e interazioni farmacologiche che nessun algoritmo burocratico può prevedere. Chi può governare questo equilibrio instabile e rischioso? Solo un medico che conosce la storia del paziente. La letteratura scientifica ci dice chiaramente che il rapporto medico-paziente rappresenta, da solo, almeno il 30% del valore terapeutico della cura. Sottrarre tempo a questo rapporto per destinarlo alla compilazione di moduli informatici significa, letteralmente, depotenziare l’efficacia dei farmaci che prescriviamo.

Dobbiamo allora fare un salto culturale e iniziare a enfatizzare un concetto più ampio: l’obiettivo profondo della medicina generale non è solo fare prevenzione o erogare cure a patologia conclamata, ma è mantenere la salute, preservando l’autonomia, l’equilibrio biologico e la qualità della vita delle persone nel loro ambiente.

La spinta dal basso: oltre la tecnoburocrazia
Davanti a questo scenario, è evidente che la spinta al cambiamento non può e non potrà mai arrivare dalla politica, ormai completamente avviluppata e paralizzata dalla tecnoburocrazia e da logiche di bilancio a breve termine. I tavoli ministeriali e i decreti non salveranno il sistema se continueranno a produrre soltanto rigide griglie amministrative e adempimenti formali.

La vera reazione deve partire dai professionisti, tutti, uniti nel rifiutare la dequalificazione del proprio ruolo a meri ingranaggi di una catena di montaggio di prestazioni, e dai cittadini, che devono rivendicare la salute come diritto comunitario e non come servizio da consumare in una clinica privata convenzionata. È l’alleanza tra chi cura e chi viene curato l’unica forza capace di imporre una rotta diversa.

Una via d’uscita concreta: l’Ambito Unico
Se la diagnosi del 2021 era corretta, la terapia oggi non può più essere rimandata. Una delle risposte strutturali più efficaci per salvare la medicina generale e la sanità pubblica risiede nell’istituzione dell’Ambito Unico territoriale-ospedaliero.

Questo modello permette di scardinare l’attuale frammentazione attraverso tre leve fondamentali:
– Governance e Budget Integrati:Superare la storica separazione tra ospedale e territorio. Un’unica direzione strategica per bacino d’utenza consente di allocare le risorse in modo fluido, investendo sulla medicina di prossimità per alleggerire la pressione sui reparti acuti.

– Continuità del Percorso di Cura. All’interno dell’Ambito Unico, il medico di medicina generale e lo specialista non sono più monadi isolate. La condivisione dei dati clinici e l’integrazione dei percorsi abbattono la burocrazia superflua, restituendo al medico il suo valore primario: il tempo da dedicare al paziente.

– Valorizzazione della Professione. Creare un ambiente in cui l’attività sul territorio non sia percepita come una scelta di serie B o un vicolo cieco contrattuale, ma come un fulcro operativo integrato, con carriere stimolanti e tutele reali contro il burn-out.

La scommessa che inizia questo 1° luglio non si vince edificando nuove mura, né aspettando la prossima circolare burocratica. Se i professionisti e i cittadini non si riapproprieranno del Servizio Sanitario Nazionale per rimettere la fiducia, il tempo terapeutico e la salvaguardia della salute al centro dell’agenda, l’involuzione sarà totale. Non è pessimismo: è la realtà che ha smesso di aspettare i modelli teorici.

Anche perché il futuro che ci corre incontro è quello di un rigido inverno demografico che bussa già alle nostre porte. E l’inverno demografico, esattamente come tutti gli inverni reali, è spietato: non concede sconti, congela i sistemi fragili e, soprattutto, non ammette errori.

Pier Luigi Bartoletti

02 Luglio 2026

© Riproduzione riservata

Irccs Fondazione Bietti riconosciuto Centro Hub regionale per le malattie rare oftalmologiche
Irccs Fondazione Bietti riconosciuto Centro Hub regionale per le malattie rare oftalmologiche

L’Irccs Fondazione Bietti è entrato a far parte della Rete regionale delle Malattie Rare della Regione Lazio come Centro Hub per le malattie rare oftalmologiche, in seguito alla Determinazione n....

Latina. Studio odontoiatrico abusivo, denunciato falso dentista
Latina. Studio odontoiatrico abusivo, denunciato falso dentista

I finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Latina, nell’ambito di un’attività di polizia economico-finanziaria finalizzata al contrasto dell’esercizio abusivo delle professioni sanitarie, hanno individuato e deferito alla...

Sanità territoriale in Spagna: organizzazione, formazione, digitalizzazione e comunità
Sanità territoriale in Spagna: organizzazione, formazione, digitalizzazione e comunità

Gentile Direttore,in un momento in cui in Italia si discute intensamente della riforma della sanità territoriale e si lavora per rendere operative le Case della Comunità, siamo partite per il...

Il malato immaginario, immaginato, immaginifico, inimmaginato
Il malato immaginario, immaginato, immaginifico, inimmaginato

Gentile Direttorel’idea di malato “immaginario” possiamo attribuirla a Moliere, quella di “immaginato” all’inventore della burocrazia Max Weber, quella di “immaginifico” a Marcel Proust e “l’inimmaginato” a Guglielmo di Ockham (quello...