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26 MAGGIO 2019
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Camera. De Filippo risponde sulla presenza di tallio nelle acque potabili e sul mancato smaltimento dei farmaci scaduti a Roma

L'Iss ha segnalato che è in fase di attuazione un progetto sperimentale riguardante gli acquedotti di Valdicastello e Pietrasanta, interessati dall'emergenza tallio, in applicazione di una direttiva europea che modifica drasticamente i criteri che presiedono alla sicurezza delle acque potabili. Quanto al mancato smaltimento dei farmaci a Roma, dopo l'ermegenza riscontrata dai Nas nel gennaio 2015, è stata ora constatata la regolarizzazione del servizio.

13 GEN - Il sottosegretario alla Salute, Vito De Filippo, è intervenuto ieri in commissione Affari Sociali alla Camera per rispondere a due interrogazioni. La prima, presentata da Samuele Segoni (Alternativa libera), riguardava le iniziative per stabilire un limite alla presenza di tallio nelle acque potabili. De Filippo ha ricordato come, lo scorso 14 novembre 2014, l'Istituto Superiore di Sanità abbia trasmesso alla Ausl 12 di Viareggio il proprio parere in merito alla segnalazione di contaminazione da tallio nelle acque ad uso idropotabile nell'abitato di Valdicastello Carducci (comune di Pietrasanta, Lucca). “L'Istituto Superiore di Sanità ha segnalato che è in fase di attuazione un'attività di supporto agli enti territoriali, nella strutturazione e conduzione di un piano di sicurezza per l'acqua nelle circostanze territoriali potenzialmente interessate, in accordo ai principi Oms recepiti nelle linee guida nazionali – ha spiegato il sottosegretario -. Il piano riguarda gli acquedotti di Valdicastello e Pietrasanta, interessati dall'emergenza tallio, ed è parte di un progetto sperimentale nell'ambito del programma del Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (CCM) 2014 Portale Acque, in applicazione di una direttiva europea che modifica drasticamente i criteri che presiedono alla sicurezza delle acque potabili, passando da un approccio retrospettivo ad un modello preventivo di analisi dei rischi”.

 
Questa la risposta integrale di De Filippo: “In data 14 novembre 2014, l'Istituto Superiore di Sanità trasmetteva alla AUSL 12 di Viareggio il proprio parere in merito alla segnalazione di contaminazione da tallio nelle acque ad uso idropotabile nell'abitato di Valdicastello Carducci (comune di Pietrasanta, Lucca). In tale parere è stato evidenziato che i requisiti di idoneità di un'acqua per il consumo umano, incluso l'utilizzo potabile ed altri impieghi domestici, sono stabiliti dal decreto legislativo n. 31/2001, recepimento della direttiva 98/83/CE, in base al quale l'acqua fornita attraverso una rete di distribuzione, nel punto in cui fuoriesce dai rubinetti utilizzati per il consumo umano, deve essere conforme ad una serie di parametri chimici contenuti nell'allegato I della citata direttiva. Essi sono i requisiti minimi di sicurezza, relativi ad un numero relativamente limitato di sostanze chimiche di interesse prioritario, per caratteristiche tossicologiche o per diffusione. In aggiunta alle sostanze regolamentate, molteplici elementi e composti chimici, di origine geogenica o antropica, rilasciati nelle risorse idriche di origine, prodotti nel corso dei trattamenti dei sistemi idrici o migrati nelle acque da prodotti e materiali in contatto con esse, laddove non efficacemente rimossi nella filiera di potabilizzazione, potrebbero ritrovarsi nelle acque, al punto di consumo, e rappresentare dei potenziali pericoli per la salute umana. La protezione della qualità delle acque destinate al consumo umano deve essere perseguita anche rispetto a elementi o composti chimici non espressamente considerati nella citata direttiva, in ottemperanza al principio generale secondo il quale le acque destinate al consumo umano «non contengono microrganismi e parassiti, né altre sostanze, in quantità o concentrazioni tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana». Nel caso in oggetto, il tallio non rientra tra i parametri presenti nell'allegato I del decreto legislativo n. 31/2001; pertanto, è necessario riferirsi all'elaborazione di valutazioni di rischio specifiche, tenendo conto dello stato delle conoscenze e delle indicazioni emanate da organismi internazionali. In tale contesto, un'estensiva valutazione di rischio specificamente condotta dall'Istituto ha tenuto conto dello stato delle conoscenze in merito a:
- caratteristiche e diffusione di tallio nell'ambiente, e sua presenza in acque destinate al consumo umano;
- utilizzi farmacologici, attività biologica, profilo tossicologico, esposizione a tallio e valori di riferimento;
- metodi analitici e metodologie di mitigazione dei rischi in acque destinate a consumo umano.

Sulla base di tali valutazioni e tenendo conto del principio di precauzione, sono state formulate dall'Istituto Superiore di Sanità le seguenti valutazioni conclusive.
1. Il tallio rappresenta un contaminante di prioritaria rilevanza tossicologica, la cui eventuale presenza nell'acqua destinata al consumo umano dovrebbe essere ridotta ai livelli più bassi, raggiungibili attraverso pratiche e tecnologie ragionevolmente applicabili.

2. Dalle informazioni disponibili, si potrebbe desumere una contaminazione sistematica, con alcune variazioni stagionali, in alcuni corpi idrici – in particolare la sorgente Molini di Sant'Anna – utilizzati in captazione idropotabile, e pertanto l'Istituto condivide la necessità di:
segregare detta risorsa, utilizzando fonti idriche alternative, non interessate dalla contaminazione per l'approvvigionamento idropotabile;
adottare eventuali trattamenti di rimozione del tallio nella filiera idro-potabile.
  
3. L'Istituto condivide la necessità di adottare, nelle circostanze territoriali specificamente interessate, un piano di sorveglianza straordinario, inserendo la ricerca di tallio nei controlli di «routine» previsti dal decreto legislativo n. 31/2001 nella filiera idro-potabile.
Nel citato parere, l'Istituto ha suggerito di:
mantenere le limitazioni d'uso idro-potabile, ai sensi dell'articolo 10 del decreto legislativo n. 31/2001, sino a quando risulti evidenza dell'adozione di misure di controllo e di monitoraggio adeguate a garantire, nel tempo, valori di concentrazione di tallio conformi al valore sopra indicato, estendendo le limitazioni d'uso all'igiene personale nelle acque in distribuzione nei casi in cui si ravvisi il superamento dei valori precauzionali sopra indicati. Si raccomanda di garantire un adeguato approvvigionamento idrico alternativo in fase di emergenza alla popolazione interessata, fornendo a quest'ultima ogni informazione, in conformità con quanto definito nella norma sopra richiamata;
intensificare l'attività di monitoraggio all'interno della rete di distribuzione, al fine di identificare i tratti maggiormente a rischio;
valutare:
- ogni possibile intervento temporaneo di segregazione di tratti della rete, per l'esecuzione di trattamenti controllati di risanamento della rete stessa, da eseguire in condizioni di sicurezza per gli utenti;
- e/o l'adozione di trattamenti di rimozione di tallio nella filiera;
- e/o la sostituzione di tratte più o meno estese del sistema di distribuzione, in particolare nel caso in cui gli interventi sopra indicati non risultino praticabili o efficaci;
- si è raccomandato, inoltre, di valutare l'opportunità di controlli ai punti di utenza, per escludere eventuali rischi correlati a rilascio da sistemi di distribuzione domestica.
4. Per quanto riguarda l'utilizzo in produzione primaria, compreso l'uso irriguo, ed in produzione animale, di acque con concentrazioni di tallio superiori ai valori stabiliti nel d. m. n. 185/2003, la valutazione di sicurezza igienico-sanitaria va inquadrata ai sensi dell'allegato 1, parte A, del regolamento 852/2004/CE, nella fattispecie di «acqua pulita». Non disponendo, allo stato, di informazioni di letteratura specifiche per un'adeguata valutazione di rischio correlabile a rischi nelle acque irrigue, né di dati sito-specifici in merito a concentrazione di tallio nell'acqua utilizzata per le produzioni animali e vegetali potenzialmente interessate dalla contaminazione, si raccomanda di eseguire uno studio utile a definire gli aspetti di conoscenza deficitari, in particolare acquisendo dati di monitoraggio sulle acque e/o sui terreni, che consentano di definire l'area di rischio. Si raccomanda di valutare la sicurezza igienico-sanitaria delle aree agricole potenzialmente a rischio (terreni sistematicamente irrigati con acque potenzialmente contaminate), applicando cautelativamente il limite di sicurezza stabilito in 1 mg/Kg di peso secco, fermo restando i limiti del decreto legislativo n. 152/2006 per suoli a diverse destinazioni d'uso.
5. Si raccomanda di fornire adeguata informazione sui potenziali fenomeni di contaminazione da tallio agli utenti di pozzi privati, che potrebbero essere interessati dalla contaminazione, applicando il valore di parametro sopra indicato.

L'Istituto Superiore di Sanità ha altresì segnalato che è in fase di attuazione un'attività di supporto agli enti territoriali, nella strutturazione e conduzione di un piano di sicurezza per l'acqua nelle circostanze territoriali potenzialmente interessate, in accordo ai principi OMS recepiti nelle linee guida nazionali. Il piano riguarda gli acquedotti di Valdicastello e Pietrasanta, interessati dall'emergenza tallio, ed è parte di un progetto sperimentale nell'ambito del programma del Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (CCM) 2014 «Portale Acque», in applicazione di una direttiva europea votata all'unanimità in Commissione Europea il 20 aprile scorso (che entrerà in vigore nel prossimo triennio), che modifica drasticamente i criteri che presiedono alla sicurezza delle acque potabili, passando da un approccio retrospettivo ad un modello preventivo di analisi dei rischi. Il nuovo sistema, recentemente trasposto nelle Linee Guida per la valutazione e gestione del rischio nella filiera delle acque destinate al consumo umano (Rapporto ISTISAN 14/21), ha tra i principali obiettivi, quello di indirizzare le misure di controllo su fattori di rischio determinati in base ad analisi sito-specifiche, piuttosto che su parametri minimi genericamente predefiniti; con il risultato di una migliore allocazione delle risorse ed un più elevato grado di tutela della salute, rispetto a pericoli non oggetto di ordinario controllo, come nel caso di contaminazione da tallio. In un «workshop» tenutosi a Pietrasanta l'11 maggio 2015, è stato analizzato il nuovo modello di piani di sicurezza dell'acqua (PSA) e sono state presentate le prime fasi dell'implementazione dei piani da parte del sistema acquedottistico territoriale, con la collaborazione di Istituto Superiore di Sanità, AUSL 12 ed Azienda Regionale Protezione Ambiente della Toscana – ARPAT, soggetti istituzionali che hanno funzioni di supporto tecnico scientifico, vigilanza e controllo sulla filiera idrica, ed il comune.

All'incontro era presente anche la regione Toscana, che ha illustrato il nuovo Piano Regionale di Prevenzione 2015-2018, che dedica una parte del capitolo «Ambiente e Salute» all'implementazione dei PSA. Inoltre, la AUSL 12 ha chiesto all'Istituto Superiore di Sanità la disponibilità a organizzare un incontro tecnico per illustrare la definizione dei parametri di contaminazione delle acque e la normativa che presiede alla qualità delle acque. L'incontro si è svolto il 23 luglio 2015 e vi hanno preso parte i tecnici di Gaia Spa (gestore idro-potabile), il vicesindaco del comune di Pietrasanta, il presidente del «Comitato Tallio a Pietrasanta» e alcune rappresentanze della zona del Pollino, interessato dalla più recente ordinanza di non potabilità. L'Istituto ha, tra l'altro, ricordato il parere espresso a supporto dell'analisi di rischio immediatamente successiva all'emergenza (novembre 2014) e ha sottolineato la necessità dell'adozione del «principio di precauzione» per cui, anche nel caso di mancato superamento del valore-limite individuato, siano tenuti sotto controllo i fenomeni di contaminazione, adottando tutte le misure necessarie a mantenere quanto più basso possibile il livello di presenza del metallo nelle acque. Con riferimento specifico alla situazione di Pietrasanta, durante l'incontro è stato assicurato che le sorgenti di provenienza delle acque di Pietrasanta – su cui sono stati effettuati, in questi mesi, numerosi controlli – non risultano contaminate, poiché l'unica sorgente inizialmente contaminata (Molini Sant'Anna) è stata chiusa in seguito alla prima ordinanza di non potabilità (ottobre 2014). Dalle parti è stata condivisa l'opportunità di fornire adeguata informazione alla popolazione sulle attività del PSA, mediante un sito dedicato predisposto dal gestore idrico. Nell'ambito del PSA sono state implementate e/o sono in corso di implementazione le raccomandazioni fornite dall'Istituto nel parere del novembre 2014, tra le quali una estensiva ricerca di tallio anche extra-controlli di «routine» previsti dal decreto legislativo n. 31/2001 nella filiera idro-potabile. Come elemento di analisi di rischio specificamente rivolto alle captazioni di acque da destinare a consumo umano, sia per Valdicastello che per Pietrasanta, sono state condotte dall'Istituto analisi finalizzate a valutare la presenza di elementi chimici non oggetto di ordinario controllo (70 elementi chimici ricercati). L'analisi eseguita per i campioni rappresentativi delle captazioni di Valdicastello e Pietrasanta ha fornito i seguenti dati, rilevanti ai fini del PSA:
per Valdicastello (esaminate le sorgenti: Moresco galleria, Moresco sondaggio, Moresco alta, Corsinelli, Corsinelli bassa, Mulini di Sant'Anna, Quattro metati), è registrata unicamente la non conformità nel campione prelevato alla sorgente Molini di Sant'Anna (non in esercizio) per tallio; la presenza dell'elemento è stata confermata e quantificata nel corso di seconda analisi (17,9 microgrammi/litro);
per Pietrasanta (esaminate le captazioni: Campo Sportivo, Crociale, Via Bozza, Castagno, Via S. Cristoforo-ex cinema, S. Bartolomeo), non risultano elementi di rischio associabili a contaminazioni in captazione.

Elemento di particolare attenzione è anche il rischio associato alle possibili interazioni di residui di tallio con le reti di distribuzione idrica, che possono presiedere alla mobilizzazione dell'elemento (adeso a materiali a contatto con le acque), nelle acque destinate al consumo umano ai punti di utenza: tali fenomeni sono stati rilevati nel luglio-agosto 2015 in diverse aree della Città di Pietrasanta, in corrispondenza di interventi sulla rete acquedottistica finalizzati a garantire un adeguato approvvigionamento di acqua alla popolazione, in risposta ad aumentati fabbisogni. Il fenomeno della potenziale migrazione di tallio dalle reti è stato oggetto di uno studio specifico da parte dell'Istituto in collaborazione con il gestore idrico, la AUSL 12 e le altre istituzioni operative per il PSA. Su tali basi, è in fase di messa a punto una procedura di bonifica delle reti da potenziali residui di tallio, definita su base sperimentale, da adottare come misura di prevenzione e controllo, non necessariamente alternativa alla sostituzione di tratte di rete contaminata pianificata dal gestore, sempre nell'ambito del piano per Pietrasanta. Si ricorda che nel «meeting» del gruppo di esperti sulle acque potabili in seno all'articolo 12 della direttiva 98/83/CE in Commissione Europea del 18 dicembre 2014, i rappresentanti italiani hanno sottolineato la necessità ed urgenza di aggiornare lo stato delle conoscenze sull'analisi di rischio che presiede alla definizione dei parametri e dei valori di parametro, oggetto di monitoraggio ai fini della direttiva, evidenziando, tra altri parametri, anche il tallio. In risposta a tale istanza, è in fase di attivazione una collaborazione formale tra l'Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.) e l'Unione Europea (U.E.) per la revisione dei parametri, in un gruppo di lavoro a cui partecipano esperti dell'Istituto Superiore di Sanità. Aggiornamenti in merito sono stati forniti dai rappresentanti della O.M.S. e della U.E., nell'ambito del «workshop» tenutosi presso il Ministero della salute il 20 aprile 2015”.

Segoni, replicando, si è dichiarato soddisfatto della risposta particolarmente ampia fornita dal Governo, che ha toccato anche argomenti ulteriori rispetto a quelli oggetto dell'interrogazione in titolo, esprimendo soddisfazione per il fatto che quest'ultima ha contribuito all'avvio di una seria riflessione sulla presenza del tallio nelle acque destinate al consumo umano.

E’ stato poi il turno di Federico Gelli (Pd) e della sua interrogazione sulla situazione del mancato smaltimento dei farmaci scaduti nel comune di Roma. De Filippo ha ricordato come nel gennaio 2015, il Nas di Roma abbia avviato nuovi interventi nel settore delle farmacie. “Le attività di verifica effettuate presso le farmacie hanno consentito di constatare la presenza di contenitori ricolmi di medicinali, parte dei quali accumulati sui marciapiedi – ha spiegato il sottosegretario -. Il mancato svuotamento dei recipienti è stato causato dalla ridotta frequenza di raccolta da parte del personale dell'Azienda Ama Roma”. Nei giorni immediatamente successivi, ha proseguito De Filippo, in concomitanza con l'insediamento della nuova dirigenza dell'Azienda Ama Roma, il Comando Carabinieri ha potuto constatare la regolarizzazione del servizio di raccolta dei medicinali.

Questa la risposta integrale di De Filippo: “In ordine alla problematica presa in esame nel presente atto ispettivo, il Comando Carabinieri per la Tutela della Salute ha precisato quanto segue. Fin dal luglio 2014, il Comando aveva ricevuto, da Associazioni di categoria, segnalazioni circa il mancato ritiro dei medicinali scaduti e accantonati nei contenitori speciali ubicati nei pressi delle farmacie capitoline. Pertanto, l'Azienda Municipalizzata AMA Roma S.p.a., affidataria del servizio pubblico della gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti sanitari non pericolosi, veniva invitata a porre in essere le necessarie iniziative rivolte a risolvere con urgenza la situazione in atto. Nel contempo, veniva affidato al Nucleo Antisofisticazione e Sanità (NAS) di Roma l'incarico di monitorare un congruo numero di farmacie dotate del contenitore per la raccolta dei farmaci scaduti. L'esito degli interventi disposti non ha evidenziato anomalie. A seguito di ulteriori segnalazioni pervenute nel mese di gennaio 2015, il NAS di Roma ha avviato nuovi interventi nel settore delle farmacie. Le attività di verifica effettuate presso le farmacie hanno consentito di constatare la presenza di contenitori ricolmi di medicinali, parte dei quali accumulati sui marciapiedi, che in taluni casi, determinavano il ritiro dei contenitori o l'apposizione di cartelli con cui i farmacisti invitavano i cittadini a non lasciare ulteriori medicinali per non aggravare la situazione.
Il mancato svuotamento dei recipienti è stato causato dalla ridotta frequenza di raccolta da parte del personale dell'Azienda AMA Roma. Quanto emerso in esito alle attività espletate, è stato trasmesso alla Procura della Repubblica di Roma il 18 febbraio 2015, ipotizzando, in astratto, il reato di interruzione di pubblico servizio (articolo 331 del Codice Penale). Nei giorni immediatamente successivi, in concomitanza con l'insediamento della nuova dirigenza dell'Azienda AMA Roma – che ha provveduto ad avviare accertamenti sulle cause dei disservizi ed ha indetto un incontro con i rappresentanti di Federfarma per condividere ogni possibile forma di collaborazione, il Comando Carabinieri ha potuto constatare la regolarizzazione del servizio di raccolta dei medicinali. Da ultimo, si segnala che l'Autorità Giudiziaria adìta non si è tuttora pronunciata”.

Gelli, replicando, si è dichiarato soddisfatto della risposta, che fornisce una puntuale ricostruzione temporale dei fatti oggetto dell'atto di sindacato ispettivo. Ribadisce, quindi, l'importanza di seguire una corretta procedura nella raccolta dei farmaci scaduti, specialmente in aree metropolitane come quella di Roma, per scongiurare uno smaltimento improprio, che rischia di essere dannoso per la salute e l'ambiente. 

13 gennaio 2016
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