Senza un ponte tra ospedale e territorio, la riforma resta incompiuta. Internisti pronti a collaborare

Senza un ponte tra ospedale e territorio, la riforma resta incompiuta. Internisti pronti a collaborare

Senza un ponte tra ospedale e territorio, la riforma resta incompiuta. Internisti pronti a collaborare

Gentile Direttore, la riforma della medicina territoriale è una delle sfide decisive per il futuro del Servizio sanitario nazionale. Case di Comunità, Ospedali di Comunità, Centrali operative, telemedicina e assistenza domiciliare sono strumenti indispensabili per avvicinare le cure ai cittadini e ridurre la pressione sugli ospedali. Ma da soli non bastano.

Gentile Direttore,

la riforma della medicina territoriale è una delle sfide decisive per il futuro del Servizio sanitario nazionale. Case di Comunità, Ospedali di Comunità, Centrali operative, telemedicina e assistenza domiciliare sono strumenti indispensabili per avvicinare le cure ai cittadini e ridurre la pressione sugli ospedali. Ma da soli non bastano.

Il rischio è costruire nuovi luoghi senza riempirli di funzioni, competenze e responsabilità cliniche chiare. La vera partita si gioca sulla capacità di intercettare per tempo i pazienti più fragili e complessi, prima che l’instabilità si trasformi in un accesso al Pronto Soccorso o in un nuovo ricovero.

In questo percorso la Medicina Interna ospedaliera può offrire un contributo prezioso, non in alternativa alla Medicina Generale, ma al suo fianco. I medici di famiglia restano il riferimento naturale del paziente sul territorio. Tuttavia, una parte crescente della cronicità riguarda persone anziane, pluripatologiche, spesso in politerapia, con scompenso cardiaco, diabete, insufficienza renale, BPCO, problemi cardiovascolari e fragilità sociali. Sono proprio questi i pazienti che ogni giorno arrivano nei reparti di Medicina Interna e che più facilmente tornano in ospedale se non vengono seguiti in modo integrato dopo la dimissione.

Per questo FADOI ritiene che la Medicina Interna deve diventare un ponte clinico tra ospedale e territorio. Non si tratta di “portare l’ospedale fuori dall’ospedale”, né di sostituire altri professionisti. Si tratta di mettere a disposizione della rete territoriale una competenza già esistente nella gestione della complessità.

Le Case di Comunità potrebbero diventare luoghi di consulto internistico programmato o di teleconsulto rapido per i casi più instabili. Gli Ospedali di Comunità potrebbero beneficiare del supporto degli internisti nella selezione dei pazienti, nella revisione delle terapie, nella gestione delle comorbilità e nella definizione del rientro a domicilio.

Anche la tecnologia può aiutare, ma solo se inserita in percorsi clinici chiari. Il telemonitoraggio produce valore quando dietro ai dati ci sono professionisti in grado di riconoscere i segnali di peggioramento e attivare risposte tempestive.

Il punto, dunque, è superare la separazione tra ospedale e territorio. La Medicina Generale garantisce prossimità e continuità; la Medicina Interna può offrire supporto specialistico globale nei casi più complessi; infermieri ed équipe multiprofessionali possono assicurare presa in carico e monitoraggio.

FADOI non propone una sovrapposizione di ruoli, ma un’alleanza. Perché il futuro della sanità non sarà nell’ospedale o nel territorio presi separatamente, ma nella capacità di costruire percorsi continui, condivisi e realmente vicini ai bisogni dei pazienti.

Andrea Montagnani

Presidente Nazionale FADOI

12 Giugno 2026

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