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Italiani bocciano Decreto appropriatezza: 7 su 10 dicono no e il 49% è contrario alle sanzioni. Lorenzin: “Sta a noi e ai medici rassicurare i pazienti”. I medici: “Dietro il decreto solo tagli”

I dati in un sondaggio trasmesso ieri sera a Ballarò su Rai 3. Ospite in studio il ministro Lorenzin e in collegamento i medici della Cgil di Milano. Continua in TV la maratona sul decreto appropriatezza  e il ministro prova a gettare acqua sul fuoco della protesta medica: “I medici rischiano soltanto davanti ad abusi grandi e macroscopici”. Ma per i medici questo decreto nasconde solo tagli al fondo

30 SET - Nuovo confronto in TV sul decreto appropriatezza. Dopo Porta a Porta di ieri sera è stato Ballarò su Rai 3 ad ospitare nuovamente il ministro Lorenzin intervistata in apertura del programma da Massimo Giannini. “La medicina difensiva ci costa oltre 13 miliardi ogni anno – ha esordito il ministro – e ’Italia detiene questo triste primato caratterizzato da lenzuolate di esami inutili. Perciò su un totale di 1700 prestazioni ne abbiamo individuate 208 su cui lavorare in base a un vademecum tecnico-scientifico”. Lorenzin ha quindi chiarito la questione inerente la sanzionabilità dei professionisti. “I medici rischiano soltanto davanti abusi grandi e macroscopici che verranno giudicati dalle Regioni. Se la prestazione è fondata e viene motivata non si rischia nulla, in caso contrario si viene chiamati dinanzi un contraddittorio per fornire spiegazioni”. Con queste misure “intendiamo risparmiare circa 106 milioni, ma soprattutto vogliamo valorizzare il ruolo del medico. I cittadini non si devono allarmare”.


Giannini ha quindi girato la parola, in collegamento, ad alcuni medici del Policlinico di Milano. Una sindacalista delle Cgil ha riferito al ministro che “la contrarietà al decreto non riguarda l’appropriatezza, ma il fatto che essa venga inserita nella parte in cui si razionalizza la spesa, determinando di fatto un definanziamento del Ssn. Gli indicatori sono utilizzati per ridurre la spesa – ha sottolineato – non per migliorare la qualità delle prestazioni”. Lorenzin ha replicato che “il mancato incremento del Fondo sanitario nazionale è dovuto a una scelta delle Regioni, poiché non sono state in grado di allocare in altro modo le risorse. Avevano previsto tagli lineari ai quali ci siamo opposti, dato che intendiamo applicare una spending review interna.

L’obiettivo è incidere sull’appropriatezza, non nell’ottica di produrre un risparmio oggi ma per aprire un confronto con le associazioni dei medici”. 
Il ministro ha garantito che “a nessun malato verrà negata una diagnosi che il medico ritiene indispensabile. Sta a noi, insieme ai medici, rassicurare i pazienti. Poi i medici vanno aiutati, bisogna stabilizzare i precari. Serve anche un’assunzione di responsabilità che rientra nella sfera professionale. E sono molto fiduciosa poiché in questi anni di crisi il Ssn è stato tenuto in piedi dallo sforzo di medici e infermieri”. Altro problema è rappresentato “dalle liste d’attesa e dalle file interminabili. Spesso mancano i soldi per gli esami diagnostici – ha fatto notare – Per questo è necessario risparmiare per reinvestire in salute lì dove c’è bisogno”.

Giannini ha quindi girato a Lorenzin una domanda proveniente dagli spettatori a casa. “Ha mai chiamato il Cup e si è sentita dire che c’è posto tra un anno?”. “Certo che mi è capitato – ha risposto - a me e alla mia famiglia. Al Ministero mi arrivano segnalazioni di tutti i tipi, anche di persone che necessitano di una chemioterapia e che non riescono a effettuarla. Problemi di questo tipo si risolvono appunto con l’appropriatezza, applicando il Patto della Salute e migliorando l’efficienza organizzativa delle Regioni”.

Lorenzin ha infine analizzato i riscontri di un sondaggio elaborato da Alessandra Ghisleri, direttrice di Euromedia Research. Il 68,5% del campione è contrario al decreto, il 28,9% è favorevole e il 2,6% non sa rispondere. Tuttavia il 49,3% ritiene che in Italia si prescrivano troppi esami e il 49% giudica sbagliato sanzionare i medici. “Dobbiamo rimettere in piedi la sanità – ha concluso – Mi ricordo che mi confrontai spesso con Cottarelli che mi ha anche citata nel suo libro. L’obiettivo è incrementare del 2% la quota sul Pil destinata alla sanità per far fronte al crescente invecchiamento. Nel frattempo però è necessario risparmiare come un buon padre di famiglia per reinvestire all’interno del sistema salute”. 
 
Gennaro Barbieri

30 settembre 2015
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