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Intervista a Rizzotti (Fi): “No a universalismo selettivo. Puntare su prevenzione per la sostenibilità”

Oggi convegno di Forza Italia dedicato alla sanità. A colloquio con la vicepresidente della commissione Igiene e Sanità del Senato. "Tra ticket e spesa out of pocket sostenuta dai cittadini l'universalismo non è di certo totalmente espresso. Non si può parlare di sanità solo per discutere di tagli. Investire nel settore vuol dire anche generare utili e contribuire alla crescita del Pil".

16 MAG - "La sanità del futuro è prevenzione: proposta di un modello organizzativo". Questo il titolo dell'evento organizzato da Forza Italia questa mattina all'Hotel Ergife di Roma. Per fare il punto sui lavori della giornata e, più in generale, per discutere dei temi di attualità legati al settore, abbiamo intervistato una delle protagoniste dell'evento, la vicepresidente della commissione Igiene e Sanità del Senato, Maria Rizzotti.
 
Senatrice, l'incontro organizzato oggi è focalizzato sul ruolo che potrà rivestire la prevenzione per il futuro del nostro Ssn, quali posizioni sono emerse dai lavori della mattinata?
Il futuro della sostenibilità del nostro Sistema sanitario nazionale passa inevitabilmente dalla prevenzione. Pensiamo ai diversi fattori come l'innalzamento dell'età media della popolazione, l'aumento delle cronicità e, dunque, dei costi per l'assistenza. Tutto questo può essere bilanciato solo puntando sulla prevenzione attiva. Pensiamo, ad esempio, al diabete ed ai costi associati a questa patologia. Gli screening ed un monitoraggio attento possono senza dubbio aiutare ad evitare inutili complicanze facendo al contempo sia migliorare la qualità di vita del paziente che abbassare i costi per il Ssn. Altro problema legato alla prevenzione è quello dell'obesità infantile. In Italia abbiamo un'elevata percentuale di bambini obesi e sovrappeso, sappiamo che ognuo di loro ha circa il 30% di possibilità in più di sviluppare il diabete in età adulta. L'obiettivo della giornata è quello di raccogliere un insieme di suggerimenti e proposte per poi, in seguito, arrivare a redigere un documento d'indirizzo al programma di Forza Italia.

 
Che idea si è fatta della bozza d'intesa Stato Regioni e, più in particolare, dei tagli da 2,6 mld previsti per la sanità?
La sanità è il settore che ha pagato il prezzo più alto negli ultimi tre anni. Possiamo arrivare a dire che la politica sanitaria negli ultimi tempi sia stata dettata dal Ministero dell'Economia e Finanze. C'è poi da constatare il boom storico della spesa sanitaria che si è registrato con la riforma del Titolo V e l'autonomia delle Regioni. Oltre all'aumento della spesa si è arrivati alla creazione, di fatto, di 21 modelli sanitari diversi, e gli stessi Lea, ancora oggi, non sono davvero garantiti in maniera uniforme a livello nazionale. Insomma, della cosidetta spending review ho visto poco. La sua filosofia di fondo doveva essere il taglio degli sprechi, invece si è registrato solo un taglio dei servizi.
 
A proposito di sostenibilità del sistema, ormai è da 18 anni, dai tempi della Commissione Onofri (1997) che si parla di universalismo selettivo. Questo concetto è stato ripreso più volte, in maniera molto trasversale, da esponenti di diversi partiti. Pensa anche lei che la sostenibilità del nostro Ssn debba passare da qui?
No, io credo proprio di no. Non è questo l'approccio di Forza italia. Il fatto è che, quando si parla di sanità, si finisce per discutere sempre di tagli e mai di possibili investimenti. Dobbiamo far capire che la sanità non è solo un costo, ma anzi può diventare un settore capace di generare anche utili e contribuire alla crescita del Pil. Bisogna potenziare la medicina del territorio attraverso una serie di investimenti che possano finalmente concretizzarne l'avvio, lasciare agli ospedali la sola gestione delle acuzie, puntare con decisione sulla prevenzione e sull'integrazione con il privato per le non autosufficienze. In questo modo si potranno liberare risorse da poter investire per la realizzazione di percorsi diagnostico terapeutici assistenziali uniformi in ogni zona del Paese. Aggiungo che già ora, con il largo uso dei ticket e con la percentuale di spesa out of pocket che gli italiani devono sostenere, l'universalismo non è di certo totalmente espresso. Insomma, prima di parlare di universalismo selettivo, ci sono altre strade da battere.
 
Giovanni Rodriquez

16 maggio 2015
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