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Università e numero chiuso. Il Tar lo boccia. Ora sarà la Consulta a decidere se è incostituzionale

Il Tar del Lazio mette uno stop al numero chiuso per entrare all’Università. Nell’ultimo mese sono infatti fioccate numerose ordinanze che di fatto hanno accolto numerosi ricorsi presentati da studenti in tutta Italia. In attesa del pronunciamento della Consulta gli studenti potranno intanto frequentare le lezioni.

16 GEN - Dal Tar del Lazio arriva l’ennesima bocciatura del numero chiuso all’università. Il Tribunale amministrativo ha infatti attraverso alcune ordinanze (in tutto, sono più di 20 le ordinanze di sospensiva pronunciate tra fine dicembre e la prima settimana di gennaio dai diversi Tar italiani che hanno ammesso "con riserva" all'università decine di studenti esclusi dai test) ammesso ai corsi di laurea in Medicina e Odontoiatria decine di studenti che non erano riusciti a raggiungere il punteggio minimo previsto nel test di ammissione svoltisi lo scorso settembre. Il Tar ha accolto il ricorso degli studenti consentirà loro di frequentare le lezioni finché sul numero chiuso non si pronuncerà la Corte costituzionale che ne dovrà valutare l’incostituzionalità o meno.

Quindi, nonostante già il governo Monti, attraverso il Ministro dell’Università Francesco Profumo, era intervenuto sulla selezione a Medicina, la facoltà più ambita (circa 80 mila studenti per poco più di 9mila posti). Quest'anno, il test di ammissione valeva per un intero raggruppamento di atenei e non più per una sola università. Ma secondo i giudici amministrativi ciò non è bastato per evitare disparità di trattamento. Di fatto un ragazzo estromesso a Milano con un certo punteggio sarebbe stato ammesso in un'altra università, magari al Sud. Ed è proprio su questo aspetto che si è pronunciato il Tar lo scorso 21 dicembre. I giudici di Roma hanno riammesso nei rispettivi atenei gruppi di studenti di Milano, Firenze, Parma, e Messina che erano stati esclusi per il punteggio troppo basso, e fuori dai posti messi a concorso, ma che con lo stesso punteggio sarebbero stati ammessi invece alla Sapienza di Roma.

 
Nell’attesa di conoscere il verdetto, che dovrebbe arrivare prima dell’estate, il Tar del Lazio ha in ogni caso riconosciuto “l’illogicità della previsione di un punteggio minimo applicabile che non consente lo scorrimento della graduatoria in presenza di posti vacanti”, che pure erano disponibili in mancanza di un numero sufficiente di idonei. Nello specifico gli studenti ammessi dal tribunale, competente a livello nazionale, avevano svolto la prova presso la Statale di Milano.
 
Ma il ricorso presentato al Tar del Lazio è solo l’ultimo di una lunga serie e che riguarda anche altri aspetti della questione. A Campobasso il locale Tar ha annullato la graduatoria del test di ammissione a Medicina per l'intera macroarea  -  Campobasso, Bari e Foggia  -  perché la Commissione avrebbe richiesto ai candidati di lasciare sul banco la carta d'identità accanto al codice della prova, consentendone l'identificazione e la Procura della Repubblica ha aperto un'inchiesta. In altre regioni i Tar hanno invece fatto rientrare alcuni studenti di medicina dalla Romania, dalla Spagna e dal Belgio, che erano stati costretti ad emigrare a causa del numero chiuso.

A Cosenza e l'Aquila invece è saltato il numero chiuso a Scienze della formazione, che prevede un punteggio minimo di ammissione anche se tutti i posti non vengono coperti. Secondo il Tar Lazio se i posti sono disponibili vanno occupati anche se i concorrenti non hanno raggiunto il minimo per l’accesso ai corsi.

Stesso discorso per la facoltà di i posti destinati agli studenti extracomunitari e per i posti rimasti vacanti alla facoltà di Architettura.
 
"Si è fatta la storia  -  ha affermato Michele Orezzi coordinatore nazionale dell’Udu (Unione degli universitari) -  Queste giornate saranno ricordate come un enorme passo avanti verso l'università italiana libera e aperta. E aspettando la sentenza della Corte Costituzionale possiamo dire che questa martellata dell'Udu al muro del numero chiuso ha aperto una speranza per un vero diritto allo studio e un miglior futuro per gli studenti del nostro Paese”.
 
Più morbida invece la posizione del Segretariato Italiano Giovani Medici (SIGM). “Pur condividendo lo spirito dei giudici amministrativi, che hanno evidenziato il tratto discriminante dell’attuale modalità di selezione tra le differenti sedi universitarie, riteniamo che non sia opportuno mettere in discussione l’intero impianto dell’accesso programmato alle Facoltà di Medicina”.
 
Per i giovani medici “quello della formazione medica pre e post lauream, rappresenta l’unico ambito in cui il diritto allo studio dello studente deve trovare un punto di equilibrio con la tutela del diritto alla salute del cittadino”.
 
“Vi è poi un ulteriore aspetto di sistema – prosegue la nota del Sigm - , relativo alla programmazione quali-quantitativa delle professionalità mediche da formare e da valorizzare all’interno del Servizio Sanitario Nazionale: il fenomeno della Pletora Medica (ovvero le conseguenze dell’accesso incontrollato a medicina), registratosi nel nostro Paese in epoca precedente all’accesso programmato ed al numero chiuso, ha dimostrato che quei medici i quali non hanno trovano gratificazioni professionali ed esistenziali, a fronte dei sacrifici compiuti per sostenere l’impegnativo percorso formativo-professionalizzante in medicina, non sono messi in condizione di esprimere al meglio le loro potenzialità all’interno del sistema salute”.
 
Ma, in ogni caso, per i giovani medici “non si possono più sostenere le criticità dell’attuale sistema di selezione: bisogna prendere atto che un miglioramento in termini di meritocrazia e di equità è possibile attraverso l’adozione di una graduatoria unica nazionale. In tale direzione il Miur ha già operato, adottando dal corrente anno accademico graduatorie uniche su base macroregionale per l’accesso alle Facoltà di Medicina e Chirurgia, e sta continuando a ragionare sul post lauream: è sul tavolo del Ministero, infatti, una proposta similare per l’accesso alle scuole di specializzazione mediche”.
Ma a fronte di tale soluzione, il Sigm evidenzia “la necessità di garantire al pari l’accesso, sia per gli studenti che per gli specializzandi, agli strumenti a sostegno del diritto allo studio, con particolare riferimento a chi si troverebbe ad affrontare gli studi fuori dalla sede di residenza. Mense, alloggi ed altri servizi sono infatti accessibili a tutti i ‘formandi’ in quei Paesi nei quali vige il sistema della graduatoria unica nazionale, che prevede la scelta della sede formativa sul territorio nazionale in funzione della graduatoria di merito e dei posti disponibili.
In tal senso sarebbe utile avviare una riflessione in merito al modello statunitense o a quello francese per l’accesso alle facoltà mediche: entrambi rappresentano, seppur ciascuno con le proprie specificità, esperienze utili a salvaguardare il diritto allo studio ed al contempo la tutela della salute del cittadino: infatti, a fronte di una libera ammissione ai primi anni di corso, focalizzati sulle basic sciences, nel tempo si selezionano i candidati che intraprenderanno diverse strade per diventare professionisti della salute in funzione della loro carriera universitaria e del numero programmato.
In conclusione, a parere dei Giovani Medici (SIGM) “l’optimum sarebbe rivisitare l’intero impianto del sistema formativo-professionalizzante di medicina, a partire dalla programmazione del fabbisogno ottimale di professionalità richieste dal SSN ed in modo da favorire il raggiungimento della piena autonomia e maturazione professionale del giovane medico in tempi in linea con la media UE”.

16 gennaio 2013
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