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Belgio. Eutanasia concessa a stupratore/killer seriale. Scienza & Vita: "È la vittoria del male"

Frank Van Den Bleeken, 52 anni, da 30 anni in carcere per violenza sessuale reiterata e omicidio con stupro, chiedeva da tempo di poter morire per porre fine alle sue "insopportabili" sofferenze psichiche. Ok delle autorità. L'eutanasia verrà effettuata in un carcere di Bruges. Per l'Associazione Scienza&Vita: "E' una sconfitta dei principi del diritto".

05 GEN - Frank Van Den Bleeken, uno stupratore seriale di 52 anni, il prossimo 11 gennaio sarà sottoposto a eutanasia. L'uomo, in carcere da 30 anni per violenza sessuale reiterata e omicidio con stupro, chiedeva da tempo che venisse posta fine alla sua vita e alle sue "insopportabili" sofferenze psichiche. Il nulla osta da parte delle autorità è arrivato lo scorso settembre e l'eutanasia verrà effettuata in un carcere di Bruges. A riferirlo è il quotidiano De Morgen. In Belgio l'eutanasia è legale dal 2002.
 
“L’annuncio che a Frank Van den Bleeken, ergastolano belga 52enne, sia stata concessa l’eutanasia che aveva lui stesso richiesto per la disperazione di non poter essere curato è una notizia che lascia sgomenti e che segna un punto di non ritorno nella democrazia”, commentano Paola Ricci Sindoni e Domenico Coviello, Presidente e Copresidente nazionali dell’Associazione Scienza & Vita.
 
“L’uomo, consapevole dei suoi gravi disturbi psicologici, avrebbe voluto esser curato in una clinica specializzata, ma non gli è stato concesso. Lo Stato belga ha preferito avallare la scelta eutanasica, con l’ipocrisia di un atto giustificato come rispondente alla sua dignità. Invece di concedergli la chance di un’uscita dal tunnel dell’orrore, gli si è aperta la porta per un viaggio senza ritorno. Con questa decisione - spiegano Ricci Sindoni e Coviello - la pena senza speranza ridiventa, anche in senso materiale, pena di morte. Un interrogativo in meno da porsi sul problema del male: proprio all’opposto di ciò che papa Francesco ha sollecitato nel discorso del 23 ottobre all’Associazione Internazionale di Diritto Penale”.


“Il problema non è soltanto interno all’ordinamento belga, ma rischia di implicare effetti a catena. La soluzione alla sofferenza non può consistere nel dare la morte a persone comunque deboli, che esigerebbero invece ben altro impegno rispetto alla loro condizione. Non è degno di un Paese che si definisca civile mettere le persone in condizione di disperazione e ridurre tutto a un costo economico in meno. Continuare a farlo offrendo al detenuto la prospettiva della morte o perpetuando l’indifferenza per le troppe morti in carcere è qualcosa che tocca i vertici dell’inumanità. È una sconfitta dei principi fondamentali del diritto e della nostra civiltà. È cedere all’imbarbarimento e alla vittoria del male. L’esecuzione, perché di questo si tratta, dovrebbe praticarsi domenica 11 gennaio - concludono -. C’è ancora tempo per una presa di posizione culturale e istituzionale che possa condurre a un ripensamento”.

05 gennaio 2015
© Riproduzione riservata


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