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Ssn. La strada per l’efficienza del sistema? Collaborazione e innovazione

Bisogna superare la logica di gestione delle aziende come “silos” in continua competizione e ridefinire i Lea per liberare risorse da investire nell’innovazione. Questi i temi discussi al seminario “Riprogrammare l’organizzazione e l’allocazione delle risorse: scenari possibili” organizzato nell’ambito del 40° Congresso nazionale Anmdo

16 OTT - Il leit motiv della competitività come formula vincente per generare efficienza e a ricaduta risparmio, va abbandonato. Serve invece una visione di sistema scandito dalle regole dell’armonizzazione e della collaborazione superando la logica di gestione delle aziende sanitarie come “silos” in continua competizione. La riorganizzazione della rete territoriale e della rete ospedaliera non devono essere affrontate in un’ottica di riduzione delle risorse, ma di efficientamento di sistema del servizio offerto, attraverso un’interazione costruttiva. Solo così si può creare efficienza, risparmiare e investire in innovazione. Riportando anche il paziente al centro del sistema. Una strategia che comporta però azioni decise degli assetti organizzativi – dall’introduzione dei costi standard all’eliminazione di duplicazioni inutili e pericolose, e altro ancora – e una revisione coraggiosa dei Lea per concentrarsi su quelle innovazioni che costano molto ma che alla distanza generano risparmi.
È quanto emerso al seminario “Riprogrammare l’organizzazione e l’allocazione delle risorse nella sanità dal 2014: scenari possibili” organizzato nell’ambito del 40° Congresso nazionale Anmdo in corso a Napoli fino al 17 ottobre

 
“Pensare al Ssn come lo conosciamo non è più pensabile – ha spiegato Luigi Ugo Aparo, segretario scientifico Anmdo e Direttore sanitario Irccs san Raffaele Pisana di Roma - siamo tutti consapevoli che il mondo sta cambiando e che i sistemi sanitari europei, non solo quello italiano quindi, si misurano con problemi di sostenibilità. La sensazione è che si stiano facendo molte cose per rendere più efficiente il sistema, ma sembra che per quanto riguarda la conduzione della sanità, da un punto di vista strategico, ci siano più azioni di lifting piuttosto che cambiamenti effettivi. Un lifting – ha aggiunto – che si basa su un sistema costruito su quello che fanno i professionisti e non sui bisogni reali dei cittadini e del malato. Per anni si è battuto sul tasto della centralità del paziente, ma la sensazione è che il paziente in realtà non sia al centro. Bisogna avere coraggio di agire perché le resistenza al cambiamento sono ancora fortissime”.
 
Avere coraggio quindi, ma qual è la strategia da seguire?
Per Thomas Schael, esperto Siveas in affiancamento alla Regione Piemonte,nel nuovo Patto per la Salute c’è scritto tutto. E toccherà ora alle Regioni dare gambe a quanto stabilito, rivedendo gli assetti organizzativi. “Bisogna avere una visione di sistema invece di guardare alle singole parti – ha sostenuto – in sostanza bisogna superare la logica del “silos” eliminando anche le ridondanze. Rimuoviamo quindi unità operative che non producono e quelle duplicazioni inutili e spesso anche pericolose. In questo modo non si consumeranno più risorse preziose per il sistema. Grazie ai sistemi attivati del Piano nazionale esiti possiamo ora misurare volumi e esiti per capire dove intervenire”.
Ma anche per Schael bisogna avere il coraggio di attuare scelte forti persino se questo comporterà l’andare contro comitati locali che difendono interessi di parte. “Incominciamo a fare delle scelte che non dipendono dal colore politico – ha aggiunto – ma professionali e tecniche. Bisognerà accettare di razionalizzare la rete ospedaliera per renderla più sicura, chiudendo Ps o potenziando altri presidi. Agendo sia sul pubblico sia sul privato accreditato. Procediamo in un’ottica di efficientamento dei servizi”.
 
Ed esempi a livello regionale non mancano. A partire dalla regione Veneto.
“La sanità è l’unico comparto delle Pubblica amministrazione con i conti a posto – ha affermato Domenico Mantoan direttore generale area Sanità e sociale del Veneto – certo non mancano realtà locali come Campania e Lazio che si reggono sulla tassazione al cittadino e sui ticket. Ma i disavanzi regionali nel tempo sono diminuiti. E la regione Veneto è la dimostrazione tangibile di questo processo virtuoso. Abbiamo reso efficiente il sistema attuando misure che ci hanno permesso di anticipare il regolamento sugli standard ospedalieri. Abbiamo cambiato gli atti aziendali creando anche alcune turbolenze e ricapitalizzato le aziende. Abbiamo introdotto sul territorio le strutture intermedie con standard e tariffe concordate, e molto altro ancora”. Tirando le somme il Veneto è riuscito a risparmiare curando bene i cittadini come testimoniato dai risultati conseguiti al tavolo di monitoraggio dei Lea. “Ma quello che dobbiamo comprendere – ha aggiunto Mantoan – è che serve un cambio della governance. E va recuperato un ruolo centrale della sanità. Il ministero della Salute deve uscire dall’indeterminatezza, recuperando credibilità e autorevolezza del sistema”.
 
Serve anche una diversa gestione delle risorse. “Il nostro sistema sanitario da un punto di vista finanziario è stato praticamente risanato – ha spiegato Federico Spandonaro, Presidente di Crea Sanità dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata – di fatto l’unica regione ancora in pesante disavanzo è il Lazio. Il tema ora è se dobbiamo ridurre ancora di più la spesa sanitaria a causa della recessione, o se viceversa dobbiamo orientare questa spesa verso delle priorità. Di certo un’ulteriore contrazione della spending review equivarrebbe alla morte del sistema, dell’innovazione e di ogni investimento. Invece il Paese deve avere una cultura dell’innovazione, avendo ben chiaro che l’innovazione è in larghissima misura frutto dell’impresa. E avere cultura dell’innovazione è anche avere cultura dell’impresa. Un principio questo che va costantemente ricordato. Infatti, mentre la valenza etica dell’equità d’accesso è riconosciuta, spesso si vacilla sul fatto che anche l’innovazione ha una valenza etica. Dobbiamo renderci conto che un Paese che non ha innovazione non va avanti, per questo non si può disconoscerne il ruolo”.
 
E allora come liberare risorse per investirle in innovazione? Bisogna iniziare a buttare fuor dal sistema tutto ciò che ormai è vecchio e non serve più. Cambiano quindi i Lea.
“Cominciamo a pensare a un de-listing. Il 36% della spesa territoriale è per farmaci che costano meno di 10 euro, spese che possono essere pagate dai cittadini di tasca propria, in cifre circa 3 mld e mezzo di euro che potrebbero essere investiti verso prestazioni più costose che i cittadini non possono permettersi”.
 
PerGiuseppe Zuccatelli, Direttore generale dell’Istituto nazionale di ricovero e cura per anziani (Inrca) di Ancona, serve infine un’azione di mutuo soccorso da parte di tutti gli attori del sistema: “Basta con l’idea che la competitività paga”. “Il Ssn deve avere tre pilastri: una rete d’ emergenza efficiente, una prevenzione degna di questo nome nei luoghi di vita e di lavoro e la tutela delle fragilità. Non autosufficienza, Alzheimer, handicap, ogni famiglia italiana combatte con questi problemi. E invece continuiamo a parlare solo di ospedali. Servono azioni decise a tutti i livelli dal personale, creando un ruolo unico per i medici che operano nel Ssn, fino alla formazione, i giovani medici devono lavorare nelle corsie degli ospedali che devono diventare sede di insegnamento per demandare la formazione dal Miur al ministero della salute. Solo così possiamo rimettere in pedi il sistema e iniziare a investire nell’innovazione”.
 

16 ottobre 2014
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