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Congresso Fimmg. Lorenzin nell’arena dei medici di famiglia: “Sulle sanzioni c’è un problema e lo voglio risolvere”. Milillo: “Caccia alle streghe contro di noi è già iniziata. Da domani saremo in stato di agitazione” 

Il Ministro della Salute ha aperto su possibili soluzioni ma ha ribadito che “sull’appropriatezza non si torna indietro”. Forte attacco al "vecchio" Titolo V: “La riforma del 2001 fu un errore enorme”. E poi sul comma 566: “Per me è il medico che decide”. E Milillo: “Il problema sono le Regioni e il Governo non deve essere succube. Siamo profondamente offesi dal contenuto dell’emanando provvedimento sull’appropriatezza”

07 OTT - “I medici hanno il timore che la sanzione possa essere burocratizzata in modo diverso da regione a regione. Il problema c’è e mi metterò al tavolo con le regioni e le categorie per trovare una soluzione”. Così il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin in un passaggio del suo lungo intervento a sorpresa al 71° Congresso Fimmg che si sta svolgendo in Sardegna. Un intervento molto lungo (40 minuti) quello di Lorenzin di fronte alla platea dei medici di famiglia dove il Ministro ha spaziato su molti argomenti anche in risposta alle sollecitazioni arrivate dal segretario nazionale Fimmg, Giacomo Milillo (vedi intervento integrale) che nel suo discorso introduttivo ha dichiarato che i “medici guardano con indifferenza all'ipotesi di trovare un sistema uniforme di sanzionamento dei trasgressori, o alla banalizzazione dei suoi effetti, perché sanno che la caccia alle streghe è già iniziata e nessuna regione o azienda terrà conto delle decisioni della conferenza. È ciò non potrà che far male ai cittadini”.


Per Milillo i medici “sono consapevoli dell'esigenza di perseguire la massima appropriatezza delle prestazioni, obiettivo che già da anni sono impegnati a ricercareanche con discreti risultati, ma i medici italiani tutti, in particolare i medici di famiglia, sono profondamente offesi dal contenuto dell’emanando provvedimento sull’appropriatezza (i cui presupposti scientifici e statistico gestionali sono tutti da dimostrare) e dalle disposizioni sanzionatorie considerate irrinunciabili proprio da quei soggetti istituzionali (le regioni) che sono state e sono obiettivamente responsabili di inappropriatezze programmatorie, organizzative e gestionali inaudite (tac, centri trapianti, emodinamiche, ecc.)”.

In questo senso il segretario Fimmg ha poi rimarcato come “i medici non credono più ai patti fra governo e regioni, dai quali i professionisti sono regolarmente esclusi, che si sono dimostrati patti fra politici fatti al di sopra delle necessità operative dei professionisti e quindi degli interessi dei cittadini. Il tuo ministero, non ha mai tenuto in conto le proposizioni di chi legittimamente rappresenta i medici, come dimostra la nostra marginale e solo formale consultazione nella definizione del Patto per la salute, il mancato coinvolgimento nel CSS e nelle commissioni ministeriali dove compaiono professionisti non rappresentativi e ultima, l'esclusione dal Comitato tecnico scientifico dell'AIFA del componente della medicina generale che trova più ascolto in Europa nell'EMA che in Italia. La lista potrebbe essere lunga e finirebbe con la discutibile gestione del comma 566 che, lungi dal risolvere conflittualità fra medici e professionisti sanitari, in realtà le sta fomentando ancora una volta in ossequio alle volontà della Conferenza delle regioni”.

“I medici – ha concluso il segretario Fimmg -  non vogliono lo scontro con il Governo, anzi, cercano la sua attenzione ai problemi ingravescenti del Ssn, non solo in termini di finanziamento ma anche di progetto complessivo, razionale, ed appropriato per una sostenibilità futura nell'interesse dei cittadini e non delle amministrazioni regionali. I medici continueranno la loro mobilitazione anche fino allo sciopero in assenza di una risposta a quanto richiesto. Domani la FIMMG proclamerà ufficialmente lo stato di agitazione”.

A questo punto ha preso la parola il Ministro Lorenzin che ha affrontato a testa bassa il tema appropriatezza ribadendo che “non possiamo permettere che la gente sia spaventata, perché il nostro primo obiettivo è la salute del paziente”. E poi ha sottolineato “che non si taglia proprio niente. Ogni medico potrà fare ognuna delle 208 prestazioni (anche se non sappiamo se questo sarà il numero perché su questo sta facendo ulteriori valutazioni il Css) quando lo ritiene opportuno, sempre. L’appropriatezza, e non ve lo devo dire io, è l’atto necessario alla persona giusta e nel momento giusto. Chi lo decide? Il Ministero, la Regione, un tribunale? No, lo decide il medico”. Il Ministro ha per questo poi evidenziato che nella lista ci “sono semplicemente indicazioni su cosa sarebbe meglio fare a chi quando e perché in base a determinati parametri. Il medico può derogare motivando la sua decisione”.

Venendo al tema caldo delle sanzioni il Ministro ha precisato che “il provvedimento è stato il frutto di una mediazione perché le regioni avevano proposto all’inizio la segnalazione diretta del medico alla Corte dei conti“. Ma in ogni caso “per come è stato immaginato il sistema io credo che saranno pochissimi i medici che saranno richiamati”. Ma Lorenzin ha anche aperto sul tema. “I medici – ha detto - non sono sicuri che siano applicate nel modo giusto. Ho detto loro  che avevano ragione  e mi sono fatta carico di convocare una conferenza stato-regioni per cercare di trovare un codice di operatività ben chiaro. Non basta questo? Facciamo di più. Ma l’importante è che l’appropriatezza si inizi a fare e non si può tornare indietro. Dobbiamo informare bene il paziente su questo concetto. È il medico che decide, non il paziente”.
 
Lorenzin ha poi toccato anche il tema della riforma del titolo V della Costituzione e dei rapporti con le Regioni. “La riforma titolo V del 2001 è stato uno dei più grandi errori della storia repubblicana. Un errore enorme. È stata fatta in modo macchiavellico sulle responsabilità concorrenti, è stata attuata con del toppe e quindi creando ancora maggiori problematiche. L’attuazione ci è costata 100 mld con il risultato che oggi abbiamo mezza Italia commissariata”. E poi sul rapporto con le Regioni Lorenzin ha evidenziato facendo l’esempio del Patto per la Salute: “Uno dei grandi problemi che abbiamo è nell’assetto del rapporto tra regioni, stato e i cittadini, ed è il fatto che c’è una discrasia tra quello che viene deciso e il momento in cui la decisione viene applicato che è intollerabile. Faccio esempio del Patto per la salute. È stato approvato l’8 luglio 2014 e ad oggi è tutto fermo in Stato-Regioni: lea, nomenclatore, l’articolo 22 e il rinnovo della convenzione che spero con il rinnovo del comitato di settore si possa chiudere velocemente. Ma il problema è che abbiamo una serie di lentezze di blocchi che vedono non attuate le norme, con il paradosso che poi nel momento in cui i regolamenti vengono attuati sono vetusti rispetto al momento in cui sono stati immaginati".
 
In riferimento allo sblocco dei contratti Lorenzin ha dichiarato di aver “chiesto al Ministro Madia che venga data priorità a comparto medico sanitario. Abbiamo 32 mila precari della sanità e dobbiamo assolutamente affrontare questo tema. La convenzione la dò quasi per risolta. Dopo la gestazione che è durata più della mia gravidanza spero che vada in porto”. 

Riguardo proprio alla riforma costituzionale in discussione al Senato (dove ci sono anche le modifiche al titolo V) il Ministro ha precisato che la “riforma va difesa perché riporta in modo serio la funzione di controllo a livello centrale. E mi aspetto più di un emendamento che cercherà di attenuare la forza di cambiamento che c’è nella riforma costituzionale”. 
 
Una battuta il Ministro l’ha poi fatta anche sul comma 566. “Per me è il medico che decide cosa bisogna fare”. In ogni caso Lorenzin ha evidenziato come “l’interpretazione della norma ha destato parecchio scalpore” evidenziando come “a volte il diavolo si nasconde nella grammatica”. Una grammatica però che “può essere sempre perfezionata quando l’intenzione è chiara da tutte le parti”. 
 
Luciano Fassari

07 ottobre 2015
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