Ogni anno, migliaia di persone in tutta Europa si ammalano per aver mangiato cibo contaminato, con uova, carne e prodotti alimentari pronti al consumo tra le fonti di infezione più frequenti. In Italia, nel 2024, per la prima volta dall’avvio della raccolta dei dati in UE, la campilobatteriosi è stata in Italia la zoonosi più frequentemente riportata, seguita dalla salmonellosi. Un andamento epidemiologico analogo si osserva in Europa. La listeriosi continua a rappresentare l’agente zoonotico associato alle forme di malattia più gravi, caratterizzata da un’alta proporzione di ospedalizzazione e decessi tra i casi. I numeri sono contenuti nel report annuale sulle zoonosi, sugli agenti zoonotici e sui focolai epidemici di malattie a trasmissione alimentare, appena pubblicato dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (Efsa) e dal Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (Ecdc), e rilanciato in Italia dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss).
Il report è basato sui dati raccolti nel 2024 da 27 Stati membri dell’Unione Europea (UE), dall’Irlanda del Nord (limitatamente ai dati su alimenti e animali e focolai epidemici di malattia trasmesse da alimenti) e da altri 8 Paesi Europei non membri della UE.
Anche quest’anno, la produzione del report per i contenuti relativi al settore animale, a quello alimentare e ai focolai di malattia a trasmissione alimentare, è stata affidata al Consorzio ZOE (Zoonoses under a One health perspective in the EU), un team di esperti appartenenti, oltre che all’ISS, alll’Istituto Zooprofilattico delle Venezie (IZSVe), all’Istituto Zooprofilattico dell’Abruzzo e Molise (IZSAM) e all’Agence nationale de sécurité sanitaire de l’alimentation, de l’environnement et du travail (ANSES-Francia), coordinatore del consorzio.
In Italia sono state 2779 le notifiche di campilobatteriosi raccolte per il 2024, in aumento rispetto all’anno precedente (2363 casi). I casi salmonellosi continuano ad essere invece in diminuzione (2637 casi nel 2024, corrispondenti a un calo relativo del 20,9%), con un tasso di 4,5 casi ogni 100mila abitanti, rispetto al tasso di 5,6 ogni 100mila abitanti dell’anno precedente. La listeriosi e le infezioni da STEC si collocano invece al terzo e quarto posto per numero di casi in Italia.
Nel 2024, in Italia sono stati riportati 200 focolai epidemici di origine alimentare che rappresentano il 3,0% di tutti i focolai riportati in UE. Questi focolai hanno coinvolto 2816 casi umani, causando 338 ospedalizzazioni e 4 decessi. Il numero di focolai epidemici di origine alimentare osservati in Italia è stato il più alto negli ultimi 10 anni. Tra i focolai epidemici nei quali è stato possibile identificare l’agente causale, Salmonella è stato l’agente causale del maggior numero di focolai e casi.
Un elevato numero di casi umani è stato osservato anche in focolai epidemici causati da norovirus, mentre Listeria monocytogenes è stato l’agente responsabile del più alto numero di ospedalizzazioni e decessi. Per 55 focolai epidemici non è stato possibile identificare l’agente causale.
L’Italia, sottolinea infine l’Iss, è stata inoltre coinvolta in tutti i focolai epidemici plurinazionali per i quali Ecdc ed Efsa hanno elaborato valutazioni rapide del rischio (ROA -Rapid Outbreak Assessment) su mandato della Commissione Europea. Queste valutazioni hanno riguardato due focolai causati da L. monocytogenes ST173 e ST1607, entrambi associati al consumo di prodotti ittici, oltre a due ROA relativi a focolai da Salmonella: uno causato da S. Stratchona ST2559 e uno sostenuto da diversi sierotipi di Salmonella (S. Adelaide, S. Enteritidis, S. Hvittingfoss, S. Kinondoni, S. Kisarawe, S. Newport, S. Richmond and S. Typhimurium).