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Allarme degli psichiatri: "Se gli Opg saranno chiusi 800 malati gravi senza assistenza"

Dal 1 aprile tutti gli Ospedali psichiatrici giudiziari dovranno essere dismessi. Ma il nostro Paese, secondo la Società italiana di psichiatria, è impreparato ad accogliere i malati. Mencacci: "Mancano le strutture alternative. Chiederemo una proroga al prossimo ministro della Salute". 

14 FEB - Entro il prossimo 31 marzo tutti gli Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) del nostro Paese dovranno essere dismessi, come stabilito dal decreto n.211 del 2011, il cosiddetto “svuota carceri”. La chiusura di queste strutture è stata accolta da più parti come una vittoria, in quanto è considerata il naturale compimento della legge Basaglia. Tuttavia non mancano le incognite. Dal primo aprile, infatti, gli oltre 800 malati ricoverati presso gli Opg si troveranno senza alcuna sede alternativa e rischieranno quindi di rimanere privi di assistenza. L’allarme sul futuro di queste persone è stato lanciato stamane – presso gli uffici della Camera dei Deputati – dalla Società italiana di psichiatria (Sip) che ha incontrato giornalisti e operatori per sottolineare che “la mancata gradualità nella chiusura degli Opg e l’inascoltato appello di una proroga da parte degli psichiatri rischiano di provocare gravi conseguenze”.

La decisione ha rappresentato una svolta epocale ma “è stata gestita come un salto nel vuoto senza paracadute – ha esordito Claudio Mencacci, presidente della Sip – Bisognava procedere con gradualità e invece non c’è stata alcuna progettualità. Per questo chiederemo una proroga al prossimo ministro della Salute non appena si insedierà”. In Italia gli Opg sono sei: Aversa (Caserta), Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), Castiglione delle Stiviere (Mantova), Montelupo Fiorentino (Firenze), Napoli e Reggio Emilia. Dal primo aprile cesseranno completamente la loro attività, ma “siamo ancora del tutto impreparati ad accogliere, gestire e collocare questi pazienti a causa dell’assenza di strutture alternative o di finanziamenti che, seppur stanziati, non sono facilmente fruibili”. I soldi messi a disposizione ammontano a 173 milioni di euro, ma sono stati sbloccati solo pochi giorni fa – il 7 febbraio – con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della specifica erogazione. Somma che verrà investita soprattutto per aprire edifici residenziali speciali, anche se le Regioni avranno soltanto sessanta giorni di tempo per presentare i piani di utilizzo delle risorse. “Le previsioni più ottimistiche segnalano che prima del 2014-15 il nuovo corso non andrà pienamente a regime”. Il rischio è quindi che la situazione degeneri se, nel frattempo, “non verranno organizzati reparti dedicati negli istituti di pena – ha osservato Mencacci - Aumenterà infatti il numero di carcerati e si moltiplicheranno le difficoltà nell’affidamento ai servizi di salute mentale del territorio, lasciati senza risorse e finanziamenti specifici”.


La scelta di uscire da un percorso di “cura-non cura” come quello garantito da alcuni degli Opg ha trovato concorde anche Emiliano Sacchetti – presidente Eletto Sip e direttore del dipartimento di salute mentale dell’azienda Spedali Civili di Brescia – che ha ribadito però come sia “discutibile la modalità con cui questa azione sta per essere attuata, in quanto si rischia di retrocedere a una situazione del tutto simile a quella verificatasi 40 anni fa con la chiusura degli ospedali psichiatrici e le dismissioni selvagge”. Per evitare dinamiche analoghe Sacchetti chiede con fermezza che – prima di dismettere gli Opg - “vengano realizzati degli interventi strutturali tali da garantire, laddove necessario, la messa in sicurezza sia dei pazienti sia degli operatori e della comunità”. In primis serve un’immediata erogazione di risorse che permetta di “incrementare e migliorare l’assistenza psichiatrica in carcere, troppo spesso considerata un’attività marginale”. Sul tema delle strutture carcerarie si è espresso anche Enrico Zanalda – segretario della Sip – che ha sottolineato come “il passaggio dalla medicina penitenziaria alle aziende sanitarie non sia stato completato in tutte le regioni”. Per invertire la rotta la strada da percorrere porta “alla costituzione di una rete integrata di servizi all’interno delle carceri”. Per quanto concerne il problema della mancanze di sedi alternative agli Opg, esso si pone soprattutto “per i pazienti considerati non imputabili e, quindi, che non possono permanere nel regime detentivo”. Sono quindi numerose le questioni sul piatto che però “non possono essere affrontate senza le adeguate risorse finanziarie – ha tuonato Massimo Di Giannantonio, docente di psichiatria presso l’Università di Chieti – Siamo dinanzi l’ennesimo caso in cui vengono approvate leggi senza che si tenga minimamente conto dei fondi a disposizione. In un quadro del genere a venire penalizzato è soprattutto il rispetto per i pazienti”.

La questione riguarda però anche la società nel suo complesso perché “di fronte al crescente aumento di disturbi psichici nella popolazione italiana, aggravati dalla crisi economica e dal clima di incertezza che coinvolge in particolare i giovani – ha ricordato Mencacci - è necessario affrontare di petto quella che l’Oms prevede essere, nel giro di pochi anni, la principale causa di disabilità”. Senza un piano organico ed efficace di potenziamento dei servizi, il rischio è che si riproponga il drammatico andamento che ha caratterizzato la Spagna, dove a ogni aumento dell’1% del tasso di disoccupazione ha corrisposto una crescita pari allo 0,79% del tasso di suicidi. “E’ per questo – ha concluso Mencacci – che è necessario ripartire da una solida cultura della prevenzione che accompagni i giovani sin dai primi anni di scuola. In questo senso siamo ancora assai indietro rispetto al resto d’Europa e ne stiamo pagando le conseguenze”. 

14 febbraio 2013
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