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Manovra sanità. Dirindin (PD): “Non illudiamoci, nessuna ottimizzazione delle risorse. Nel decreto soprattutto tagli”


Lo ha detto oggi intervenendo in Aula la capogruppo Dem alla Commissione Sanità del Senato riferendosi al decreto Enti Locali che recepisce l’intesa del 2 luglio. “Credo di avere abbastanza esperienza nel settore sanitario per dire che quell'intesa, purtroppo, prevede soprattutto tagli. È inutile che ci illudiamo che sia soltanto un'ottimizzazione delle risorse: mi dispiace dirlo, perché sono membro della maggioranza”.

28 LUG - “Entrerò nel merito dell'emendamento presentato dal Governo all'articolo 9, che si limita - o che dovrebbe limitarsi - a riprendere, per quanto essa richieda una copertura normativa, l'intesa sottoscritta il 2 luglio tra le Regioni e il Governo centrale, per i tagli alla sanità. So benissimo che qualcuno potrebbe riprendermi, dicendo che quell'intesa non prevede dei tagli, ma l'ottimizzazione nell'impiego delle risorse. Credo di avere abbastanza esperienza nel settore sanitario per dire che quell'intesa, purtroppo, prevede soprattutto tagli”.
 
Con l’abituale schiettezza la senatrice Nerina Dirindin, che del PD è capogruppo in Commissione Sanità al Senato, ha di fatto tolto il velo al dibattito di questi giorni e ai distinguo “risparmi/tagli” che si sono rialimentati dopo le intervista a Repubblica di Gutgeld e Lorenzin.
 
“È inutile che ci illudiamo che sia soltanto un'ottimizzazione delle risorse - incalza Dirindin - mi dispiace dirlo, perché sono membro della maggioranza, l'ho sempre sostenuta lealmente e mi aspetto che essa, su un diritto fondamentale, riconosciuto dalla Costituzione, come la tutela della salute dei cittadini, provi ogni tanto a domandarsi se quello che sta facendo è davvero innovativo o se non è la replica di quello che è stato fatto in questo settore per troppi anni”.

 
 
“Innanzitutto quell'intesa è stata sottoscritta il 2 luglio, purtroppo molto tardi rispetto a quanto era previsto. Essa - spiega la senatrice - si sarebbe dovuta raggiungere molto prima, dal momento che è in attuazione di quanto previsto dalla legge stabilità per il 2015. Quell'intesa, tanto per citare una cifra, porta la spesa programmata per il 2015 a meno di 110 miliardi di euro - grosso modo a 109,7 miliardi di euro - quando, in occasione dell'approvazione della nota di aggiornamento del DEF del 2013, cioè un anno e mezzo fa, avevamo previsto una spesa programmata, per il 2015, di 115,4 miliardi di euro”.
 
“In un anno e mezzo abbiamo dunque programmato di tagliare al settore sanitario oltre cinque miliardi di euro di finanziamento. Qualcuno potrebbe dire che ci sono ancora margini di inefficienza nel settore sanitario, che devono essere perseguiti. Siamo tutti d'accordo che sia così e che debbano essere perseguiti fino a quando siamo in grado di farlo. Il problema è un altro - sottolinea però Dirindin - dopo tutti i tagli che sono stati fatti e le restrizioni che sono state imposte al servizio sanitario, in questi anni, da molto tempo (sottolineo che nel 2014 abbiamo speso meno di quanto abbiamo speso nel 2010) ricordo solo che l'OCSE ci dice che la spesa pubblica per la sanità in Italia è troppo bassa e mette a rischio la tutela dei cittadini. Spendiamo due punti di PIL in meno di Francia e Germania: su questo siamo sicuramente più virtuosi della Germania”.
 
 
Non far ricadere sui cittadini le misure di contenimento della spesa. “Per ciò che riguarda gli interventi di ottimizzazione delle risorse, come si usa dire, è da molti anni - aggiunge la senatrice - che il settore sanitario sta facendo degli interventi. Dunque bisogna rendersi conto che, a un certo punto, non si può andare avanti così e soprattutto che non si possono continuare a far ricadere sui cittadini le misure che si decidono, perché sempre di più ci stiamo rendendo conto che i cittadini, soprattutto quelli con minori possibilità economiche e con maggiori problemi di salute, rinunciano alle prestazioni sanitarie”.
 
“Lo dice l'ISTAT e si tratta di un evento nuovo per l'Italia: l'11 per cento dei cittadini, pur avendo bisogno, rinuncia a una prestazione sanitaria per ragioni economiche o perché manca l'offerta sul territorio. Credo - dice ancora Dirindin - che ciò sia confermato dall'esperienza che ha ciascuno di noi, per via di qualche amico, di qualche conoscente o di qualche segnalazione che ci è arrivata in veste di parlamentari: alla fine si rinunciano ad erogare le prestazioni per i cittadini semplicemente per garantire, quando ci si riesce, l'equilibrio di bilancio”.
 
Governo consideri prioritari i diritti non i bilanci. “Chiedo allora a un Governo di centrosinistra che consideri prioritari non l'equilibrio di bilancio, che è sacrosanto, soprattutto in un momento di difficoltà della finanza pubblica, ma i diritti dei cittadini, che vengono prima degli equilibri di bilancio”, aggiunge la senatrice, sottolineando che “se l'esercizio deve essere soltanto contabile e questo è l'esempio che viene dal livello centrale, è inevitabile che ai livelli decentrati, dalle Regioni alle aziende sanitari agli operatori della sanità, l'unico imperativo che si sente è quello di evitare di spendere, anche quando questo va a danno dei cittadini, anche quando vuol dire non erogare più le prestazioni e lasciarsi demotivare fino al punto di considerare il sistema sanitario che abbiamo un sistema del quale non si ci sente più parte”.
 
Combattere l’inappropriatezza vuol dire soprattutto informare i cittadini sulle prestazioni inutili. “Capisco che siamo in un momento molto difficile, ma permettetemi di fare un esempio. Si parla molto di inappropriatezza delle prestazioni sanitarie ed è giustissimo. Su questo molti di noi hanno lavorato molti anni fa, raccomandandoci che questa strada venisse perseguita; oggi - dice Dirindin - ci viene riconosciuto a livello internazionale che l'Italia ha fatto molto strada in questo senso, basta guardare i dati dell'OCSE”.
 
“Tuttavia, combattere l'inappropriatezza non vuol dire rinunciare semplicemente a pagare con soldi pubblici le prestazioni che vengono prescritte o che i cittadini richiedono; vuol dire informare i cittadini, che in tema di sanità soffrono di asimmetrie informative e della mancanza di conoscenza rispetto a ciò di cui hanno bisogno per risolvere i loro problemi di salute, del fatto che alcune prestazioni sono inappropriate non perché fanno spendere, ma perché sono costose e dannose e presentano rischi superiori ai benefici che possono ottenere. Di contro, in questo provvedimento - sottolinea la senatrice Dem - c'è scritto che l'inappropriatezza va a carico dei cittadini, e questo dimostra la vetustà dei ragionamenti che stanno dietro a queste misure”.
 
“Il problema non è far pagare ai cittadini le prestazioni inappropriate - conclude Dirindin - ma informarli perché sono prestazioni inappropriate, e fare in modo che non siano garantite neanche a carico dei cittadini. Questo è il modo nuovo di tutelare i consumatori disinformati di prestazioni sanitarie. Questa è la modernità in questo sistema, non solo quella di risparmiare spese”.

28 luglio 2015
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