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Aborto. Dopo mozione a Verona, ne arrivano altre a Ferrara e Roma. Non una di meno: “Giù le mani dai nostri corpi”

Il 22 ottobre il Consiglio comunale capitolino discuterà una mozione presentata sempre dal Gruppo di Fratelli d'Italia, analoga a quella già approvata a Verona presentata dalla Lega e a quella di Ferrara anch'essa proposta da Fratelli d'Italia. Nel testo romano viene messo in discussione quanto "inapplicato" dalla legge 194 e si dichiara la capitale "città a favore della vita". Torna la protesta di Non una di Meno per "impedire che la mozione passi". "I nostri corpi, i nostri desideri non sono negoziabili".

20 OTT - Prima Verona, poi Ferrara e il prossimo lunedì toccherà a Roma. Il diritto all'aborto viene messo in discussione, a livello comunale, con una serie di mozioni molto simili tra loro presentate da Lega e Fratelli d'Italia.
 
Tutto è iniziato lo scorso 4 ottobre con l'approvazione a Verona di una mozione a firma del consigliere della Lega nord Alberto Zelger. In occasione del 40° anniversario dell’entrata in vigore della legge 194 del 1978, questa impegnava il sindaco e la giunta a sostenere iniziative per la prevenzione dell’aborto con “l’inserimento nel prossimo assestamento di bilancio di un congruo finanziamento ad associazioni e progetti che operano nel territorio del Comune di Verona; la promozione del progetto regionale ‘culla segreta’, stampando e diffondendo i suoi manifesti pubblicitari nelle Circoscrizioni e in tutti gli spazi comunali; a proclamare ufficialmente Verona ‘città a favore della vita’”.
 
Nel testo della mozione non mancavano però alcuni passaggi choc. Gli aborti legali dal 1978 ad oggi sono 6 milioni, senza contare le 'uccisioni nascoste' prodotte dalle pillole abortive e dall'eliminazione degli embrioni umani sacrificati nelle pratiche di procreazione medicalmente assistita”.

 
“Le statistiche sull'aborto mostrano un leggero calo negli anni, ma non tengono conto delle varie pillole abortive: manca all'appello una popolazione di 6 milioni di bambini, che avrebbero impedito il sorgere dell'attuale crisi demografica”, si leggeva ancora.

Presente anche un riferimento a generiche "pillole abortive". Eppure, l'unica pillola abortiva riconosciuta come tale dall'Ente regolatorio europeo e da quello italiano è la RU486 citata in un passaggio della mozione. Le altre pillole, come quella cosiddetta dei 5 giorni dopo, vengono riconosciute - anche dall'Oms - come "contraccettivi di emergenza" a tutti gli effetti.

Nella mozione si aggiungeva inoltre che, proprio la diffusione della RU486, ha comportato una crescita del numero degli aborti e la diffusione della "cultura dello scarto". Viene inoltre difesa l'obiezione di coscienza "spesso oggetto di pressioni da parte di gruppi ideologizzati". E si afferma che "spesso basta un piccolo aiuto economico o la possibilità di un lavoro, per restituire ad una donna in difficoltà la serenità necessaria per accogliere il suo bambino".
 
Non mancava poi un passaggio sulla diagnosi prenatale e le malformazioni. "La diagnosi prenatale può portare la donna ad abortire per vere o presunte malformazioni del feto; in realtà come dimostrano le cure neonatali praticate da alcuni centri ospedalieri di eccellenza, molte malformazioni possono essere curate; è importante quindi informare le donne con maternità difficile di questa possibilità".
 
A seguire, l'11 ottobre veniva depositata in Consiglio Comunale a Ferrara, dal consigliere Alessandro Balboni di Fdi, una mozione analoga a quella leghista, nella quale veniva sollecitata la Giunta: a inserire nel prossimo assestamento di bilancio "un congruo finanziamento ad associazioni e progetti finalizzati al sostegno alle gravidanze difficili"; a "farsi promotori presso la Regione Emilia-Romagna di un progetto ad hoc che sia diretto all'aiuto delle donne in gravidanza che si trovano in stato di difficoltà"; e a proclamare Ferrara "città che tutela gli indifesi".
 
Nel testo della mozione ferrarese si legge inoltre che la legge 194, dalla sua introduzione nel 1978 ad oggi "ha condotto all'aumento del ricorso all'aborto quale strumento contraccettivo e non ha debellato l'aborto clandestino". Anche qui veniva ripetuto che "gli aborti legali effettuati dal 1978 ad oggi sono circa sei milioni mentre non sono state in nessun modo pubblicizzate le conseguenze sulla salute psichica e fisica della donna a seguito dell'aborto chirurgico e farmacologico". Quanto alla RU486, "la diffusione della pillola abortiva RU 486 rende più difficile un approccio di reale e concreto aiuto per la donna incinta, lasciandola sola in un momento particolarmente critico".
 
Il prossimo lunedì toccherà a Roma. Il 22 ottobre il Consiglio comunale discuterà la mozione presentata sempre dal Gruppo di Fratelli d'Italia, analoga a quella già approvata a Verona.
 
Il testo proporrà di:
- proclamare Roma città a favore della vita e di inserire nello statuto comunale tale principio
- attuare politiche che rimattano al centro la famiglia e la natalità
- finanziare i centri e le associazioni per la vita
- promuovere o sostenere progetti finalizzati a informare sulle alternative all'aborto. 
 
Dopo la manifestazione di Verona della scorsa settimana, il prossimo lunedì proseguirà la protesta di Non una di meno, questa volta a Roma, per lanciare un monito chiaro alla politica: "Giù le mani dai nostri corpi!".
"Fatta fuori dal governo dagli ex alleati della Lega, Giorgia Meloni non trova di meglio da fare che replicarne le iniziative. Ma come abbiamo già fatto a Verona, le donne non stanno a guardare. Lunedì 22 ottobre alle 14 saremo in Campidoglio per impedire che questa mozione passi. La città femminista, le nostre pratiche di autonomia e solidarietà, i nostri corpi, i nostri desideri non sono negoziabili. Ci volete ancelle, ci avrete ribelli!" 
 

 
 
Giovanni Rodriquez

20 ottobre 2018
© Riproduzione riservata


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