“In sanità tariffe illegittime, deroghe e riordini senza regole mettono a rischio il Servizio sanitario nazionale”.
Lo denuncia la Uap, l’Unione nazionale ambulatori e poliambulatori, in una conferenza stampa contro le “criticità strutturali gravi e non più rinviabili che stanno indebolendo il Ssn”.
“Il Ssn sta perdendo coerenza, perché a prestazioni sanitarie uguali vengono oggi applicate regole diverse, con un abbassamento delle garanzie per i cittadini” ha detto la presidente Uap Mariastella Giorlandino
Tra i nodi principali affrontati. Il primo riguarda il nomenclatore tariffario, che remunera le prestazioni sanitarie con tariffe sottocosto, già giudicate illegittime dal Tar del Lazio, ricorda Uap. Tariffe che non coprono i costi reali e che producono effetti concreti: meno prestazioni disponibili, liste di attesa più lunghe, deficit crescenti per le aziende sanitarie pubbliche, soprattutto nelle Regioni in piano di rientro. Un sistema che non risparmia, ma scarica i costi sui cittadini.
Altro tema riguarda il riordino della rete dei laboratori di analisi, avviato per Uap senza criteri chiari e condivisi, con il rischio di indebolire la diagnostica di prossimità. Le analisi di laboratorio sono la prestazione sanitaria più frequente per i cittadini: colpirle significa allontanare il Ssn dal territorio.
La conferenza stampa, sottolinea l’associazione, “si è svolta senza la presenza di rappresentanti delle istituzioni e dei partiti politici, alla luce della persistente indisponibilità al confronto concreto sinora dimostrata, nonostante ripetute sollecitazioni”. Presente invece Antonio Magi, presidente dell’Ordine dei medici di Roma, che ha evidenziato l’importanza della responsabilità medica nella diagnostica: “Per questo serve la competenza medica in certe scelte. La professionalità non si crea per legge. E le professionalità non vanno lasciate emigrare. Manca un piano sanitario nazionale che sancisca regole uniformi”.
Luca Marino, vicepresidente della sezione Sanità di Unindustria, ha sostenuto la validità del modello italiano basato sull’integrazione pubblico-privato. Per questo “non si capiscono i recenti interventi legislativi ‘fuori contesto’ – ha osservato – apprezzabili i provvedimenti per la riduzione delle liste d’attesa e per una migliore programmazione. Ma il taglio delle tariffe del nomenclatore va in controtendenza e minaccia la sostenibilità del sistema. Anche le nuove norme sulla farmacia dei servizi sono fuori contesto e non rispondono alla logica della programmazione: un conto sono le esigenze delle zone rurali, altro i centri urbani. Serve una programmazione generale con requisiti comuni. Altrimenti c’è un rischio salute”.
Elisa Interlandi di Anmed (Associazione nazionale di medicina, diagnostica, salute e benessere) ha contestato il modo in cui si sta operando il riordino della rete dei laboratori di analisi, obbligando le strutture alla soglia minima delle 200mila prestazioni senza alcuna copertura finanziaria adeguata. Mancano criteri chiari. “È paradossale – ha evidenziato – assistere al trasferimento della diagnostica in strutture prive di requisiti e senza competenze. Così si smantella la attività di laboratorio: la fase analitica dei prelievi andrà fatta altrove. Spesso accorpare, fare economia di scala trasferendo l’analisi a strutture comuni, può allungare i tempi dell’analisi. E si favoriscono i grandi gruppi”.
Dal canto suo Antonella Blasi di Anisap (associazioni regionali e interregionali ambulatori privati) ha puntualizzato che la struttura privata accreditata è parte integrante del Ssn. “Circa il riordino della rete dei laboratori – ha sottolineato – nel 2011 sono state emanate linee guida che però oggi vengono prese come una norma (nonostante i chiarimenti anche giurisdizionali intervenuti). Il limite delle 200mila prestazioni è illogico. È necessario considerare anche il prelievo venoso come prestazione sanitaria ai fini della soglia delle 200mila prestazioni. Ci sono soluzioni che si possono esplorare. La farmacia non può sostituire i laboratori di analisi. Paradosso: il farmacista eroga prestazioni in telemedicina che vanno repertate da sanitari che operano nelle strutture accreditate”.
Ezio Polizzi di Aspat Campania (sanità privata territoriale) ha rivendicato come molte prestazioni siano svolte da soggetti accreditati per una scelta razionale della sanità pubblica che sapeva di non poterli erogare con adeguata qualità: “Il neopresidente della Regione Campania ha esordito dicendo che andrebbe smantellata la sanità privata. Ci dica quale sia la soluzione alternativa. Siamo pronti a collaborare per la risoluzione delle problematiche che riguardano le tariffe e le reti di laboratori”.
La presidente nazionale di Federbiologi, Elisabetta Argenziano, ha denunciato le distorsioni del cosiddetto ‘federalismo sanitario’: “La massificazione delle analisi, esasperando il modello del hub&spoke, non fa conseguire efficienza”. Questi provvedimenti legislativi recenti, secondo Argenziano, “non sono rispettosi del paziente come persona, di tutti i dipendenti delle strutture laboratoristiche, sotto la minaccia continua di perdita del posto di lavoro. Non assicurano spesso, con il trasporto di prelievi, la qualità del valore laboratoristico. Il risultato di un’analisi di laboratorio deve essere utile e corretto. Utile perché porta o contribuisce alla definizione di una diagnosi e corretto perché supportato da un controllo di qualità esterno ed interno obbligatorio in ogni struttura laboratoristica accreditata italiana”.
Mentre Alessandro Todaro di Confesercenti Sanità ha spiegato come il gruppo interparlamentare per lo Sviluppo del Sud, aree fragili e isole minori possa essere un interlocutore: “Come si può parlare di medicina di prossimità e poi chiudere i laboratori di analisi? Perché non prevedere uno ‘sciopero bianco’? Vengano la stampa e i politici a visitare le strutture accreditate”.
Leonardo Di Maggio di Federcardio ha segnalato le tariffe sottocosto dell’attuale nomenclatore. “Tariffe così illogiche da mortificare la dignità professionale del cardiologo e di chi altri opera nelle strutture cardiologiche. Un esempio: la visita cardiologica di controllo, incluso Ecg, in base al nomenclatore vigente vale 17,90 euro. Senza Ecg la visita vale solo 6,30 euro – ha precisato – Federcardio chiede una convocazione urgente al ministero della Salute e alla Regione Campania, per trovare soluzioni tali da restituire il giusto rispetto e la giusta dignità ai cardiologi”.
In chiusura, la presidente Giorlandino annuncia azioni giudiziarie, anche di natura risarcitoria, per i danni subiti da “un nomenclatore inadeguato. La sanità non è un discount”. La questione “non è pubblico contro privato – ha detto – bensì regole uguali per prestazioni sanitarie uguali. Difendere il Ssn significa difendere i cittadini, il diritto alla salute e la qualità delle cure. Il percorso di mobilitazione – ha concluso – proseguirà con la manifestazione nazionale del 14 marzo, per riportare al centro del dibattito pubblico la coerenza del sistema sanitario e la tutela effettiva dei pazienti. Stesse prestazioni devono significare stesse regole. La sanità non è un mercato. È un diritto”.