Suicidio medicalmente assistito, escludere i palliativisti è immorale e contro la deontologia, la Sicp sbaglia

Suicidio medicalmente assistito, escludere i palliativisti è immorale e contro la deontologia, la Sicp sbaglia

Suicidio medicalmente assistito, escludere i palliativisti è immorale e contro la deontologia, la Sicp sbaglia

Gentile Direttore, il primo suicidio medicalmente assistito avvenuto in Piemonte nel febbraio scorso ha sollecitato la Regione Piemonte a emanare una Circolare esplicativa di quanto stabilito dalla Corte costituzionale per avere uniformità di azione sul territorio

Gentile Direttore, il primo suicidio medicalmente assistito avvenuto in Piemonte nel febbraio scorso ha sollecitato la Regione Piemonte a emanare una Circolare esplicativa di quanto stabilito dalla Corte costituzionale per avere uniformità di azione sul territorio. La diffusione della Circolare ha suscitato qualche dibattito circa il pagamento dei farmaci richiesti per il suicidio assistito, presto rientrato.

Tale Circolare ha chiarito un altro punto importante che merita attenzione. Da una parte ha stabilito il compito specifico dell’equipe responsabile della procedura di assistenza al suicidio: garantire “che il paziente, ricevuto il parere favorevole della Commissione e acquisito il parere del CET, possa tempestivamente perseguire nel suo intento” ricevendo l’assistenza medica richiesta; e dall’altra ha fissato la composizione dell’equipe stessa: “2 medici, di cui 1 esperto in materia di cure palliative; 2 infermieri; eventualmente da 1 psicologo. L’equipe concorda con il paziente la procedura farmacologica nonché tempo e luogo in cui il medesimo desidera mettere in atto la procedura […]. Deve essere garantita la massima dignità e la minimizzazione di eventi avversi” (cfr. n. 6).

La presenza del medico palliativista nell’equipe operativa è stata subito contestata dalla Società Italiana di Cure Palliativa (SICP), che il 13 marzo 2026 ha pubblicato sul proprio sito un Comunicato in cui si legge: la SICP “ha richiesto di rivedere il passaggio relativo alla presenza del medico palliativista nella fase attuativa della procedura, proponendo di escludere tale figura da questo specifico momento del percorso”.

A nostro avviso, invece, la SICP avrebbe dovuto essere contenta di vedere valorizzata la competenza specifica delle cure palliative, e non avrebbe dovuto né chiamarsi fuori né tantomeno chiedere che i palliativisti come categoria non siano coinvolti nella procedura di assistenza al suicidio. La richiesta è molto grave perché, lanciando una sorta di “obiezione di categoria”, la SICP neanche lascia ai singoli specialisti la decisione in proposito: il che nella pratica comporterebbe che i palliativisti abbandonino il paziente proprio nella fase ultima e più delicata – quella decisiva per il coronamento del piano di vita. Invece di sostenere che sempre va rispettata la legittima volontà del paziente ammesso alla procedura di assistenza al suicidio, e di essere al suo fianco anche nell’ultimo passo, la SICP chiede che i palliativisti siano esclusi “da questo specifico momento del percorso”.

La ragione per cui la SICP avanza tale richiesta è che “esiste il rischio che, nell’attuale contesto storico e culturale, si possa generare un collegamento fuorviante tra le cure palliative e il suicidio medicalmente assistito, rafforzando una percezione riduttiva delle cure palliative come interventi limitati esclusivamente al fine vita. Le cure palliative hanno invece l’obiettivo di migliorare la qualità della vita delle persone affette da malattie croniche, progressive e inguaribili e delle loro famiglie”. Detto altrimenti: per la SICP basta ci sia la possibilità (anche remota) che l’associazione tra cure palliative e suicidio medicalmente assistito generi un’immagine inadeguata (“riduttiva”) delle cure palliative stesse, perché sia giustificato l’abbandono di un paziente concreto: l’esigenza (un po’ corporativa) di tutelare l’immagine “adeguata” delle cure palliative (il “buon nome” o il “ben apparire”) avrebbe la precedenza sull’assistenza da prestare a un paziente in carne e ossa che chiede di essere aiutato a compiere l’ultimo passo in linea con quanto previsto dalla sentenza n. 242/19 della Corte costituzionale.

È sufficiente una breve pausa di riflessione per vedere che la ragione esaminata è di per sé invalida e non giustifica affatto la richiesta di escludere i palliativisti (come categoria) dalla procedura di assistenza al suicidio. La posizione della SICP è immorale e contraria alla deontologia medica, perché sia l’art. 39 del Codice deontologico sia la L. 219/17 prevedono che il medico rimanga nella relazione di cura e di fiducia fino alla fine: in questa prospettiva la presa in carico delle esigenze dei singoli pazienti non può essere contrapposta a un’immagine astratta del “buon nome” delle cure palliative su cui il dovere di cura deve necessariamente avere la precedenza. In questo senso, quanto previsto dalla Circolare esplicativa circa la composizione dell’equipe non deve essere modificato, ed è bene che i palliativisti che vogliano farsi carico dell’ultima richiesta del paziente lo possano fare con libertà e convinzione.

Sorge però una domanda: qual è esattamente quest’immagine “non riduttiva” delle cure palliative che la SICP vuole tutelare con forza? A stare al Comunicato, quest’immagine prevede che le cure palliative per un verso siano viste “in un’ottica interdisciplinare e precoce” e per l’altro che non si limitino al solo fine vita perché “hanno invece l’obiettivo di migliorare la qualità della vita delle persone affette da malattie croniche, progressive e inguaribili”. L’immagine proposta è però incongrua, come si evince dall’oscillazione interna all’ultima proposizione riportata: l’avverbio contrappositivo “invece”, posto all’inizio, sottolinea che le cure palliative non si occuperebbero solo di fine vita (l’immagine riduttiva) ma avrebbero come loro principale obiettivo il miglioramento della qualità della vita delle persone: questa parte iniziale potrebbe giustificare la richiesta di escludere i palliativisti dal percorso di fine-vita. Ma poi si precisa anche che le persone di cui si cerca di migliorare la qualità della vita sono persone “affette da malattie croniche, progressive e inguaribili”: precisazione che riporta il fine-vita ad essere l’ambito specifico, centrale e proprio delle cure palliative. La parte finale della proposizione porta quindi a dire che non è affatto giustificata la richiesta della SICP di escludere i palliativisti dal percorso di fine-vita.

L’incongruenza rilevata solleva un’ulteriore domanda: ma perché le cure palliative, che agli inizi – diciamo trent’anni fa, quando ancora non si parlava di assistenza alla morte medicalmente assistita – erano orgogliose e fiere di occuparsi proprio di fine-vita, e che forse hanno inventato loro il fine-vita, opponendosi a chi parlava di “pornografia della morte”, ora, invece, dicono che sarebbe riduttivo occuparsi solo di fine-vita? Perché ora la SICP viene a sottolineare che l’obiettivo delle cure palliative è migliorare la qualità della vita delle persone – quasi dimenticando che si tratta pur sempre di persone nel fine-vita? A noi sembra che quest’operazione di restyling delle cure palliative serva per ribadire che il compito del palliativista è limitato all’accompagnamento del paziente nell’ultimo viaggio senza anticiparne la morte, il che giustificherebbe la richiesta di escludere i palliativisti come categoria dalla fase operativa del suicidio medicalmente assistito.

Stabilire che il compito del palliativista è solo quello indicato equivale a dire che le cure palliative sono alternative al suicidio medicalmente assistito, cioè escludono tale pratica: questa va evitata perché comporterebbe un’indebita interferenza o violazione del percorso naturale della vita. Infatti, le parole “accompagnare” e “anticipare” (e derivati) trasmettono l’idea che la vita abbia un suo termine “naturale”: osservazione sulla cui scorta si afferma poi che tale termine “naturale” deve essere rispettato e che tale dovere ha la precedenza su quello che impone il rispetto della volontà del paziente.  

Senza star qui a dilungarci oltre, riteniamo che l’idea del rispetto (tassativo) del “termine naturale” della vita sia un residuo di una concezione antica e ormai inadeguata della medicina. Oggi, prioritario è il rispetto della legittima volontà del paziente – come riconosciuto peraltro dalla Corte costituzionale. Per questo appare strano (e forse anche un po’ ipocrita) che la SICP proponga che il palliativista segua il paziente fin quasi all’ultimo passo e chieda poi che sia escluso dal rispondere alla sua legittima richiesta finale di essere assistito a morire. Si deve riconoscere che le cure palliative sono complementari (non alternative)alla morte medicalmente assistita: nel corso della malattia il paziente ha l’opportunità di avvalersi della palliazione per mantenere una adeguata qualità di vita, e quando poi decide che il gioco è finito e che è opportuno chiudere la partita sa di poter contare sull’assistenza (anche) del palliativista per la morte medicalmente assistita.

La SICP rifiuta questo dicendo che ciò inciderebbe “negativamente sul rapporto fiduciario tra il paziente” e il palliativista. Ma è vero proprio il contrario: il sapere che le richieste legittime del paziente sono accolte dal curante instaura un clima di trasparenza che rafforza e cementa il rapporto fiduciario tra paziente e medico. La richiesta della SICP di escludere i palliativisti dall’equipe responsabile della procedura di assistenza al suicidio è quindi immorale e sbagliata. Auspichiamo che la Circolare esplicativa sul punto esaminato non sia affatto modificata anche perché, correttamente, prevede che “deve essere garantita la massima dignità e la minimizzazione di eventi avversi”: tema cui i palliativisti possono dare un importante contributo.

Sergio Livigni

Anestesista-rianimatore, Piemonte

Mariella Immacolato

Medico legale, Toscana

Maurizio Mori

Presidente emerito Consulta di Bioetica ETS, componente CNB

Roberta Morini

Neurologo e palliativista, Lombardia

Federico Fiocca

Anestesista-rianimatore, Lombardia

S. Livigni, M. Immacolato, M. Mori, R. Morini, F. Fiocca

05 Maggio 2026

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