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Verso le elezioni. Dalle Professioni sanitarie un Manifesto contro le "storture insostenibili"

Assenza di Albi e Ordini, disordine normativo nella formazione, provvedimenti disattesi, libera professione al palo e aumento dell’abusivismo. Sono alcune delle "storture" che preoccupano i professionisti sanitari e tolgono sicurezza ai pazienti. Il Conaps presenta un Manifesto con 7 istanze per i candidati.

13 FEB - Albi professionali, chiarezza nella formazione, governo aziendale, accreditamento diretto con le Aziende Sanitarie pubbliche, libera professione intramoenia in autonomia, progetto nazionale sui percorsi di cura facilitati ed équipe multidisciplinare. Sono questi gli ambiti sui cui i professionisti sanitari chiedono al prossimo Governo e Parlamento interventi immediati e risolutivi. Sette punti contenuti in un Manifesto dal titolo “Prepariamo il Futuro” che sarà presentato domani alla Camera dei deputati in occasione del convegno sul tema organizzato dalla Confederazione Nazionale dei Tecnici Sanitari di Laboratorio Biomedico Antel-Assiatel-Aitic alla presenza, ad ora prevista, del ministro della Salute, Renato Balduzzi, candidato con Monti alle prossime elezioni, e di altri rappresentanti dei partiti in corsa per le politiche di fine febbraio.

“Le Professioni Sanitarie riunite nel Conaps sono, insieme a quelle organizzate in Ordini e Collegi, la ‘colonna vertebrale’ del Ssn.  Ma ancora oggi troppe sono le storture e le limitazioni cui sono costrette: assenza di Albi e Ordini, disordine normativo nella formazione, molti provvedimenti disattesi, libera professione al palo”, spiega il presidente del Coordinamento Nazionale delle Professioni Sanitarie (Conaps), Antonio Bortone. “Eppure – prosegue - la tutela della salute, garantita dall’art. 32 della nostra Costituzione, si esplica anche attraverso la garanzia, da parte dello Stato, della certezza del professionista con cui il cittadino si relaziona. Per questo motivo sono stati istituiti per medici, infermieri, tecnici di radiologia ed ostetriche gli Albi, riuniti in Ordini e in Collegi, garantendo al cittadino di ritrovare, in quel professionista, le competenze che legittimamente si possono attendere, in virtù della formazione universitaria a carattere nazionale, oltre che del governo della deontologia professionale e della formazione continua”.


Secondo Bortone “non se ne spiega dunque l’assenza per le altre professioni sanitarie. In quest’ottica, liberare le professioni sanitarie dagli ostacoli che oggi impediscono di contribuire a migliorare il Servizio sanitario nazionale deve essere uno degli obiettivi di chiunque si appresti a riorganizzarlo”.  

“Le professioni sanitarie oggi, in Italia – aggiunge il presidente Antel-Assiatel-Aitic, Fernando Capuano – possono contribuire molto di più ai bisogni della collettività, in termini di efficacia ma anche di sostenibilità economica. Lo sviluppo delle professioni sanitarie degli ultimi decenni, ora evidenzia una battuta d’arresto, pur non rappresentando un costo per il sistema, ma un investimento: a fronte di una spesa iniziale si pongono obiettivi di riduzione della disabilità e rinforzo della partecipazione di tutti i cittadini alla società”.

Ecco dunque ciò di cui cittadini e professionisti hanno bisogno:

1 - Albo professionale per ognuno dei profili delle professioni sanitarie: i cittadini hanno il diritto, tutelato dalla Costituzione, a riconoscere i professionisti cui si rivolgono e sapere con esattezza cosa legittimamente aspettarsi da loro; attualmente il danno alla salute dei Cittadini  derivante dall’abusivismo professionale è sotto gli occhi di tutti;

2 - Chiarezza nella formazione dei professionisti: vanno abrogate le norme relative alla formazione pregressa, che già la legge aveva dichiarato chiuse; purtroppo, in assenza di chiarezza e ordine, diversi sono i tentativi di ricreare figure non più esistenti, allo scopo di sfuggire alla formazione, esclusivamente universitaria;

3 - Sistema di governo aziendale: la l. 251/00 e la l. 43/2006, approvate per riformare il sistema sanitario grazie alla diretta responsabilizzazione dei professionisti sanitari nell’organizzazione dei propri processi professionali nelle aziende sanitarie, sono pienamente disattese; in alcuni casi si è proceduto, correttamente, ad individuare dirigenze di area in staff alla direzione aziendale ed in rapporto diretto con essa; molte volte, invece, disapplicando le norme e proseguendo su modelli organizzativi sorpassati e dimostratisi fallimentari, ci si è limitati ad attuare modelli inefficienti e non più sostenibili economicamente. Occorre investire sul nuovo “profilo giuridico” del professionista sanitario, nella sua “posizione di garanzia”, adeguando le strutture organizzative ed implementando nuove competenze;

4 - Accreditamento diretto con le Aziende Sanitarie pubbliche: i cittadini devono poter scegliere, accanto alla struttura sanitaria ove essere presi in carico per i problemi complessi, il libero professionista per i problemi che non necessitano di approccio multiprofessionale; per il sistema significherebbe maggiori risparmi, migliore efficienza grazie alla corretta allocazione delle casistiche rispetto alle risorse e per i cittadini maggiore possibilità di una scelta consapevole e sicura;

5 - Libera professione intramoenia in autonomia: bisogna superare la previsione della prestazione delle professioni sanitarie come attività di supporto alla visita medica; è invece necessario modificare il CCNL perché preveda la possibilità per i cittadini di accedere direttamente alle prestazioni delle professioni sanitarie, in libera professione, invece di essere obbligati ad una visita medica, quando non necessaria. Anche in questo modo si combattono gli sprechi e i rischi di errore;

6 - Progetto Nazionale sui Percorsi di Cura facilitati: sulla base di protocolli interdisciplinari, categorie di utenti con bisogni sanitari “non complessi” devono potere accedere direttamente al professionista sanitario senza duplicazioni di visite; in questo ambito vi sono alcune valide esperienze regionali; è necessario che ogni professionista, nel SSN, esprima al massimo le proprie potenzialità, rispondendo ai bisogni della tipologia e complessità adeguati; codificare percorsi di cure significa anche liberare risorse di risposta a bisogni complessi, aumentando la sostenibilità del sistema;

7 - Equipe Multidisciplinare: l’integrazione in sanità è elemento fondante della pratica clinica e non può essere risolta da un unico professionista; rafforzare l’integrazione significa restituire responsabilità all’équipe e centralità al paziente; se il sistema non vuole regredire, deve liberarsi delle tentazioni di restaurazione, nell’ottica di un coinvolgimento reale dei cittadini e dell’avanzamento verso modelli che guardano alle competenze necessarie per la risoluzione dei problemi dell’utente, piuttosto che alla salvaguardia delle professioni.

“Questo – conclude il presidente Conaps – è il ‘nostro’ programma che proponiamo a coloro che si candidano a guidare il Paese. Queste le nostre soluzioni ai problemi che coinvolgono professionisti e l’intero sistema salute. Le professioni sanitarie sono pronte per lo sviluppo e per il futuro. Auspichiamo ora che lo sia anche la classe politica del nuovo Parlamento, nell’interesse di tutti i cittadini”.


 

13 febbraio 2013
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