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Epatite C. Rossi (Toscana) al Senato: “Dalle Aziende farmaceutiche atteggiamenti oppositivi alla nostra gara”. “Con politica Aifa il 90% dei malati è escluso dall’accesso ai nuovi farmaci”

Così il presidente della Regione Toscana è intervenuto questa mattina in audizione in commissione Igiene e Sanità per spiegare l’iniziativa intrapresa dalla Regione per integrare le prestazioni assicurate dall'Aifa, ai fini del trattamento dei pazienti affetti da Epatite C. Serve “un mandato politico chiaro a trattare con le aziende un prezzo d'acquisto congruo, utilizzando anche la leva delle economie di scala”. IL TESTO DELL'AUDIZIONE.

22 LUG - "I pazienti affetti da epatite C noti al Servizio sanitario nazionale sono circa 500 mila, dei quali 26 mila in Toscana. Quando la malattia progredisce compaiono complicanze cliniche, che comportano costi di gestione della malattia di fegato molto elevati, necessitando il paziente di un'intensiva assistenza sanitaria, che in un numero limitato di casi contempla anche il trapianto d'organo. In questo quadro va considerata la disponibilità, da circa 12 mesi, di nuovi farmaci che agiscono in modo altamente specifico e che si sono dimostrati capaci di eradicare l'infezione in oltre il 90 per cento dei pazienti”.
 
Così il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, è intervenuto oggi in audizione in commissione Igiene e Sanità del Senato, in merito all’indagine conoscitiva sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale con particolare riferimento all'iniziativa regionale intrapresa per l'acquisto di farmaci innovativi per l'epatite C avente l'obiettivo di curare tutti i pazienti positivi al virus residenti sul territorio.
 
Al riguardo, all'inizio del 2014, il Ministro della salute dichiarò che l'elevato costo di tali farmaci innovativi non avrebbe dovuto costituire limitazione all'accesso alle terapie dei pazienti infettati dal virus dell'epatite C, ma l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), ha osservato Rossi durante il suo intervento, ha successivamente disposto che solo i pazienti più gravi, rispondenti a specifici criteri, siano eleggibili al trattamento con oneri a carico del Servizio sanitario nazionale.


“In questo modo è stato escluso dal trattamento con oneri a carico del sistema pubblico circa il 90 per cento dei pazienti affetti da epatite C (ossia 405 mila dei 500 mila noti al Servizio sanitario nazionale). Anche al netto di considerazioni di carattere etico, tale tipo di approccio non consente l'eradicazione della malattia. Pertanto- ha spiegato il governatore - la Regione Toscana ha deciso di assumere un'iniziativa volta ad integrare le prestazioni assicurate dall'Aifa, ai fini del trattamento dei pazienti positivi al virus dell'epatite C esclusi dal cosiddetto ‘progetto Aifa’”.

Rossi ha voluto poi precisare che questa iniziativa regionale fa salvo l’accordo concluso dall'Aifa per quanto riguarda il prezzo del farmaco, “peraltro secretato da parte dell'Agenzia”, ha evidenziato il governatore in termini critici.

Quanto al travagliato svolgimento delle procedure di evidenza pubblica per l'acquisto dei farmaci, ”si sono rivelate particolarmente difficoltose a causa dell'atteggiamento oppositivo assunto dalle aziende invitate alla partecipazione”. 
 
"Vi è una discrasia tra le dichiarazioni rese dal Ministro della salute all'inizio dell'anno 2014 e la successiva azione dell'Aifa. La Regione Toscana ha voluto assumere un'iniziativa intesa ad ampliare l'offerta terapeutica sottesa al progetto dell'Agenzia. Non ho contezza di ricorsi giudiziari esperiti da pazienti toscani e mi riservo di trasmettere una relazione recante elementi di ulteriore delucidazione in merito alle condotte delle aziende in sede di gara e in merito alle diverse azioni intraprese dalle Regioni per sopperire alla rilevata carenza di offerta terapeutica in tema di cura dell'epatite C".
 
Rossi ha poi evidenziato come serva “un mandato politico chiaro a trattare con le aziende un prezzo d'acquisto congruo, utilizzando anche la leva delle economie di scala”.
 
In conclusione, Rossi ha sottolineato che l'auspicato piano di eradicamento della patologia comporterebbe alla lunga dei risparmi e costituisce questione di assoluto rilievo per la sanità pubblica, al punto che sarebbe legittimo, a suo avviso, ipotizzare anche il ricorso alla stipula di un mutuo.

22 luglio 2015
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