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Salute, migranti, poveri e disuguaglianze. Alla Stato-Regioni approda il finanziamento per le nuove attività dell’INMP

Poveri, sia italiani che stranieri, che rinunciano alle cure perché costano troppo o perché le liste di attesa sono lunghissime. Per loro, e per tutti quelli che vivono in condizioni di indigenza arriva il progetto interregionale per il finanziamento dell’attività 2016 dell'Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e il contrasto delle malattie della povertà. Previsti 1,9 mln di euro, mentre altri 8,1 mln saranno destinati al funzionamento dell'Istituto. Il DOCUMENTO

09 GEN - Tutti hanno il diritto di godere di buona salute e di poter accedere alle cure. Nessuna disuguaglianza tra ricchi e poveri, italiani e stranieri. È questo lo scopo del progetto redatto dal ministero della Salute per il finanziamento dell’attività 2016 dell'Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e il contrasto delle malattie della povertà, l’INMP. Un documento che il 16 dicembre scorso ha avuto anche l’assenso dal ministero dell’Economia e che ora è stato inviato alla conferenza Stat–Regioni. Le iniziative contenute nel protocollo riguardano una fetta consistente della popolazione: sono 5 milioni gli stranieri residenti in Italia, almeno stando agli ultimi dati raccolti alla fine del 2015. A questi, poi, si aggiungono un altro milione e 150 mila di cittadini italiani di origine straniera. Sono tutti numeri che sottolineano come la presenza di migranti in Italia non rappresenti più un fenomeno emergenziale, ma strutturale della nostra società.

Ed è in questo contesto sociale che si inserisce il progetto del Ministero che, nel suo dettagliato resoconto, indica tutte le attività annuali che l’Istituto porterà avanti fino al 2018. Le aree strategiche di intervento erano già state definite con un protocollo redatto per il triennio precedente. Ma cosa cambia rispetto agli anni passati? A fare la differenza sarà soprattutto l’innovazione tecnologica che permetterà, attraverso un sistema informatico ad hoc, di mettere in rete tutte le attività che l‘Istituto gestirà con le Regioni e le Istituzioni, sia centrali che locali.


Ma vediamo il dettaglio di questa strategia messa a punto per i prossimi anni. Innanzitutto, tra tutte le popolazioni più svantaggiate verranno promosse delle campagne per incentivare gli stili di vita sani, nonché le attività di prevenzione, attraverso visite mediche ed analisi specifiche. Delle risorse saranno dedicate anche alla ricerca clinica, al fine di poter conoscere meglio quali siano le effettive esigenze delle popolazioni più vulnerabili. In particolare, saranno tre le tematiche di interesse: le malattie croniche infiammatorie e degenerative, le patologie infettive e la salute mentale. Per realizzare tutto questo si provvederà anche alla formazione di mediatori intraculturali esperti di sanità. Il documento prevede pure che sia migliorato e ingrandito l'Osservatorio epidemiologico nazionale sull'immigrazione sull'impatto della povertà sulla salute e la popolazione (OENIP). Altra novità di questo nuovo triennio di progetti riguarda il settore dell'informazione e della comunicazione: l'istituto, in maniera progressiva, dovrà creare una rete di comunicazione a livello nazionale, europeo e internazionale per far conoscere ciò che il paese sta realizzando in un settore ancora emergente come quello delle politiche di salute verso i gruppi più svantaggiati della società.

Tra le varie attività dell’Istituto spicca quella ambulatoriale. L’INMP è specializzato per assistere le persone colpite da malattie legate alle migrazioni e alle condizioni di povertà. Fortunatamente, pur permanendo un divario tra lo stato di salute degli immigrati e quello degli italiani, le ultime statistiche Istat confermano che queste differenze stanno man mano diminuendo. Le maggiori patologie dei migranti sono dovute alle condizioni di vita e di lavoro: pur arrivando in Italia in uno stato di salute più o meno accettabile, nel corso degli anni peggiorano. Soprattutto, sono proprio le famiglie di stranieri ad essere le più povere. Secondo gli ultimi dati, le famiglie che vivono in povertà assoluta rappresentano il 6,1% del totale di quelle italiane: tra queste il 28,3% sono famiglie di soli stranieri, il 14,1 sono nuclei familiari misti e solo il 4,4% è rappresentato da famiglie di italiani.

Ma questa è solo una faccia della medaglia perché i dati dimostrano pure che sempre più pazienti italiani si rivolgono all'istituto per chiedere assistenza sanitaria. Un dato su tutti può chiarire la situazione: nel 2008 i pazienti italiani che si erano rivolti presso gli ambulatori dell'Istituto erano 490, al 31 ottobre del 2016 sono diventati 7.080. Per capire meglio basta guardare le percentuali: se nei primi anni dell'operato il 94% dei pazienti erano stranieri e il 6% italiani, lo scorso anno la quota di pazienti italiani è arrivata al 43,9%. Si tratta in ogni caso di persone ai limiti della povertà.

La maggior parte dei pazienti stranieri viene dalla Romania, ha un titolo di studio di scuola media e sono, in pari percentuale, sia maschi che femmine. Più in generale, il numero di pazienti arrivati nell'anno 2016 sono aumentati di poco più di un punto percentuale rispetto all'anno precedente. Tra loro, il 41% risulta essere in condizioni di regolarità per quanto riguarda il permesso di soggiorno.

Essere poveri può significare anche non riuscire a curarsi. Secondo l’ultima statistica del Censis, infatti, l'anno scorso circa 11 milioni di italiani (erano circa 9 milioni nel 2012) hanno dovuto rinviare o rinunciare a prestazioni sanitarie a causa di difficoltà economiche, perché non potevano pagare di tasca propria le prestazioni e le liste di attesa erano troppo lunghe. Il fenomeno riguarda soprattutto 2 milioni e mezzo di anziani e poco più di 2 milioni di giovani tra i 15 e i 35 anni. Tra le diagnosi effettuate sono quelle delle malattie del sistema nervoso ad essere al primo posto con oltre 7 mila casi, seguite dalle malattie della pelle e da quelle dell'apparato digerente.

Numeri e dati diversi, invece, sono quelli che riguardano lo sbarco di migranti. Sono state passate al setaccio le schede relative a visite mediche specialistiche effettuate fino al 31 ottobre 2016 a Lampedusa e a Trapani. Si tratta soprattutto di maschi con un'età media di poco superiore ai 20 anni : 14 persone su 100 sono minori, mentre solo l'1% ha più di cinquant'anni. La maggior parte di loro, l'85%, proviene dall'Eritrea, seguiti da Somalia Etiopia e Sudan. Tra queste persone le patologie più frequenti sono quelli dermatologiche, come la scabbia. Seguono con un 13% dei casi le patologie respiratorie. Le malattie infettive segnalate sono in tutto 108 nel 2015, si è trattato prevalentemente di varicella (70 casi), malaria (27 casi), e di sette casi di sospetta tubercolosi, solo due con diagnosi confermata.

Scorrendo questi numeri, dunque, si può avere un quadro più chiaro delle attività programmate per l’INMP. Il particolare, per l'anno 2017, l’Istituto dovrà impegnarsi a continuare i progetti già avviati negli anni precedenti e non ancora conclusi, continuando ad erogare assistenza sanitaria anche in collaborazione con il ministero della Salute ed a potenzierai corsi di formazione per operatori sanitari e sociali su tutto il territorio nazionale, non dimenticando di proseguire tutte quelle attività di ricerca che potranno migliorare i servizi offerti.

Intanto già ci sono all’orizzonte nuovi progetti futuri: alta l’attenzione anche verso la salute nelle carceri, “poiché in Italia - si legge tra le ultime pagine del documento - ancora non esiste un monitoraggio di questo tipo”.

09 gennaio 2017
© Riproduzione riservata


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