Botta e risposta tra l’Associazione Coscioni e l’Ulss 2 del Veneto dopo il diniego al ricorso al suicidio medicalmente assistito per una donna di 77 anni della provincia di Treviso affetta da mesotelioma pleurico.
Per la segretaria dell’associazione, Filomena Gallo, e il tesoriere Marco Cappato, “si tratta di una decisione gravissima, resa ancora più grave dal fatto che l’Azienda sanitaria non ha indicato le ragioni del diniego, non ha specificato quale dei requisiti individuati dalla Corte costituzionale sarebbe risultato mancante, non ha trasmesso la relazione del Gruppo Tecnico né il parere del Comitato Etico sui quali la decisione sarebbe fondata. Ad oggi Maria Cristina si trova nella paradossale condizione di vedersi negato l’accesso a un percorso riconosciuto dalla Corte costituzionale senza essere messa nelle condizioni di conoscere le motivazioni della decisione e di esercitare pienamente il proprio diritto di difesa”.
“Ancora più sconcertante – proseguono Gallo e Cappato – è che la signora non sia mai stata visitata dal Gruppo Tecnico incaricato della verifica. Ci troviamo di fronte a una valutazione effettuata esclusivamente sulla base della documentazione sanitaria, senza alcun confronto diretto con una persona che vive una condizione clinica irreversibile, una prognosi infausta e sofferenze intollerabili. La Corte costituzionale ha previsto che il Servizio Sanitario Nazionale effettui verifiche rigorose, complete e tempestive. Non ha certo autorizzato procedure opache nelle quali una persona gravemente malata riceve un semplice “no” privo di motivazione, senza conoscere gli atti e le valutazioni che hanno determinato una decisione destinata a incidere sui diritti fondamentali della persona”.
Per questa ragione l’Associazione annuncia che presenterò richiesta immediata di accesso integrale a tutti gli atti del procedimento, alle relazioni degli specialisti e al parere del Comitato Etico. “Valuteremo inoltre con Maria Cristina ogni iniziativa giudiziaria necessaria per tutelare i suoi diritti. Sarà una corsa contro il tempo, un tempo che purtroppo la nostra assistita non ha più. Questa vicenda dimostra ancora una volta quanto sia urgente approvare anche in Veneto una disciplina che preveda tempi certi per ogni persona malata, procedure trasparenti e responsabilità chiare. Esattamente ciò che è previsto dalla nostra proposta di legge regionale “Liberi Subito”. Nessuna amministrazione pubblica dovrebbe poter lasciare una persona nell’incertezza per mesi e poi comunicarle un diniego senza metterla nelle condizioni di comprenderne le ragioni. Il tempo che si perde in queste procedure non è tempo amministrativo. È vita che se ne va. E di questo qualcuno dovrà assumersi la responsabilità”, concludono Gallo e Cappato.
Risponde con una nota la Direzione dell’Azienda, che anzitutto esprime “la più profonda vicinanza umana alla paziente, di cui si comprende appieno la delicatissima e dolorosa situazione clinica e personale”, poi, “nel massimo rispetto del dibattito pubblico e dei diritti dei cittadini”, precisa: “L’Ulss 2 opera nell’esclusivo solco tracciato dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale (Sentenza n. 242/2019). Le valutazioni destinate a verificare la sussistenza dei quattro requisiti tassativi richiesti dalla legge sono demandate a organismi tecnici e bioetici indipendenti. L’esito della procedura amministrativa e sanitaria è la risultante di un esame rigoroso e non di scelte arbitrarie o discrezionali”.
La Ulss 2 respinge “con fermezza” l’ipotesi di “una procedura “opaca” o superficiale. Il Gruppo Tecnico Multidisciplinare ha operato analizzando in modo approfondito l’intera e dettagliata documentazione clinica della paziente, aggiornata e relativa ai trattamenti oncologici in corso. In ambito medico-legale e specialistico, l’esame documentale dei protocolli terapeutici e dei quadri diagnostici costituisce lo strumento oggettivo primario per la verifica dei presupposti clinici richiesti dalla Consulta, supportati, nel caso specifico, dagli elementi forniti dai due medici che hanno curato in cura la signora. Tali elementi sono stati ritenuti assolutamente esaustivi per la redazione del parere”.
L’Azienda spiega che è inoltre garantita, “come per legge, il pieno e immediato esercizio del diritto di accesso a tutti gli atti del procedimento da parte della paziente e dei suoi legali. La relazione del Gruppo Tecnico e il parere espresso dal Comitato Etico Territoriale — documenti sui quali si sostanzia il provvedimento finale — sono a completa disposizione dei richiedenti secondo le normali procedure di accesso documentale, necessarie anche a tutela della massima riservatezza dei dati sensibili trattati”.
“Indipendentemente dall’esito di specifiche istanze giuridiche – conclude l’Ulss – , l’obiettivo prioritario di questa Ulss rimane la presa in carico globale della paziente. Viene garantito e potenziato ogni sforzo sul piano delle cure palliative, del supporto psicologico e della terapia del dolore, volti a lenire la sofferenza e a preservare la miglior qualità della vita possibile in questa complessa fase della malattia”.