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Giovane medico precario della Campania scrive al Papa: “Siamo una generazione con tanti talenti ma in cui non vi è merito”

Maurizio Cappiello, medico presso l’Ao Cardarelli di Napoli, non chiede nulla al Papa. Gli racconta, però, come si sente un giovane professionista della sanità. E parla di “una generazione con le idee”, ma che soffre per l'instabilità lavorativa. Di una generazione che emigra per lavorare, con “tanta ambizione, ma anche tanta mortificazione”. Mentre “le buone idee non vengono viste come qualcosa da coltivare, ma nella migliore delle ipotesi sono tenute solo in considerazione, per poi dimenticarle nel governo successivo”. LA LETTERA AL PAPA

20 NOV - Una lettera rivolta a Papa Francesco. Non per chiedere qualcosa, ma semplicemente per far conoscere al Pontefice come si sente un giovane medico italiano. A scriverla Maurizio Cappiello, medico chirurgo presso l’Ao Cardarelli di Napoli.

A Papa Francesco, Cappiello racconta di “una generazione con tanti talenti ma in cui non vi è merito, vi sono tantissime forze, ma non c’è lavoro stabile, nella nostra Sanità i numeri sul lavoro instabile presi da varie casistiche sono di almeno 12.000 precari nel paese, con un arrotondamento in difetto, con una età media di 34 anni e una non trascurabile presenza di over 40, solo in Campania il fenomeno riguarda circa 1200 tra medici e dirigenti sanitari. Qualcuno dice che siamo pochi, che il fenomeno in fondo non è poi così rilevante, insomma che esiste il problema ma che non ci sono i numeri, eppure per uno strano paradosso senza ‘questi 1200’ il sistema collassa, basti pensare che la maggior parte dei nostri colleghi lavora nei dipartimenti di emergenza”.

Di una generazione in cui si emigra all’estero – “si pensi che solo nel Regno Unito nel 2014 i medici italiani che prestavano servizio erano più di 3000” – per cercare opportunità di lavoro migliori. Ma questo avviene con “tanta ambizione, ma anche tanta mortificazione per chi parte e per chi ci vede partire”.


“Ci viene chiesto – spiega il giovane medico al Pontefice - di essere determinati e competitivi ma si perde quasi sempre in partenza un esempio per tutti è l’accesso alle scuole di specializzazione, ogni anno il numero dei laureati in medicina è di gran lunga superiore al numero delle borse messe a disposizione”. “Affrontiamo turni di guardia con oltre 200 pazienti” ma “ci si dimentica della sicurezza del paziente, nonché della possibilità di dare conforto anche morale ai nostri fratelli malati”.

E intanto “le buone idee non vengono viste come qualcosa da coltivare, ma nella migliore delle ipotesi sono tenute solo in considerazione, per poi dimenticarle nel governo successivo”.

Cappiello conclude citando Plutarco, “…… i giovani non sono un vaso da riempire ma fuoco da ardere,….... non aspettiamo che questo fuoco si spenga e si trasformi solo in cenere da buttare al vento!”.

20 novembre 2017
© Riproduzione riservata


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