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Lorenzin: “Su problema sanzioni cerchiamo strada condivisa. Ma su appropriatezza non si torna indietro”. Ma i medici non ci stanno: “La definizione dei criteri non spetta alla politica”

Confronto durante Porta a Porta su RaiUno tra i camici bianchi e il Ministro sul provvedimento contro gli esami inappropriati. Da Lorenzin è arrivata un’apertura sulle sanzioni ma i medici, in studio Milillo e Troise, tirano dritto e ribadiscono che il decreto così com’è non va: “La definizione dei criteri non spetta alla politica”.

28 SET - Il decreto appropriatezza sbarca in televisione. Ma tra i medici e il Ministro della Salute le posizioni sono ancora distanti e il nodo sanzioni è sempre intricato. Il confronto durante la puntata di Porta a Porta, in onda stasera su Rai Uno e che abbiamo seguito durante la registrazione negli studi di via Teulada a Roma, è stato caratterizzato da un dibattito molto acceso, anche con una scaramuccia verbale tra il conduttore Bruno Vespa e i rappresentanti dei medici.
 
Ma veniamo alla puntata. Il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin ha ribadito che “non è vero che le 208 prestazioni non verranno più prescritte. La differenza è che c’è un criterio di appropriatezza e le sanzioni ci saranno solo nel caso di abusi e quando ci sono sprechi enormi. Una prestazione inappropriata non è inutile né superflua, semplicemente non deve essere prescritta a quel paziente”. E poi ha precisato che la questione appropriatezza rigurda anche le liste d'attesa che "sono un'ingiustzia e il tema appropriatezza prescrittiva va affrontato insieme ai medici e alla radice, altrimenti tra poco le liste d'attesa saranno qualcosa di insostenibile".


In ogni caso Lorenzin ha ribadito che “è il medico che decide, e se vuole prescrivere quelle prestazioni lo può fare motivando la scelta”. Ma Lorenzin tende la mano ai camici bianchi: “Se il tema è quello delle sanzioni troviamo una strada, ma non possiamo tornare indietro sull’appropriatezza, sarebbe una sconfitta anche per il medico”. E poi annuncia che “in Conferenza Stato-Regioni proporrò di levare alcuni ambiti d’incertezza, cioè che la norma sia applicata in modo uniforme in tutta Italia e che ci sia la garanzia che le cose vadano fatte bene e in modo omogeneo”.
 
Ma i medici continuano a non essere convinti. “La battaglia sull’appropriatezza clinica è sacrosanta – sottolinea il segretario nazionale dell’Anaao-Assomed, Costantino Troise – ma la definizione dei criteri non spetta alla politica. Non si può invadere il campo delle professioni e in più con un atteggiamento intimidatorio, con le sanzioni, praticamente dipingendo la categoria medica come una categoria da commissariare, in piano di rientro come le Regioni canaglia”. Pollice verso anche nel merito del decreto: “Sull’allergologia è completamente da riscrivere” e poi ricorda che “le sanzioni già ci sono”. Il punto che evidenzia Troise è che “gli esami diagnostici sono importanti anche per escludere eventuali problemi e fornire diagnosi precise e non sbagliate e di cui il medico è sicuro”.
 
Contrario alle sanzioni anche il segretario nazionale della Fimmg, Giacomo Milillo. “Non discuto nel merito del decreto però dubito che esistano dimostrazioni scientifiche sull’appropriatezza. Io non discuto l’appropriatezza, ma le sanzioni che le Regioni hanno posto come requisito irrinunciabile. Ed è assurdo che siano le Regioni a proporre le sanzioni quando sono loro che sono state inappropriate per anni”.
 
Il presidente del Consiglio superiore di sanità, Roberta Siliquini ha difeso invece il decreto. “L’elenco delle 208 prestazioni mette davanti a tutto il cittadino e la sua salute. La lista è stata stilata sulla base di studi scientifici e ricordiamo che gli esami inutili comportano anche rischi per la salute”.
 
La scaramuccia. Ma durante la puntata c’è stato anche un acceso battibecco tra il segretario della Fimmg Giacomo Milillo e il conduttore Bruno Vespa. Il tutto è nato da un’affermazione di Vespa che ha ricordato come “quando una persona, la mattina mentre si fa la doccia decide che oggi deve risparmiare ci riesce. E un medico lo fa senza compromettere la salute di nessuno, come lo fa chiunque in qualunque mestiere”. Ma l’affermazione non è andata giù a Milillo che piccato ha risposto: “Se lei vende dei dogmi così, mandiamo i giornalisti a fare i medici”. A quel punto l’atmosfera si è surriscaldata e le voci dei due si sono sovrapposte. A placare gli animi ci ha pensato il lancio di un servizio.
 
Vedi la puntata di Porta a Porta

28 settembre 2015
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