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Fecondazione eterologa. La Corte Costituzionale rimette gli atti ai tribunali


La Corte Suprema non ha preso nessuna decisione sulla legittimità del divieto di fecondazione eterologa nella legge 40. Ha deciso infatti di restituire gli atti ai tre tribunali che avevano sollevato la questione di legittimità. Gallo (Associazione Coscioni): "Decisione positiva".

23 MAG - Sul divieto di fecondazione eterologa presente nella legge 40/2004 la Corte Costituzionale alla fine ha deciso di rinviare gli atti ai tre tribunali che avevano sollevato la questione di legittimità, ovvero Firenze, Catania e Milano. Questo per valutare la questione alla luce della sopravvenuta sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo del novembre scorso (S.H. e altri contro Austria), sulla stessa tematica. A renderlo noto la stessa Consulta in una nota.
 
Subito le dichiarazioni degli avvocati Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Luca Coscioni, Giandomenico Caiazza, Gianni Baldini, legali della coppia per cui il Tribunale di Firenze ha sollevato il dubbio di costituzionalità sul divieto di eterologa.
 
“La decisione della Corte Costituzionale di rimettere gli atti ai tribunali di Firenze, Catania e Milano – hanno detto –  è una decisione positiva, perché i giudici della Corte hanno respinto le obiezioni presentate dall’Avvocatura dello Stato che negavano il vizio di legittimità costituzionale del divieto di eterologa”. Così Gallo e i suoi colleghi, che hanno aggiunto: “La Corte Costituzionale ha accolto le nostre obiezioni che avevano sottolineato come  la decisione della Grande Camera si riferisse ad un procedimento relativo alla legge austriaca, che prevede un divieto parziale di applicazione di tecniche eterologhe, e invitasse gli stati membri a tener conto dell’evoluzione scientifica delle tecniche di fecondazione assistita eterologhe”.

 
A questo punti concludono “i giudici dei Tribunali civili, dunque, dovranno valutare nuovamente  la legge 40 in base ai parametri della Carta Costituzionale e alla sentenza della Grande Camera della Corte Europea dei diritti dell’uomo”. 

23 maggio 2012
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