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Aborto. Per la prima volta sotto quota 100mila. Straniere il 34% delle donne. Il 70% dei ginecologi è obiettore. Ma per Lorenzin: “Obiezione coscienza non è un problema. I non obiettori in grado di soddisfare la domanda”

In tutto nel 2014 notificate 97.535 IVG, con un decremento del 5,1% rispetto al dato definitivo del 2013. Lorenzin presenta la sua Relazione sull’interruzione volontaria di gravidanza al Parlamento. Obiezione di coscienza resta molto alta ma ogni medico non obiettore ha un carico di 1,6 IVG a settimana, mentre erano 3,3 nel 1983. Lorenzin: “Il numero dei non obiettori nelle strutture ospedaliere risulta congruo rispetto alle IVG effettuate”. LA RELAZIONE AL PARLAMENTO, LE TABELLE.

02 NOV - E’ stata trasmessa al Parlamento la Relazione sull’attuazione della legge 194 del 1978, che stabilisce norme per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG), nella quale vengono presentati i dati definitivi relativi all’anno 2013 e quelli preliminari per l’anno 2014.
 
Per la prima volta si scende sotto quota 100mila. Per quanto riguarda il 2014, per la prima volta il numero di IVG è inferiore a 100˙000. Sono state notificate dalle Regioni 97˙535 IVG, con un decremento del 5.1% rispetto al dato definitivo del 2013 (105.760 casi), più che dimezzate rispetto alle 234˙801 del 1982, anno in cui si è riscontrato il valore più alto in Italia.
 
Scendono anche tasso di abortività e rapporto abortività. Anche gli altri indicatori confermano la continua diminuzione del ricorso alle IVG: il tasso di abortività (numero delle IVG per 1000 donne fra 15-49 anni) nel 2014 è risultato pari a 7.2 per 1000, con un decremento del 5.9% rispetto al 2013 e un decremento del 58.1% rispetto al 1982). Il valore italiano rimane tra i più bassi di quelli osservati nei paesi industrializzati.
Il rapporto di abortività (numero delle IVG per 1000 nati vivi) nel 2014 è risultato pari a 198.2 per 1000 con un decremento del 2.8% rispetto al 2013, e un decremento del 47.9% rispetto al 1982.
 
Il 34% delle donne che abortiscono sono straniere. Per quanto riguarda il 2013, si conferma la stabilizzazione del contributo percentuale delle donne straniere, pari al 34% delle IVG, con un tasso di abortività del 19 per 1000, pari a una tendenza tre volte maggiore di quelle italiane, in generale, e quattro volte per le più giovani.
 
Tra le minorenni tasso al 4,1 per mille. Fra le minorenni il tasso di abortività è del 4.1 per 1000 (era 4.4 nel 2012), uno dei valori più bassi rispetto agli altri paesi occidentali. Resta costante, e la più bassa a livello internazionale, la percentuale di aborti ripetuti: il 26.8% delle IVG viene effettuata da donne con una precedente esperienza abortiva.
 
Continuano a diminuire i tempi di attesa fra rilascio della certificazione e intervento. Il 90.8% delle IVG viene effettuato nella regione di residenza.
 
Obiezione di coscienza al 70% ma per il ministero non incide su accesso all’IVG. Riguardo l’esercizio dell’obiezione di coscienza e l’accesso ai servizi IVG, il ministero conferma quanto già osservato su base regionale e, per la prima volta, per quanto riguarda i carichi di lavoro per ciascun ginecologo non obiettore, anche su base sub-regionale: non emergono criticità nei servizi di IVG.
In particolare, emerge che le IVG vengono effettuate nel 60% delle strutture disponibili, con una copertura soddisfacente, tranne che in due regioni molto piccole.
 
Il numero dei punti IVG, paragonato a quello dei punti nascita, mostra che mentre il numero di IVG è pari a circa il 20% del numero di nascite, il numero di punti IVG è pari al 74% del numero di punti nascita, superiore, cioè, a quello che sarebbe rispettando le proporzioni fra IVG e nascite. Confrontando poi punti nascita e punti IVG non in valore assoluto, ma rispetto alla popolazione femminile in età fertile, a livello nazionale, ogni 5 strutture in cui si fa un’IVG, ce ne sono 7 in cui si partorisce.
 
Infine, considerando le IVG settimanali a carico di ciascun ginecologo non obiettore, e considerando44 settimane lavorative in un anno, a livello nazionale ogni non obiettore ne effettua 1.6 a settimana, un valore medio fra un minimo di 0.5 della Sardegna a un massimo delle 4.7 del Molise.

 
Questo stesso ultimo parametro, valutato per la prima volta a livello sub-regionale (Asl/distretto), mostra che anche nelle regioni in cui si rileva una variabilità maggiore, cioè in cui si rilevano ambiti locali con valori di carico di lavoro che si discostano molto dalla media regionale, si tratta comunque di un numero di IVG settimanali sempre inferiore a dieci, cioè con un carico di IVG per ciascun non obiettore che non dovrebbe impegnare tutta la sua attività lavorativa.
Il numero di non obiettori risulta quindi congruo, anche a livello sub-regionale, rispetto alle IVG effettuate, e non dovrebbe creare problemi nel soddisfare la domanda di IVG.

Anche quest’anno si è proseguito con la rilevazione dell’attività dei consultori familiari per l’IVG (colloqui pre e post IVG e certificazioni rilasciate) con un miglioramento della raccolta dati che copre il 79% dei consultori. Il numero degli obiettori di coscienza nei consultori, è molto inferiore rispetto a quello registrato nelle strutture ospedaliere.
 
Ma il numero degli obiettori resta comunque molto alto. Nel 2013 la relazione conferma comunque valori elevati di obiezione di coscienza, specie tra i ginecologi (70.0%, cioè più di due su tre) con una tendenza alla stabilizzazione, dopo un notevole aumento negli anni. Infatti, a livello nazionale, si è passati dal 58.7% del 2005, al 69.2% del 2006, al 70.5% del 2007, al 71.5% del 2008, al 70.7% nel 2009, al 69.3% nel 2010 e 2011, al 69.6% nel 2012 e al 70.0% nel 2013.
 
Tra gli anestesisti la situazione è più stabile con una variazione da 45.7% nel 2005 a 50.8% nel 2010, 47.5% nel 2011 e 2012 e 49.3% nel 2013. Per il personale non medico si è osservato un ulteriore incremento, con valori che sono passati dal 38.6% nel 2005 al 46.5% nel 2013.

 
Quasi una donna su dieci sceglie l’aborto farmacologico. Il confronto nel tempo evidenzia un incremento dell’uso del Mifepristone e prostaglandine (pari al 9.7% di tutte le IVG nel 2013, vedi tavella 25 della relazione), utilizzato in tutte le regioni tranne le Marche. La tabella seguente riporta invece l’utilizzo dal 2005 al 2013 di questo metodo.

 
Il ricorso all’aborto farmacologico varia molto per regione, sia per quanto riguarda il numero di interventi che per il numero di strutture. Valori percentuali più elevati si osservano nell’Italia settentrionale, in particolare in Liguria (30.5%), Valle d’Aosta (27.0%), Piemonte (23.3%) e Emilia Romagna (21.8%).

02 novembre 2015
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