Il presidente Donald J. Trump ha annunciato oggi quello che definisce il più importante passo avanti nella sua battaglia per abbassare il prezzo dei farmaci negli Stati Uniti. Nove colossi farmaceutici globali hanno siglato un accordo con l’Amministrazione per allineare i prezzi di decine di medicinali a quelli più bassi pagati da altre nazioni sviluppate, una politica nota come “prezzo della nazione più favorita” (Most-Favored-Nation, MFN).
L’intesa, presentata come una vittoria storica per i pazienti americani, coinvolge case farmaceutiche di prima grandezza: Amgen, Bristol Myers Squibb, Boehringer Ingelheim, Genentech, Gilead Sciences, GSK, Merck, Novartis e Sanofi. I farmaci interessati trattano patologie croniche e costose come diabete di tipo 2, artrite reumatoide, sclerosi multipla, epatiti B e C, HIV e alcune forme di cancro.
Ribassi fino al 90% su farmaci salvavita
Il cuore dell’annuncio sono i drastici tagli ai prezzi al pubblico per i pazienti che acquisteranno direttamente attraverso TrumpRx, il canale di distribuzione promosso dalla Casa Bianca. Le riduzioni, illustrate in una scheda tecnica, sono in alcuni casi clamorose:
– Gilead Sciences abbatterà il prezzo del farmaco per l’epatite C Epclusa da 24.920 a 2.425 dollari.
– Sanofi ridurrà il sanguefluido Plavix da 756 a 16 dollari e fisserà il prezzo dei suoi prodotti insulinici a 35 dollari al mese.
– Boehringer Ingelheim taglierà il prezzo del farmaco per il diabete Jentadueto da 525 a 55 dollari.
– Novartis diminuirà il costo del farmaco per la sclerosi multipla Mayzent da 9.987 a 1.137 dollari.
Gli accordi garantiranno inoltre ai programmi Medicaid di tutti gli stati americani l’accesso a questi prezzi ribassati, con un risparmio stimato in miliardi di dollari per le casse pubbliche e per i cittadini più vulnerabili.
“Basta fare il free ride sull’innovazione Usa”
Secondo la nota della Casa Bianca, gli accordi pongono fine a una pratica considerata ingiusta: quella per cui le nazioni straniere, applicando controlli sui prezzi, beneficiano dell’innovazione farmaceutica americana pagando cifre molto più basse. D’ora in poi, le nove aziende dovranno applicare il prezzo MFN a tutti i nuovi farmaci innovativi che porteranno sul mercato. Inoltre, saranno tenute a rimpatriare una parte maggiore dei ricavi realizzati all’estero, frutto – si legge – delle politiche commerciali “America First” di Trump, a beneficio dei pazienti statunitensi.
Un pacchetto da 150 miliardi per la “sicurezza sanitaria nazionale”
L’annuncio non riguarda solo i prezzi. Come parte degli accordi, le aziende si impegnano a investire collettivamente almeno 150 miliardi di dollari nella produzione manifatturiera sul suolo americano “nel breve termine”. Un’iniezione di capitali presentata come fondamentale per rafforzare la sicurezza sanitaria nazionale e ridurre la dipendenza dall’estero.
A sostegno di questo obiettivo, alcune aziune doneranno principi attivi critici alla Riserva Strategica di Principi Attivi Farmaceutici (Sapir), una sorta di scorta nazionale per le emergenze. GSK fornirà albuterolo per gli inalatori per l’asma, Bristol Myers Squibb donerà il principio attivo del fluidificante sanguigno Eliquis e Merck quello di un importante antibiotico.
L’attuazione di una promessa chiave
Trump ha presentato l’accordo come il coronamento di una promessa elettorale precisa: porre fine alla situazione per cui i pazienti americani “sussidiano” con prezzi alti quelli bassi del resto del mondo. La mossa fa parte di una strategia avviata a maggio 2025 con un ordine esecutivo e proseguita con lettere di sollecito alle aziende e altri accordi minori.
Con questo annuncio, che arriva in un momento politicamente delicato, Trump punta a consolidare la sua immagine di presidente che taglia la burocrazia e impone accordi vantaggiosi direttamente con l’industria, bypassando il Congresso. L’impatto reale sui pazienti dipenderà ora dalla capacità concreta di implementare gli accordi e di rendere ampiamente accessibile la piattaforma TrumpRx.