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Epatite C. Esposto della Toscana contro Aziende farmaceutiche: “Colpevoli di omissione cura”

Questa la decisione presa dal governatore toscano, Enrico Rossi, dopo l'esito infruttuoso delle due gare per la fornitura di farmaci innovativi. "La mancata presentazione di offerte da parte delle Società farmaceutiche interessate configura una limitazione della concorrenza nel mercato dei farmaci che, invece, andrebbero assicurati ai cittadini per la cura delle evidenziate gravissime patologie”. L'ESPOSTO

06 AGO - Non accennano a placarsi le polemiche intorno ai nuovi farmaci innovativi per il trattamento dell’Epatite C. Il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, dopo l’esito infruttuoso delle due gare indette per la fornitura di questi farmaci, ha deciso di firmare due esposti: uno alla Procura di Firenze e uno all’Autorità Garante per la concorrenza, nei quali si configurano l'omissione di cura, la lesione all'integrità psico fisica e l'alterazione anatomico-funzionale dei pazienti toscani, e una limitazione nella concorrenza nel mercato dei farmaci.

Per capire meglio la storia, facciamo un passo indietro. Tutto cominciò lo scorso 18 maggio, con la delibera n. 647 in cui si dichiarava che la Regione riteneva necessario garantire a tutti gli assistiti l'accesso gratuito alla terapia farmacologica per la cura dell'epatite C. Proprio per questo venivano stanziati 60 milioni di euro in 3 anni.
 
La misura adottata dalla Toscana contrastava con le direttive Aifa che stabilivano, invece, ‘cure salvavita’ inizialmente solo per i 50mila malati gravi. Il presidente della Regione, Enrico Rossi, ha criticato a più riprese questa scelta dell’Ente regolatorio, spiegando che l’estensione delle cure a tutti i malati, oltre a tutelare la salute delle persone, garantiva un complessivo risparmio di spesa pubblica. Intervenendo, infatti, sui pazienti in maniera tempestiva sui malati non ancora colpiti da cirrosi, si poteva arrivare alla loro completa guarigione invece di sostenerne le spese sanitarie dovute alle complicanze cliniche il cui trattamento comporta costi elevatissimi a carico del servizio sanitario pubblico.


“La ragione economica che si è adottata per giustificare le scelte terapeutiche limitate e restrittive sinora seguite da Aifa – si legge nel dispositivo – non è sostenibile sia perché non è in grado di eliminare la spesa comunque elevata per la cura dei pazienti, sia perché l’acquisto di uno stock adeguato di farmaci consentirebbe una riduzione del costo per ogni trattamento”. Più prodotti si acquistano, dunque, più si riduce la relativa spesa.

Nell’esposto viene respinta anche l’obiezione che il costo non sarebbe sostenibile per il Ssn, “poiché si potrebbe scaglionare in più anni il pagamento alle aziende farmaceutiche, trovando il punto di equilibrio virtuoso tra i costi da sostenere per la cura della popolazione ammalata e la spesa da sostenere per l’eradicamento della malattia”.

A questo punto, in attuazione della delibera della Giunta regionale, l’Estar (Ente di supporto tecnico amministrativo regionale), con la delibera n. 195 del 28 maggio 2015 aveva indetto una prima procedura con la quale veniva fissato un prezzo massimo a basa d’asta di 3.300 euro per terapia, auspicando una riduzione del prezzo di cessione al Servizio sanitario regionale in considerazione sia del significativo incremento del numero di pazienti da trattare, che dell’attivazione di meccanismi di concorrenza tra le varie aziende che commercializzano questi farmaci.

La prima gara è tuttavia andata deserta. L’Estar, a quel punto, ha indetto un nuovo confronto concorrenziale con un importo solo stimato, consentendo a tutti gli operatori di partecipare alla procedura formulando il prezzo. L’unica partecipante è stata la società AbbVie che ha proposto un prezzo pari a quello negoziato con Aifa (circa 27mila euro per il trattamento del genotipo 1 e circa 24mila euro per il trattamento del genotipo 4). In altre parole, come si legge nell’esposto, “nessuno sconto è stato offerto a fronte di un ingente incremento dei consumi proposti (da 3.000 a 18.000 pazienti previsti in trattamento) dalla delibera regionale”. “Ciò è tanto più sconcertate – prosegue il dispositivo – se si considera che il costo del trattamento cin i farmaci in oggetto è molto variabile: si passa da oltre 61.000 euro negli Usa ai 56.000 euro in Francia per scendere a circa 6.000 euro in India, Mozambico, Kenya ed Egitto”.
 
Nell’esposto il governatore toscano evidenzia come, la mancata presentazione di offerte da parte delle Società farmaceutiche interessate configuri una “limitazione della concorrenza nel mercato dei farmaci che, invece, andrebbero assicurati ai cittadini per la cura delle evidenziate gravissime patologie”.

Ma c’è di più. “L’elevato costo dei farmaci per la cura dell’Epatite C – conclude – preclude l’accessibilità alle terapie farmacologiche innovative per la maggioranza dei pazienti affetti dal suddetto virus, con conseguente violazione del diritto alla salute di cui all’art. 32 della Costituzione e possibile prodursi di lesioni colpose ed omissione di cure sanitarie. La mancata partecipazione alla gara e la negoziazione di un ribasso sul prezzo dei farmaci antivirali appaiono comportamenti idonei a configurare l’omissione di cura, la lesione dell’integrità psico-fisica e l’alterazione anatomico-funzionale dei pazienti toscani, essendo comprovata la capacità di tali farmaci di eradicare l’infezione in oltre il 90% dei malati trattati”.
 
Giovanni Rodriquez

06 agosto 2015
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